Saturday, November 03, 2007

No al Pantani-bis

Molti di voi già sapranno che Martina Hingis ha dichiarato alla stampa di essere risultata positiva alla cocaina durante l’ultimo torneo di Wimbledon e contestualmente ha annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica. Ieri, 1° novembre 2007, la notizia ha compiuto il giro del mondo ed è stata riportata da quotidiani, agenzie, rotocalchi che normalmente ignorano il tennis giocato.
The Swiss Miss si dichiara innocente al 100%, afferma di non aver mai preso droghe. La decisione del ritiro – stando alle sue parole - è legata a problemi fisici (all’anca) e all’effetto demotivante del “fango” riversato su di lei dallo scandalo della presunta positività.
Veniamo ai fatti:
Martina Hingis viene informata (non si capisce bene quando) che il primo controllo anti-doping (c.d. Test A) effettuato dopo la sconfitta subita a Wimbledon da Laura Granville - il match risale al 29 giugno scorso - è risultato positivo a un metabolita della cocaina. Subito dopo aver ricevuto la comunicazione, Martina dichiara di aver effettuato il test del capello – che, ricordiamo, può evidenziare tracce di cocaina assunta fino a 90 giorni prima dell’analisi – con esito negativo. Dopo qualche tempo, le controanalisi (c.d. Test B) confermano la positività alla cocaina. Gli avvocati ingaggiati dalla Hingis hanno riscontrato una serie di contraddizioni sul campione di urina utilizzato per le analisi, sono convinti che i test siano stati svolti così male che gli esaminatori non potranno provare l’effettiva provenienze delle urine risultate positive. Gli stessi avvocati hanno, tuttavia, anticipato alla diretta interessata che un eventuale battaglia legale contro l'anti-doping potrebbe durare anni e Martina ha comunicato la sua decisione di non voler trascorrere i prossimi anni a difendersi dalle accuse di doping.
La nostra opinione è che, innocente o colpevole che sia la Hingis, le accuse hanno un effetto devastante sull’immagine e la reputazione della ex numero uno al mondo; indirettamente, ne esce male anche il Tennis, che nel frattempo viene lavorato ai fianchi dall’inchiesta sul caso-scommesse. Urge fare chiarezza e ci rifiutiamo di credere che una come la Hingis – che ha urlato la sua innocenza - rinunci a difendersi da accuse così gravi. Potremmo riflettere a lungo su verità, verità processuale e giustizia, ma riteniamo che al momento la cosa abbia poco senso e che soprattutto il tempo sarà galantuomo a riguardo.
Quanto alla Hingis, solo un anno fa ha giocato un Masters straordinario, con quel set da incorniciare strappato alla Henin. A seguire, in gennaio, l’esibizione del berlocco di fidanzamento ricevuto da Radek Stepanek. A fine gennaio, è la volta del trionfo di Tokyo, con una Martina in salute che sbaraglia la concorrenza e mette le mani su quello che poi risulterà essere (?) l’ultimo torneo vinto in carriera. Dopo Tokyo, qualcosa si inceppa, sorgono i problemi fisici all’anca, Martina si allena poco e inizia a perdere da avversarie inferiori. Salta il French Open e si ripresenta a Wimbledon, dove rischia di esser sbattuta fuori al primo turno da...Naomi Cavaday. In estate, poi, c’e’ il triste annuncio di Radek: fine dell’idillio sentimentale tra i due che resteranno amici ma...ognuno per la sua strada. E la strada di Martina sembra avviata verso un precipizio.
Concludiamo riportando le parole di Larry Scott, general magager della Wta, sul caso Hingis: “La Wta non ha ricevuto alcuna informazione ufficiale con riguardo alla positività del test di Martina Hingis e, pertanto, non siamo nella posizione di commentare l’accaduto. Comunque, è importante ricordare che, in materia di anti-doping, vale la presunzione di innocenza...Con riguardo all’annuncio del ritiro, Martina Hingis sarà sempre ricordata non solo per i suoi trofei vinti, ma anche per il suo incredibile tocco, per la sua intelligenza sul campo e per la sua professionalità fuori dal campo”. Saranno anche parole di circostanza quelle di Larry, ma in momenti come questo rappresentano un argine – benché fragile – al fango mediatico.
Il nostro auspicio – per Martina, per il Tennis e per lo sport in generale – è quello di evitare un nuovo caso Pantani. Poiché, quando una come la Hingis entra nel tritacarne dei Media per una vicenda di doping, le premesse di un linciaggio ci sono tutte.

