Il solidissimo Davydenko mantiene i favori del pronostico e concede solo 5 game a Dominik Hrbaty nella finale di Parigi, aggiudicandosi il primo Masters Series in carriera. Continua l’ascesa dell’infaticabile russo che scalza Ivan Ljubicic dal podio del ranking mondiale, conquistando la terza posizione (che ovviamente rappresenta il best ranking per Nikolay).
Passiamo ad una breve analisi delle statistiche del torneo, alla ricerca di qualche dato interessante.
Si sa che Davydenko è un grande runner ed un efficace ribattitore, ma in questo torneo è stato implacabile al servizio, avendo in pratica concesso poco o nulla sui propri turni di battuta.
Nello specifico:
Con la prima ‘Kolya’ ha portato a casa l’85% dei punti disponibili; una statistica strabiliante. Sulla seconda è stato discreto, ma non eccellente (54% dei punti), ha messo in campo mediamente il 65% di prime. Che dire della sua lucidità nei punti importanti: ha annullato ben 11 delle 13 palle break (una miseria) concesse in tutto il torneo (è stato breakkato misteriosamente per ben due volte soltanto da Mr. Robredo). Infine, ma è scontato, gli ace hanno poco peso sui punti ricavati dalla prima: 26 ace contro 154 punti incamerati (come dire che all’incirca un punto su sei con la prima è un ace).
Le statistiche dicono poco sullo slovacco Hrbaty, runner up di questa edizione del torneo: ha servito benino la prima, anche se con percentuali non elevate (54% di prime in campo), intascando il 72% dei punti disponibili; un dato in sé non eccellente ma sicuramente oltre lo standard di Dominik, che notoriamente non serve alla grande. In risposta l’airone di Bratislava ha confermato il suo standard di buon ribattitore, soprattutto sulla seconda dell’avversario, dalla quale ha ricavato in media il 61% dei punti, procurandosi ben 44 palle break su 50 game di risposta disputati, di cui solo 17 convertite (nella finale, in cui non c’e’ stato match, Hrbaty ha in ogni caso avuto 7 palle break, tutte annullate da Davydenko).
Chi merita davvero di essere citato nella statistiche, nonostante abbia giocato solo tre match, è Marat Safin. Chapeau per Marat, che sta servendo da un po’ in maniera straordinaria. A Bercy mette a segno 36 ace su 122 punti ricavati dalla prima di servizio: in questo caso l’ace è un fattore, poiché il 30% di punti incassati con la prima sono ace. Ma non è tutto, perchè Marat mette anche il 72% di prime in campo (meglio di Davydenko e di Robredo) e con la seconda porta a casa più punti di tutti (il 61%). Gioca anche molto bene i punti importanti: sul proprio servizio il russo annulla 8 palle break su 11 concesse (si tenga presente che nei quarti contro Haas l’unico break subito, su un totale di due misere palle break concesse in tre set, gli costerà parte del match; l’altra parte è legata all’osceno e sciagurato tie-break disputato nel primo set).
Un servizio degno di nota è, infine, quello di Vliegen, giocatore un po’ acerbo che piace molto a Pemulis: 24 ace in due match, con il 76% di punti ricavati dalla prima e con un ottimo 57% guadagnato con la seconda (solo Safin ha fatto meglio con la seconda). E’ davvero un ragazzo interessante Kristof, Pem vi consiglia di seguirlo, ha tanto margine di miglioramento nei colpi a rimbalzo, nonostante la sua statura elevata incida negativamente sulla coordinazione. Con questo è tutto per Parigi Bercy, a presto. Pem.
Monday, November 06, 2006
BNP Paribas Masters Paris 2006 – Stats
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Michael_Pemulis
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Sunday, November 05, 2006
BNP Paribas 2006 - Anteprima finale di singolare

Siamo all’ultimo preview dell’ultimo torneo stagionale, che precede di otto giorni l’avvio della Masters Cup di Shangai. Pemulis ha già parlato delle defezioni che hanno contrassegnato il torneo (cinque dei primi sei nel ranking mondiali hanno rinunciato a Bercy) e della non perfetta condizione di chi il torneo lo ha giocato o comunque ci ha provato. Il risultato della combinata azione di questi fattori è una finale inedita per un torneo Masters Series, tra due newcomer a questi livelli: il brutto anatroccolo “Kolya” Davydenko e l’airone Dominik Hrbaty. Per l’audience televisiva e per l’intrattenimento del pubblico parigino non è il massimo, Pem ha raccolto tante proteste degli appassionati del tennis champagne, fatto di vincenti, di giocate imprevedibili e di una sana dose di follia che non guasta mai nello sport inteso come sinonimo di spettacolo.