Friday, November 02, 2007

Martina Hingis annuncia il suo ritiro

Molti di voi già sapranno che Martina Hingis ha indetto una conferenza stampa in cui ha ammesso di essere risultata positiva alla cocaina durante l’ultimo torneo di Wimbledon, ed ha contestualmente annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica.
The Swiss Miss si dichiara innocente al 100%, afferma di non aver mai preso droghe. La decisione del suo ritiro è legata a problemi fisici (all’anca) e all’effetto demotivante del “fango” riversato su di lei dalla riscontrata positività.
Vi riporto il servizio della CNN sulla vicenda e le struggenti dichiarazioni di Martina.
Spero solo che tutto si chiarisca presto, il mondo dello sport non ha bisogno di un nuovo caso Pantani.

Wednesday, October 31, 2007

I Best 18: in viaggio tra fenomeni e palline democratiche

“Questo ragazzo farà strada...Suo figlio è un fenomeno...La ragazza avrà un futuro di successo, regalerà tante soddisfazioni a voi genitori e al nostro Paese”. Sono le espressioni abusate, luoghi comuni logorati dall’abuso, cui si fa ricorso non solo nell’ambiente tennistico, ma anche a scuola, nel mondo dello spettacolo, in ogni ambito in cui esista un minimo di competizione finalizzata a carriera, soldi e successo.
Il tennis ha un vantaggio, rispetto ad altri ambiti: quello insito nella “democrazia della pallina”. Si perchè nel 99,9% dei casi vince il più forte o il più meritevole in una situazione specifica. Nel tennis non ci sono raccomandati, baronati o quarti di nobiltà e se qualcuno, privo di talento, viene spinto da federazioni o accademie private, rimedia prevalentemente figuracce. L’unica variabile “politica” è la scelta, operata dai centri di (sotto)potere, del giovane su cui investire. E non è poco, ma è sempre meglio del mondo dello spettacolo o del terziario c.d. avanzato, dove qualità o eccellenza sono spesso un optional scomodo da gestire, talvolta non gradito da capetti ottusi e servili.
Il tennis è democratico, dicevamo, ma il rovescio della medaglia è che la soglia di eccellenza si innalza di giorno in giorno. Per poter competere a livelli alti, i ragazzi vengono avviati alla pratica dello sport in età da scuola materna, alla fine emergono i “mostri” di coordinazione, di “fantasia motoria”, giovanissimi con motivazioni e disciplina da campione affermato e, sempre più spesso, dotati di mezzi fisici adeguati per sostenere le fatiche e lo stress del junior tour. Adolescenti-Macchina? Non esageriamo, ma le aberrazioni esistono, eccome se esistono.
In questo nostro viaggio metafisico alla scoperta dei ragazzi più interessanti del “reame”, abbiamo provato a scovare chi sta emergendo dal “wild bunch” agonistico internazionale, chi sta uscendo dai blocchi per spiccare il volo nel Gotha del tennis giovanile e non solo. La nostra attività di scouting ha prodotto una watch-list di diciotto talentini che noi “raccomandiamo” in prospettiva 2008. Siamo convinti che tra loro vi sia il futuro numero uno.
I “best 18”, pertanto, sono tutti nati in un range temporale compreso tra il 19 gennaio 1991 e il 14 maggio 1993 (28 mesi). Nove sono del ’91, sei del ’92 e tre del ’93.
La invincibile armada del 1991 è capitanata da Petra Martic, la giraffa di Spalato, e da Rhyne Williams, “the next big star”, l’erede designato di Donald Young. Petra e Rhyne sono fisicamente già pronti per i tornei pro e lo hanno ampiamente dimostrato nel corso della stagione: l’americano vincendo un 10mila sulla terra, a Pittsburgh in luglio, e la croata, attualmente n.340 del ranking Wta, con una continuità di rendimento nei tornei da 25mila in sù, che le ha permesso di portare a casa scalpi di avversarie molto vicine alle Top 100 come Greta Arn, Angelika Bachmann e Sandra Zahlavova. Rhyne e Petra, rispetto alla concorrenza, hanno dalla loro un buon servizio, che è a livello junior è un atout, soprattutto in campo femminile. Se andate a rileggere l’intervista a Tammy Hendler – pubblicata lo scorso aprile – la sud-afro-belga ha spiegato candidamente i motivi della stesa rimediata contro la Martic a Miami (Luxilon Cup 2007), affermando che “c’e’ poco da fare quando la mia avversaria mette in campo 8 prime su 10, e il servizio è la parte migliore del suo gioco. E’ stato molto difficile per me entrare nel match, lei è partita subito forte e non ha avuto cali nel corso del match. A volte va cosi’, bisogna saper accettare le sconfitte”. E se le dice la Hendler...
Oltre a Williams e Martic, il contingente del 1991 comprende: il bulgaro Grigor Dimitrov e il croato Marin Draganja; la polacca Katarzyna Piter e la rumena Simona Halep; tre americane molto promettenti come Gail Brodsky, Julia Boserup e Allie Will. Dimitrov (vincitore dell’Orange Bowl U-16 2006) e Draganja (finalista dell’Avvenire nel 2007) sono due ragazzi di indiscutibile talento, che giocano un tennis aggressivo; di Dimitrov apprezziamo la freddezza e lucidità nei punti importanti; Draganja è più spregiudicato ma ha una mano eccellente. Tra le ragazze Simona Halep è un autentico rullo compressore, sulla terra è un torello che non molla un punto, con un furore agonistico impressionante e un’intensità di gioco da tennista matura. L’abbiamo vista a Firenze, in primavera, macinare gioco e triturare le avversarie; a Parigi ha battuto la Anastasia Pivovarova; a Flushing Meadows ha annichilito Michelle Larcher De Brito. Di recente ha avuto qualche problema alla caviglia sinistra; speriamo che Simona recuperi al più presto, per poter giocare un gran torneo a Melbourne in gennaio. Con riguardo al terzetto americano, Gail Brodsky sembra la più pronta a compiere il salto di qualità: ucraina di nascita, newyorkese – di Brooklyn - d’adozione, Gail si allena da anni, insieme a Grigor Dimitrov (e a Ksenia Milevskaya), presso la Mark Weil Tennis Academy, a Ojai, nel Sud della California. Grazie al suo tennis aggressivo e alla straordinaria capacità di stare aggrappata al match anche quando le cose non funzionano alla grande (qualità, quest’ultima, da non sottovalutare per un junior), quest’anno ha messo le mani sulla Easter Bowl – che per gli americani vuol dire tanto – ha raggiunto i Quarti a Wimbledon e ha portato a casa diverse partite nei tornei pro (una su tutte: la vittoria contro Sandra Kloesel che gli ha permesso di approdare in Semi nel 50mila di Troy, in Alabama).
La leva del ’92 non è da meno, con quattro ragazzi eccellenti - Bernard Tomic, Giacomo Miccini, Ryan Harrison e Tamaryn Hendler – e due scommesse - Ema Burgic e Nastassja Burnett. Assegnamo a Bernard Tomic il ruolo del wonder boy e a Giacomo quello di outsider di lusso. Gli austrialiani scalpitavano da un po’ per incoronare al più presto l’erede di Lleyton Hewitt ed hanno investito per acclamazione popolare il prodigio di Gold Coast. Bernard ha una tecnica pazzesca, un gioco multi-dimensionale e una grande capacità di lettura dello scambio; gli mancano forse il peso di palla (di Giacomo Miccini) e il servizio (di Giacomo Miccini). L’interrogativo è: nel tennis maschile, che da anni procede nella direzione del “big serve and huge forehand”, c’e’ più spazio per gente come Tomic o come Giacomo? La riposta, come sempre, la da e la darà il rettangolo. E il rettangolo ci dice che a New York Giacomo ha rifilato un sonante 6-4 6-2 al golden boy della scuderia Img, ma rivalry tra i due è appena all’inizio, siamo ansiosi di rivederli giocare l’uno contro l’altro. Un altro ottimo tennista è Ryan Harrison, texano, fuori dal giro Img, allenato dal padre Pat Harrison che è uno dei coach più preparati del John Newcombe Tennis Ranch. Il ragazzo due settimane fa ha messo le mani sulla Osaka Mayor's Cup (Torneo GA dei circuito Ift U-18). Tenetelo d’occhio. Su Tammy Hendler, di nuovo c’e’ che la settimana scorsa ha raggiunto i Quarti nel 25mila di Istanbul. Dal punto di vista tecnico, Tammy è perfetta o quasi nei colpi a rimbalzo, dove colpisce con un anticipo pazzesco, la sua definitiva affermazione a livelli alti passa attraverso la crescita dal punto di vista fisico (e su questo il team di Bollettieri sta lavorando da un po’) e la costruzione di un servizio meno aggredibile (e su questo il team di Bollettieri sta lavorando da un po’). Altrimenti, continuerà a non esserci match – non ancora – contro gente come Ula Radwanska e Ksenia Milevskaya. Sulla bosniaca Ema Burgic, ritieniamo che abbia un qualcosa in più rispetto a Camila Silva e Sviatlana Pirazhenka, ma la differenza è minima, quasi impercettibile. Quanto a Nastassja Burnett, i suoi atout al momento sono il rovescio e l’ottima preparazione fisica. Nastassja è un atleta, una Schiavone con ben altro fisico, con tutto il rispetto per Francesca. Se farà progressi al servizio, sarà dangerous floater in molti tornei nel 2008.
Infine, la gang dei ragazzi “terribili” del 1993: Carlos Boluda, Hanna Orlik e Kristina Mladenovic. Forse qualcuno di voi ha visto giocare l’alicantino (come Juan Carlos Ferrero) Boluda: bam-bam, intensità, potenza e anticipi impressionanti. Un nuovo Agassi, più che un epigono di Rafa. Lo stesso Zio Toni (Nadal) si è complimentato con Carlos ed ha ammesso che Rafa a 14 anni era molto più artigianale e sapeva fare meno cose. Boluda ringrazia e replica: Rafa ha vinto tre volte il Roland Garros, io cosa ho vinto finora? La bielorussa Orlik, 14 anni compiuti nel marzo scorso, è talento allo stato puro, con quelle accelerazioni di diritto da brividi e – sottolineo – un servizio che non è affatto male, considerata l’età. La vincitrice dell’Eddie Herr e Orange Bowl U-14 nello stesso anno (il 2006), si è già costruita una classifica Itf, che è pazzesca per una quattordicenne (il 29 ottobre è n.67 del ranking), a suon di vittorie nei tornei G3 e G2. Siamo più o meno sui livelli di Tamira Paszek a 14 anni, con una superiorità dal punto di vista fisico/atletico rispetto all’allieva di Larry Passos. Una curiosità: nel gennaio scorso, sul carpet del Casio Itf Junior Tournament di Amburgo, la Burnett ha strappato un set alla bielorussa. La più giovane dei nostri “best 18” è la francese Kristina Mladenovic, un’autentica forza della natura, 182 cm di altezza x 60 kg a 14 anni, palla pesante e servizio robusto. Kristina – che è un mix quasi perfetto tra Mary Pierce e Nicole Vaidisova – ha già vinto la sua prima partita tra i pro nel 10mila di Clermond-Ferrand, in Francia. Qualcuno di voi può averla vista all’opera l’estate scorsa a San Remo, in occasione della Summer Cup. Il suo staff ha annunciato la partecipazione di Kristina alle prossime edizioni di Eddie Herr e Orange Bowl, in programma rispettivamente l’ultima settimana di novembre e la prima di dicembre. Ne vedremo delle belle.