Detto questo, chi ha giocato a tennis sa quanto è dura farsi strada nel circuito per chi non è nato con il “braccio d’oro”, per chi si è costruito ed ha affinato i fondamentali del tennis nel tempo. Il circuito, per due terzi è formato da questa categoria di giocatori. Che piaccia o meno, la realtà è questa, “la classe operaia” a volte merita il “paradiso” inteso come Olimpo del circuito. E’ giusto, è democratico, e contribuisce anche a spezzare la monotonia della rivalità tra Federer e Nadal. Oltretutto, vedere Hrbaty in una finale di un Masters Series funge da fattore motivante per tanti ragazzi che vagolano nei recessi dei tornei futures o, quando va bene, nelle nebbie dei challenger, senza aver la certezza di fare del gioco che amano una professione. Della serie: “Se ce l’ha fatta Hrbaty, posso farcela anch’io…da oggi m’impegnerò di più e sarò più continuo e meno pigro nel training…e via dicendo”. Vi sembra poco? A Pemulis non di certo.
E poi, a dirla tutta, Kolya e Dominik sono davvero così inguardabili? Il russo (ucraino di nascita) è il giocatore più in forma (fisicamente e forse anche tecnicamente parlando) del circuito, la sua carriera è stata un continuo progredire, il suo gioco è semplice ma efficace, un gran ribattitore che gioca d’anticipo una palla che non è definitiva ma è piena d’insidie per l’avversario; se lo lasci giocare ti sfianca e ti logora fino a farti chiudere il match in apnea. I “criticoni” sostengono che non abbia un gran servizio. Falso. Serve pochi ace ma serve una palla scomoda con una notevole velocità angolare derivante dal top spin che Kolya riesce a generare; serve comunque meglio di Nadal e Nalbandian, tanto per citare due nomi di Top Ten venerati dal grande pubblico.
Quanto a Hrbaty, è un Berdych meno solido e senza servizio, un incontrista che gioca piatto e con poco margine d’errore, il ché quando non sente bene la palla lo porta a perdere match con giocatori sulla carta inferiori a lui. Ma è tutto fuorché un pallettaro, parola di Pemulis. E, infine, ma è solo una “boutade”(?), è uno dei pochi giocatori in attività ad avere un bilancio positivo negli scontri diretti con sua maestà Roger.
Pronostico: favorito Davydenko, che merita di vincere il suo primo Masters Series. Ma non deve avere cali di concentrazione durante il match e deve continuare a servire come ha fatto nei quattro match precedenti.
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Michael_Pemulis
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Friday, November 03, 2006
BNP Paribas Masters 2006: Video Highlights.

Il buon vecchio Pem vi posta alcuni link contenenti gli highlights dei match che finora hanno caratterizzato Paris Bercy 2006:
Safin vs Soderling (Highlights);
Benneteau vs Gonzalez (highlights);
Haas vs Blake (highlights)
Berdych vs Ginepri (highlights);
Davydenko vs Tursunov (highlights);
Gasquet vs Wawrinka (highlights);
Robredo vs Grosjean (highlights);
Safin vs Mahut (Highlights);
Benneteau vs Santoro (highlights).
P.S.: ho dato per scontato che tutti conoscano YouTube; nel caso contrario, Pem si limita a fornirvi qualche dettaglio su YouTube: è una piattaforma “peer to peer” che consente agli utenti di vedere video e metterne in condivisione i propri; è attivo dal marzo 2005, attualmente il numero di visitatori mensili e’ salito a quota 72 mln e a 100 mln i video giornalmente visti dagli utenti. Circa un mese orsono Google ha Google ha annunciato di aver concluso l’accordo per acquisire YouTube, al modico prezzo $ 1,65 mld.
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Michael_Pemulis
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7:25 PM
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Scarabocchi parigini – day 4
Il quarto giorno del torneo è quello della fuoriuscita dei francesi: Benneteau e Mathieu perdono (nettamente il primo, con onore il secondo) da avversari tecnicamente superiori; il talentuoso Riccardino – favorito di Pemulis per il titolo – è costretto al ritiro da quella che parrebbe essere una lesione muscolare alla coscia destra. E che lesione! Il sito ufficiale del torneo parla di due centimetri di lesione. Pem, che è reduce da un pernicioso strappo muscolare di 5 mm al quadricipite sinistro, si augura si tratti di un refuso. Dicevamo, francesi fuori e niente match di cartello tra Safin e Gasquet, per la gioia immensa di Cedric Pioline, che è direttore del torneo di Parigi.