Monday, October 29, 2007

Friday, October 26, 2007

La campagna d'america di Kristina Mladenovic

La nuova 'grande speranza' del tennis francese Kristina Mladenovic - classe 1993 - ha annunciato la sua partecipazione ai tornei americani Eddie Herr e Orange Bowl. La Mladenovic, simile a Niki Vaidisova quanto a struttura fisica (è alta 182 cm x 60 kg) ma da molti paragonata a Mary Pierce per la pesantezza di palla, il mese scorso ha vinto la sua prima partita da Pro nel 10 mila dollari di Clermond-Ferrand, in Francia. Tenetela d'occhio, quest'anno sarà solo una temibile out-sider, l'anno prossimo invece...

Orange Bowl 2007: si chiudono le iscrizioni

Solo per ricordare agli appassionati che oggi, 26 ottobre 2007, si chiudono le iscrizioni per la 61° edizione dell’Orange Bowl Under 18 e Under 16. La prossima settimana conosceremo le entry list. Le Quali partiranno il 30 novembre (Under 16) e si concluderanno domenica 2 dicembre. Gli incontri di tabellone principale prenderanno il via domenica 2 (U-16) e lunedi 3 dicembre (U-18). La novità di quest’anno è la Dunlop come main sponsor, nonchè fornitore ufficiale di palle del torneo (i ragazzi giocheranno le ‘extra duty’, le ragazze con le ‘regular duty’). I vincitori della 60° edizione sono: Niki Hofmanova e Alex Luncanu per l’Under 18; e Allie Will e Grigor Dimitrov per l’Under 16. La venue e la superficie non cambiano: si gioca sul cemento del Crandon Park Tennis Center di Key Biscayne, Florida, stessa sede dell’evento professionistico noto come Torneo di Miami (da alcuni chiamato il quinto Slam).

Wednesday, October 24, 2007

Mai stati giovani

Questo articolo è il secondo di una trilogia sul tennis giovanile.
Dopo l’analisi del rendimento dei ragazzi nei più importanti tornei Itf Under 18, abbiamo focalizzato l’attenzione su una fase molto delicata e non priva di insidie, che è quella della transizione da junior a pro. Alcuni parlano di due sport diversi, di cui uno è l’evoluzione dell’altro. Ci siamo chiesti quand’è che un tennista junior compie il fatidico breakthrough nel circuito pro (se entra nei primi 500 nel tennis maschile e nelle prime 300 in quello femminile? Puo’ essere un’ipotesi, ma a volte un semplice numero dice poco e va comunque spiegato). Per trovare risposte convincenti abbiamo analizzato i risultati nei tornei pro disputati dai top player junior nel corso del 2007.
Al 15 ottobre, in campo maschile solo in otto hanno superato la soglia dei 10 punti Atp e sono tutti compresi compresi nei primi 1000 del ranking:
Svetta Donald Young che – dopo un paio di stagioni in cui aveva rischiato di bruciarsi – con lo US Open 2007 ha compiuto il salto di qualità che molti si attendevano da tempo. Occupa la posizione n.122 del ranking, una classifica che potrebbe permettergli di entrare direttamente in tabellone del prossimo Open d’Australia. Da un punto di vista qualitativo, per l’afro-americano è stato forse più importante vincere il Challenger di Aptos e arrivare in finale a quello di Tulsa o di Calabasas che non approdare al terzo turno dello Us Open. Vincere cinque partite in una settimana (senza perdere un set) in un torneo da 75mila dollari (come quello di Aptos, in California) per un diciottenne è di una difficoltà pazzesca. D’altra parte, per raggiungere il terzo turno a Flushing Meadows e incamerare 75 punti, a Donald è bastato battere il solo Guccione all’esordio, beneficiando del ritiro di Gasquet nel turno successivo.
Ottima annata anche per il bombardiere australiano Greg Jones e per il nostro Thomas Fabbiano. Il primo è nei primi 500 del ranking, ha giocato già una finale di un challenger in Tasmania e si appresta a fare il botto nel 2008. Thomas è un pelo fuori dai primi 500, a settembre ha vinto il 10mila di Olbia (superando in finale Massimo Dell’Acqua), a luglio, raggiungendo i Quarti nel Challenger di Trani (un 50mila), ha portato a casa 14 punti Atp. Il 2008 sarà decisivo per l’orgoglio di Puglia, che già oggi vanta un ranking più alto di tennisti come Da Col, Giraudo, Torresi, Dell’Acqua, Colangelo, Di Vuolo, tutta gente che gioca da un po’. Chiedergli di chiudere la stagione con i punti necessari a giocare le Quali nell’Open d’Australia del 2009 è forse eccessivo (se non impossibile) e servirebbe solo a creargli ulteriore pressione.
E’ curioso osservare che Ignatik, il n.1 del ranking Itf U-18, non abbia raccattato neanche la miseria un punto Atp. Le partite giocate dal bielorusso tra i pro si contano sulla punta delle dita di una mano, una su tutte la netta sconfitta (6-2 6-0) subita in estate a Recanati per mano di Marco Pedrini (n.460 del ranking Atp). E’ messo meglio Berankis, che a marzo ha vinto un 10mila sul cemento in Portogallo ed attualmente occupa la posizione n.771 del ranking ATP. Un gradino più in alto del lituano si situa Brydan Klein. Il vincitore dell’ultima edizione dell’open d’Australia Jr, è fresco reduce dalla vittoria di un Future in Australia (il 15mila di Sawtell), ha mezzi fisici notevoli, una prima di servizio robusta e molto veloce: è un Pro a tutti gli effetti, malgrado debba ancora compiere 18 anni il prossimo 31 dicembre. 11 punti Atp per Teo Trevisan, di cui 8 raggranellati nel 10mila di Imperia, dove si è sbarazzato del testa di serie n.2 Luca Vanni, ha regolato di misura Daniel Lopez, il suo underdog preferito, prima di arrendersi in finale ad buon giocatore qual è Alberto Giraudo. Lo stesso Giraudo, intervistato da Matteo Veneri di Tennis Teen, ha definito Teo un “talento incredibile”, a suo avviso superiore a quello di Fabbiano.