Partiamo con chi ha impressionato (in negativo) Pemulis: il moccioso Andy Murray, ha dei seri problemi con il servizio. Aveva ragione Gilbert quest’estate. E’ un peccato perchè il ragazzo ha una gran mano, forse uno dei migliori passanti del circuito, ma con quel servizio leggero, falloso e all’apparenza scoordinato (avete notato il lancio palla di Murray?) che si ritrova, è stato già tanto approdare nei top-20. E’ curioso che Murray, nel 2006 sia stato l’unico a battere Roger se si esclude Rafa. E lo ha sconfitto a Cincy, in una partita che è stata un festival di break e di palle break. Morale: “Serving Ugly”, potrebbe essere il titolo di una potenziale biografia del moccioso. Torniamo al match di ieri contro Hrbaty: la prima non entra e la seconda di servizio dello scozzese è imbarazzante (11 punti su 40), con una media di 2 palle break per game concesse allo slovacco. Tra i 14 singolaristi scesi in campo ieri, Murray è l’unico ad aver totalizzato meno del 50% dei punti con il proprio servizio (43%). Ma vi è di più. Poichè neanche Hrbaty non scherza in quanto a servir male, nel match di ieri si è verificato il caso raro in cui entrambi gli opponenti hanno giocato meglio in risposta: Hrbaty fa il 54% dei punti col proprio servizio ed il 57% in risposta; il moccioso porta a casa un misero 43% dei punti nei turni di servizio, contro un 46% nei turni di risposta. E cosi’ l’airone di Bratislava vola verso un quarto di finale che ha il sapore del derby, contro Tomas Berdych. Quest’ultimo, dopo aver faticato nel primo match contro Rochus, ieri ha sbrigato la pratica Ginepri in poco più di un’ora di gioco: un doppio 6-3, in una partita in cui Tomas ha saputo aggredire la seconda dell’avversario e si è fatto trovare molto concentrato nei punti importanti.
Ma il vero match del giorno è stato quello vinto da Tommaso Haas contro James Blake, anche per l’impatto che ha avuto nella race per la Masters Cup (vedi post di ieri). Tommy è uno che, quando serve bene (e lo fa spesso), sa’ essere devastante (ieri ha portato a casa 28 punti su 30 con la prima, sul suo servizio in pratica non si è giocato), il servizio gli da fiducia e gli permette di giocare anche dei gran punti di tocco, per non parlare del suo rovescio in avanzamento. Tommaso ha poche chance di staccare il biglietto per Shangai e un tabellone durissimo (Safin e, in caso, di vittoria verosimilmente Berdych, questa è la strada verso la finale), ma ha deciso di dare battaglia.
Infine, un plauso al “brutto anatroccolo” del circuito. Tiramolla Davydenko è incredibile. Quanto corre ragazzi!!! Quando si allunga nei recuperi impossibili, ricorda Mr Fantastic, l’uomo elastico dei Fantastici 4, e ieri Dima Tursunov ha fatto la fine del Dottor Destino. Buona visione, ragazzi e...sentitevi liberi di commentare i miei bizzarri scarabocchi!!!
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Michael_Pemulis
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Thursday, November 02, 2006
Aggiornamento sulla Masters Cup Race.
La netta sconfitta di James Blake per mano di Tommy Haas da la certezza matematica a David Nalbandian di partecipare alla Masters Cup, di cui, ricordiamo, l’argentino è detentore. Inoltre, la sconfitta dell’americano spiana la strada a Tommy Robredo: se vince nel pomeriggio contro Mathieu si assicura il penultimo posto disponibile per l’evento di fine anno, a prescindere dai risultati degli avversari. Se Robredo dovesse vincere oggi e se Ancic approdasse in finale, a Tommy Haas non basterebbe neanche la vittoria del titolo. A questo punto Blake, per andare a Shangai deve sperare che Haas non vinca il torneo e che Ancic non vada in semifinale. Che casino la corsa per il Master, fa venire la febbre cinese ;-)
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Michael_Pemulis
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Pazza (a tratti shizofrenica) la Maratona di Bercy
Proviamo a dare un senso ed una chiave di lettura alla maratona di match di singolare che ha contrassegnato il terzo giorno del BNP Paribas Masters.