Tra le ragazze, Alize Cornet ha creato il vuoto attorno a se. La punta di diamante del Team Lagardere è n.59 al mondo (a quattro distanze da Karin Knapp, tanto per intenderci, due anni e mezzo più anziana della francese), ma è junior solo per le anagrafe – classe 1990 - e perchè ha vinto il French Open Jr. Per il resto, la stella di Nizza è una Pro che gioca prevalentemente i 100mila e i tornei Wta. Un’altra ben avviata nel circuito è Sorana Cirstea, classe 1990, finalista del Bonfiglio 2006, n.107 del ranking Wta. La rumena gioca un bel tennis aggressivo, e possiede ottimi fondamentali. La sua stagione è stata costellata da risultati brillanti, con due acuti: finale a Budapest (sconfitta da Gisela Dulko, dopo aver vinto il primo set) e Semi a Bali, dove ha ottenuto la vittoria più prestigiosa della sua giovane carriera, superando 7-5 al terzo Patty Schnyder.
Dietro Cornet e Cirstea, c’e’ un quartetto formato da due 17enni (Pivovarova e Brengle) e due 16enni (Radwanska e Pavlyunchekova) che, quanto a ranking Wta, valgono più o meno la Dentoni, che è n.262 al mondo: siamo in odore di entry list per le Quali agli Open d’Australia 2008. Dovessi pescarne una dal “mazzo” prenderei Ula Radwanska, con buona pace del buon Fabio Della Vida che trova anti-estetico il tennis delle sorelle di Cracovia (a proposito: Agnieszka ‘Aga’, la sorella maggiore di ‘Ula’, con i Quarti di Zurigo ha raggiunto il suo best ranking di n.26 al mondo). La Pivovarova è la più “cattiva” agonisticamente parlando e forse quella più disposta a soffrire, la Brengle è la più continua, la Pavlyunchekova ha un po’ frenato la sua ascesa, anche perchè si è cimentata a livelli molto alti, in cui si vincono poche partita ma si fa tanta esperienza. Tra la 300esima e la 350sima posizione del ranking Wta troviamo un terzetto formato dalle tre ‘Ksenie’: Ksenia Palkina (n.302), Ksenia Pervak (n.303) e Ksenia Milevskaya (n.339). Quanto alla prima e più anziana delle tre, il suo ranking Wta sostanzialmente coincide con quello Itf Under-18 (n.306) e la cosa ha sua spiegazione piuttosto banale: la Palkina gioca quasi esclusivamente tornei Pro, in agosto ha vinto un 10mila a Mosca e tre settimane fa ha raggiunto i Quarti a Tashkent. La Pervak è una mancina minuta e piuttosto rapida, che tira delle botte incredibili; il 30 settembre scorso ha vinto un 25mila in Georgia, a Batumi, superando in finale Corinna Dentoni. La Milevskaya ha, invece, raggiunto la finale in un 50mila sulla terra, a Contrexeville (Francia), sconfitta da Andrea Petkovic.
Concludiamo dedicando lo spazio che merita a Michelle Larcher De Brito, n. 33 del del ranking junior e n. 368 di quello Wta. Il tutto a soli 14 anni. La portoghese si fa gia’ valere nei 75mila (Semi ad Albuquerque, New Mexico, sconfitta da Rosana De Los Rios, futura vincitrice del torneo). Bollettieri le fa avere una wild card a Miami e cosa ti combina Michelle? Batte Meghann Shaughnessy in una partita leggendaria – di cui vi abbiamo parlato in primavera – e gioca un set alla pari contro Daniela Hantuchova. La piccola Michelle – letteralmente: siamo sui 160 cm di statura – sta studiando da numero uno.
Un dettaglio di poco conto: ho parlato con lei in maggio a Salsomaggiore e mi ha confessato che sul rosso fa fatica, la palla le viaggia meno, spende troppe energie per fare il punto. Meno di un mese dopo: Michelle stacca il biglietto per i Quarti a Parigi, vincendo in rimonta una sfida epica contro Sorana Cirstea. Morale: la De Brito è di un altro pianeta.
Quanto a noi italiani, faremmo bene a tenerci stretta la Burnett, sperando che sedicenti Guru non ne ostacolino il percorso crescita tecnica e umana.

Sunday, October 21, 2007

We can be heroes...

I, I wish you could swim... Like the dolphins, like dolphins can swim... Though nothing, nothing will keep us together We can beat them, forever and ever We can be heroes, just for one day...
Dedicherei il pezzo di Bowie, che i cinquantenni non sfigati di oggi - si contano sulla punta delle dita - ricorderanno sicuramente con affetto, a David Nalbandian, Re Per Un Giorno nell'arena madrilena. Semplicemente ingiocabile. Vedere uno come Roger in palese difficoltà, remare, forzare e subire il gioco dell'avversario, è un evento talmente raro...
E' la dimostrazione che nel Tennis, chi ha talento può battere chiunque, anche il numero uno. Certo, poi, avere continuita' e' un'altra cosa. Dipende da altri fattori.
Sull'argentino è stato detto e scritto tutto il male possibile: ciccione, smidollato, pavido, scansafatiche, sono alcuni aggettivi che mi vengono in mente. Non c'e' da stupirsi, comunque, considerando la dabbenaggine media di chi ha straparlato su Nalbandian. E meno male che non si allena, perchè se fosse motivato...

Friday, October 19, 2007

I numeri di Ancic al servizio.

Ho analizzato i numeri dei tre match giocati finora da Marione a Madrid, contro Gicquel, Blake e Mathieu. Ha servito complessivamente 29 ace, contro 4 doppi falli. La percentuale di prime in campo è mediamente sopra il 60% e quando entra la prima non si gioca: il croato ha ricavato 79 punti su 90, pari all’88% dei punti disponibili. Il 37% dei 79 punti sono il risultato di un ace, i servizi vincenti non si contano. E, se si esclude Gicquel, gli altri due rispondono piuttosto bene.
Morale: se Ancic serve sopra il 60% di prime contro Djokovic, per il serbo sarà dura.

Due flash su Madrid e Zurigo.

Prima di pensare ad un eventuale showdown contro Rafa, il talentuoso – ma un po’ stanco – ‘Nole’ dovrà guardarsi da un impressive Marione, che finora ha concesso e annullato (a Blake) una sola palla break in tutto il torneo. Inoltre la sfida ha il sapore del derby tra Serbia e Croazia. Ne vedremo delle belle. La sensazione è che il n.3 del mondo per approdare in Semi dovrà alzare il livello di gioco espresso nei primi due match. Senza concedersi pause, poiché Ancic non regala nulla e non si breakka da solo come Verdasco e Ferrero.
Su Justine, che altro dire dopo la 17esima vittoria consecutiva con un solo set lasciato alle avversarie? La belga sembra addirittura migliorata rispetto allo US Open. E’ possibile? Sarà banale, ma JH ha dimostrato che il solo talento senza il duro lavoro (con Carlos) non è sufficiente a raggiungere l’eccellenza. E’ un esempio per ogni ragazza che – dai 10 anni in su – vuole provarci nel tennis. Se penso che Mary Joe Fernandez e Mc Enroe davano favorita Venus a New York, mi viene da sorridere. Carlos è un esempio per i coach. Sono convinto che abbia passato la notte a studiare Aga Radwanska. Poiché i campioni veri non sottovalutano nessun avversario.
Dimenticavo: il paragone con Roger Federer è realistico, anche se nel circuito femminile la concorrenza è meno spietata e al momento c'e' un divario enorme tra Justine e le altre.

Thursday, October 18, 2007

Video Trevisan vs Lopez: finale Santa Croce sull'Arno 2007

Le riprese non sono eccezionali, ma con un campo senza spalti non si poteva fare di meglio. Notate bene la distanza dalla linea di fondo di Daniel Lopez che serve per restare nel match, vinto da Teo 8-6 al terzo set.

Tuesday, October 16, 2007

Biberon e Terra Rossa.