Il torneo è orfano di Federer, Nadal, Ljubicic, Roddick e Naldandian. In pratica, gioca solo chi ha fame di punti, sia per contendere gli ultimi tre posti disponibili per il Master, sia per scalare il ranking e magari disputare il primo Slam dell’anno come testa di serie. Ma non è tutto. In questa fase della stagione, i tennisti sono talmente “bolliti” (o “spremuti”) che in campo può accadere di tutto. Da Tomas Berdych (detentore del titolo e con un barlume di speranza di guadagnare un posto a Shangai) che fatica a trovare la concentrazione contro un ostico (per lui) Olivier Rochus; a un Novak Djokovic che mostra i suoi limiti di talento “in erba” perdendo dall’imprevedibile (di solito in negativo) Mathieu; passando per i suicidi di Gonzalez e Grosjean che buttano via due match già vinti contro i rispettivi avversari, Benneteau e Robredo. Proprio questi ultimi due match sono decisivi ai fini del Masters di Shangai: lo “scoppiato” Gonzalez, perdendo da Benneteau, è in teoria fuori dai giochi; Robredo, resuscitato da un Grosjean per metà folle e per meta infortunato alla coscia destra, rientra in corsa proprio quando sembrava non crederci più neanche lui. Uno “svogliato” Bracciali viene liquidato in 63 minuti da Jarkko Niemien che quando mette la prima in campo fa’ 22 punti su 25 disponibili. Mario Ancic, altro contendente una “poltrona” per Shangai, nonchè reduce dalla vittoria di San Pietroburgo, fatica a dir poco contro il bravo quanto ingenuo Kristov Vliegen. Per non parlare di Blake e “Tommaso” Haas, che riescono a piegare i rispettivi avversari (entrambi francesi) solo dopo due ore di gioco. Il solo a fare sfoggio di classe cristallina è il beniamino di casa Richard Gasquet, che in orario improponibile (per il pubblico ma anche per gli stessi giocatori), mette in mostra la sua straordinaria gamma di colpi contro Wawrinka. Vado a memoria, ma credo di non aver mai assistito ad un match nel quale il campioncino d’oltralpe mette in campo l’80% di prime e lascia all’avversario solo 11 punti su 51 disponibili nei propri turni di servizio. Gasquet, ecco, forse l’unico a meritare di vincere questo torneo, Safin permettendo. Un torneo da vincere “ai saldi” di fine stagione, che permetterebbe al francesino di tornare a ridosso dei top 10. Vedremo.
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Halloween a Bercy
La notte di Halloween, con tutta la sua tradizione infarcita di danze rituali e di lanterne ricavate dalle zucche, s’interseca quasi (in)evitabilmente con lo svolgimento la seconda giornata del torneo di Parigi, offrendo a Pemulis la possibilità di una bizzarra – e all’apparenza divertente - chiave di lettura di uno dei match della sessione serale.
I Celti festeggiavano il capodanno nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre, nel giorno in cui si celebrava l’inizio della stagione delle tenebre e del grande freddo. Era il momento più solenne dell’anno druidico, in cui si compivano alcuni riti per esorcizzare gli eventi negativi che avevano caratterizzato la stagione appena trascorsa. Inoltre, I Celti temevano che in quella notte il Principe delle Tenebre mandasse in missione sulla terra gli spiriti dei morti in cerca di nuove prede umane da possedere. Questo timore-incubo-ossessione dava luogo a grandi falo’ – per combattere il buio – e a danze rituali con maschere spaventevoli per tenere a bada gli spiriti maligni.
E proprio il 31 ottobre del 2006, il rito sabbatico incrocia la vicenda sportiva del piu’ bizzarro dei virtuosi del “grafite”, reduce da una stagione molto particolare, nel corso quale, una volta guarito dai malanni al ginocchio che lo avevano costretto ai box per oltre sei mesi, e’ stato “obbligato” a darci dentro e a risalire la china, nel tentativo di ritrovare un posto nell’olimpo del tennis. Una stagione con luci e ombre, in cui le sconfitte rimediate contro potenziali underdog, hanno fatto sorgere i soliti dubbi: tornerà mai al livello di forma antecedente l’infortunio? E’ solo una questione di tempo o vi è stata un’involuzione tecnica? E se in buona parte dipendesse dalla “mala suerte”?
Vi chiederete di chi stiamo parlando? Ma è Marat Safin, naturalmente. E proprio a Marat è toccato celebrare, tennisticamente parlando, la notte di Halloween. Marat, o meglio, la vicenda di Marat è una metafora perfetta del nucleo di credenze gravitanti attorno alla notte del 31 ottobre. Marat, come i Celti nel lontano passato, è pronto a scacciare gli spiriti maligni e a dare veste solenne all’auspicio un buon “raccolto” per l’anno venturo. Il contesto è elettrizzante, l’avversario non è uno sparring partner ma uno dei giocatori più “caldi” del momento, un colpitore un tempo “grezzo” che va affinandosi col tempo, con gioco che si adatta alla perfezione al tappeto indoor di Parigi. Stiamo parlando di Robin Soderling, nei panni della Fata che non lesina “scherzetti” agli umani. Il match ha inizio ed è proprio lo svedese, pur essendo meno devastante del solito ma senza regalare nulla nei propri turni di servizio, ad imporsi nel primo set, sfruttando una delle tre palle break concesse dal russo. Il match è in salita, come la stagione 2006 di Safin del resto, ed è a quel punto che Marat, indossata virtualmente la “maschera d’esorcismo”, disputa un secondo set straordinario, nel quale risponde bene ed è in sostanza ingiocabile nei propri turni di servizio. La partita si allunga e sotto i riflettori del campo centrale si gioca il set decisivo, forse il meno bello dei tre, un set nel quale Marat gioca meglio i punti importanti e porta a casa la partita, celebrando il “suo” Halloween, prendendo a calci la “mala suerte” e gettando le basi per poter chiudere dignitosamente questo torneo e, soprattutto, per poter ripartire alla grande a gennaio prossimo in quella terra australiana che lo ricoprì di gloria nel 2005.
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Michael_Pemulis
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Tuesday, October 31, 2006
Scarabocchi parigini – Day 1

“Davide” Janko – alias gemello “bella copia” di Ringhio Gattuso, da quest’ultimo separato alla nascita – è stato beffato da “Golia” Olivier. Vittoria del belga in due set 6-4 7-5 ma l’intera posta in palio e’ legata all’esito di 4 o 5 punti importanti, come spesso nel tennis (professionistico e non) accade. Janko si riconferma uno dei BOOM SERVER piu’ caldi del circuito: 12 ace in 11 turni di servizio, con l’82% dei punti portati a casa con la prima di servizio. Ma tutto ciò non basta per vincere il match. In primo luogo, la percentuale di prime in campo non è elevatissima (56%), in secondo luogo, con la seconda di servizio il bottino è alquanto modesto, un misero 33%. Il ché si traduce in 5 palle break concesse, di cui solo due annullate. Il modesto rendimento della seconda di Janko è legato ad una motivazione abbastanza ovvia: quando si scambia il punto lo fa il belga, che è più reattivo, ha più mano (leggi: rovescio in anticipo), ed è più lucido nei punti importanti.
Prosegue il calvario del povero Andreas Seppi: Paris Bercy rappresenta l’ultima sconcertante tappa del suo (speriamo isolato) “annus horribilis” 2006. Pemulis non intende infierire con le statistiche del match perso contro PHM, si limita a far notare che Andreas è l’unico, tra gli atleti impegnati nella prima giornata del torneo, ad avere una percentuale di punti con la prima di servizio inferiore al 50%. L’altoatesino, paradossalmente, ha totalizzato più punti con la seconda di servizio (rispetto alla prima), che ha ingolosito Mathieu a tal punto da indurlo spesso a cercare il vincente sulla “soffice” seconda dell’avversario.
Chi invece ha sorpreso in positivo è Daniele Bracciali, che Pemulis sostiene essere il piu’ talentuoso degli italiani in attività. Bravo Daniele, soprattutto nella risposta al servizio; l’aretino approfitta di una prima molto leggera del francese Simon e si procura ben 9 palle break, di cui 4 convertite, sbrigando la pratica in circa 75 minuti. Il forfeit di Roger Federer, tra l’altro, regala un gran tabellone a Daniele, che però deve prima battere Nieminem per poter fruire dei vantaggi di un ottavo di finale da giocare, mal che vada, contro Thomas Johansson.
Gran bella prova quella di Llodra, che Pem aveva visto molto bene la settimana scorsa a Lione. Il francese è limitato nei colpi a rimbalzo, ma quando servi e rispondi così bene, ci vuole ben altro che uno spento Verdasco per batterti. Ora Pem è curioso di vedere il transalpino fronteggiare “Tommaso” Haas al secondo turno.
Nel “quasi” derby americano, Ginepri prevale su “The Beast”, che, come spesso accade, diventa un agnellino nelle fasi cruciali del match. Robbi non fa male con la prima di servizio, ma gioca alla grande sulla seconda del bielorusso americano d’adozione, breakkandolo tre volte nonostante i 14 ace dell’avversario.
Un altro che serve bene è il giovane Kristof Vliegen, che con 15 ace e con il 73% dei punti ricavati dalla prima, riesce a prevalere 7-6 al terzo sul francese Florent Serra. A proposito di servizio: che dire dei 17 ace “rollati” da Safin sul malcapitato Mahut? Gran primo set quello del russo, sempre più determinato a riguadagnare posizioni nel ranking, che concede abbastanza nel secondo, ma non al punto tale da rimettere in partita l’avversario. La statistica più bella di Safin? Ha annullato tre palle break su tre. E con questo è tutto per quanto concerne il primo giorno del torneo di Parigi.
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Monday, October 30, 2006
Le train depart de la gare
Madames et Monsieurs...Pem e’ orgoglioso di presentarvi il contingente francese schierato a Bercy: Simon, Mathieu, Grosjean, Serra, Benneteau, Santoro, Monfils, Clement, Llodra, Gicquel, Mahut, Gasquet. 12 atleti ai blocchi di partenza della 20esima edizione dell’ultimo torneo della stagione. Il contingente e’ capitanato dal tenente Richard Gasquet, che e’ anche l’unico testa di serie (n.16) della piccola schiera di giocatori.
Questo ci dice due cose:
- la Francia ha tanti buoni giocatori ma un solo potenziale fuoriclasse;
- in tabellone ci sono tanti ‘dangerous floater’, giocatori che non sono teste di serie ma che possono rappresentare una grande indisidia, specialmente nei primi turni. Mettiamola cosi’: se Pemulis fosse una testa di serie non vorrebbe mai affrontare a casa loro, dopo il bye del primo turno, uno dei vari Llodra, Clement, Benneteau, Santoro, Grosjean, turno. Facciamo un esempio: se non e’ esausto dalla settimana che lo ha visto semifinalista a Lione, il ‘vecchio’ Arnaud prima si mangia a colazione Massu, poi Pem non vorrebbe essere nei panni di Blake, con la prima che fa cilecca e con Clement che gli rimanda indietro ogni cosa, sospinto nella contesa dal pubblico locale. Anche il serve and volley di un giocatore caldo (speriamo non esausto) come Llodra – che nella quali ha battuto Fish - sara’ problematico per (un ultimamente irriconoscibile) Verdasco.
Presentando il contingente francese, Pemulis ha trascurato il drappello formato dai cugini belgi presenti a Parigi: i fratelli Rochus, l’emergente Vliegen ed il talentuoso geniale-abulico-eternamenteinsovrappeso Xavier Malisse. Considerando un tuttuno l’armata franco-belga, un terzo dei giocatori in tabellone (16 su 48) appartengono a questo nutrito plotone.
Relativamente ai match di oggi, Pemulis e’ piuttosto minimalista: seguira’ con attenzione Vliegen, per valutarne i progressi contro Serra; un occhio di riguardo alla sfida tra Ginepri e Mirnyi, interessante dal punto di vista tattico; infine sosterra’ l’emergente serbo Janko Tipsarevic (Pemulis e’ schierato – e’ ‘endorsed’ come dicono gli anglosassoni - e non ha problemi ad ammetterlo) nel match contro Olivier Rochus, che per il belga rappresenta la rivincita della recente disfatta di Mons.
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Michael_Pemulis
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Terza di Copertina.
In questo reportage, che è un viaggio picaresco nel nordamerica, intorno al "vuoto" dello showbiz, l'autore alterna con grande potenza espressiva cronache sportive esilaranti, pagine di letteratura minimalista, storie surreali, incubi metropolitani abitati da personaggi dai nomi improbabili e aneddoti irresistibili; e lo fa utilizzando una vasta gamma di registri, che vanno dal comico al noir. Ne risulta un inno sghembo al tennis e alla vita in generale, che fa' di Ricaldi, la "next big thing" del panorama letterario mediterraneo.