Si dice in giro che in Italia esista solo la terra. Il cemento (armato, ma non sempre) è impiegato per lo più nella costruzione di edifici. Il sintetico indoor è una superficie per reietti, cui fare ricorso, quando la temperatura scende sotto lo zero. L’erba – perdonatemi la battuta – è appannaggio dei pusher albanesi.
Nove tornei su dieci sono disputati sulla nobile ‘clay court’, l’Eldorado del tennis italiano. I nomi blasonati da associare a questo ‘luogo epico’ li conoscete tutti: da veri e propri simulacri come Sergio Palmieri, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta, a titolati comuni mortali del calibro di Filo & Poto. La patina color terracotta su scarpe e stringhe, i calzini da cestinare a fine match, piedi ancorati almeno tre metri dietro la linea di fondocampo, palle rotonde e arrotate e ...remare, remare e ancora remare: sono i tratti caratteristici del terraiolo classico. La versione moderna si è evoluta: serve meglio, gioca vincenti, si costruisce abilmente il punto ma la base di partenza, le origini, o come diavolo volete chiamarle, sono quelle appena descritte. Ma è proprio vero che noi italiani siamo un popolo di terraioli? Le nuove generazioni di tennisti hanno la terra nel dna o nel biberon? Non c’e’ via di scampo, anche per uno col talento di Matteo Trevisan?Chi scrive si è posto domande come queste, prima di compiere un’analisi sui più importanti tornei ITF Under-18, finalizzata al confronto del rendimento dei tennisti di diversa nazionalità al variare delle superfici. Premesso che a livello Under 18 è ancora un po’ presto per parlare di specializzazione di un giocatore di tennis, l’analisi ha offerto spunti di riflessione interessanti, che vale la pena di condividere.
Abbiamo circoscritto l’ambito di analisi ai quattro tornei dello Slam e ai tornei di Grado A, che l’ITF sostanzialmente parifica ai primi ai fini del calcolo dei ranking points. Il periodo considerato è la stagione 2007, pertanto abbiamo dovuto escludere l’Orange Bowl, l’unico torneo pesante da disputare il prossimo dicembre. Abbiamo replicato il sistema di calcolo ITF, che assegna al vincitore di un Grado A 250 punti, con un bonus di ulteriori 250 punti per i vincitori di un torneo dello Slam, 180 punti al Runner-up, 120 punti ai semifinalisti e cosi’ via.
In campo maschile, le prime due posizioni di questa mini race generale sono occupate dal bielorusso Uladzimir Ignatik (con 1070 punti) e dal lituano Ricardas Berankis (con 820 punti), che, guarda caso, sono in vetta del ranking Itf. Sin qui, direste: bella scoperta dell'acqua calda. Considerando solo i tornei giocati sulla terra (Roland Garros, Bonfiglio e Copa Gerdau), Ignatik fa un po’ il Nadal (in miniatura, sia chiaro) della situazione, avendo vinto Roland Garros e Gerdau e fatto semi a Milano: il talentuoso furetto, allenato da Myron Grunberg (presso la John Roddick Total Tennis Academy, a San Antonio, TX), ha incamerato sulla terra 870 dei 1070 punti complessivi. E, proprio come Rafa, è giunto in finale a Wimbledon. Ma siamo sicuri che Ignatik sia un terraiolo doc? Certo, è mingherlino, con statura e gambe da ala destra, non serve missili a 220 km/h, ma è in possesso di una tecnica troppo raffinata per esser sbrigativamente etichettato come terraiolo. La seconda piazza sulla terra rossa è occupata dal fiorentino Matteo Trevisan, con 370 punti (vincitore del Bonfiglio e semifinalista a Parigi). Segue il mancino francese Piro, forse il più terraiolo di tutti, con 300 punti. Anche con riguardo a Teo, ci si potrebbe chiedere: il semifinalista del recente Us Open – sconfitto da Berankis per una manciata di punti – è da considerarsi uno specialista del rosso? Gradiremmo interpellare voi lettori su questo punto, per conoscere la vostra opinione su Teo, il presunto terraiolo. Le superfici diverse dalla terra sono una colonia di Berankis (740 punti), che stacca di 240 punti l’australiano Klein e l’afro-americano Donald Young, che si sono limitati a vincere rispettivamente Open d’Austrialia e Wimbledon. E’ curioso, in realtà spiega tante cose, osservare come Teo Trevisan, senza aver vinto un torneo pesante sul duro o sull’erba, si sia guadagnato la quarta posizione anche fuori dal suo habitat naturale, a suon di piazzamenti: ottavi a Melbourne, Quarti a Wimby e, come detto, Semi a New York. Un gradino sotto Teo è il pugliese Thomas Fabbiano, che con le due Semi raggiunte a Melbourne e New York, si mette in luce come il meno terraiolo tra i talenti italiani.
In campo femminile, lo sapete tutti, il tricolore junior batte la fiacca. La Dentoni (terraiola anche lei?) si è chiamata fuori anzitempo e, coadiuvata da Laura Golarsa, sta saggiando le difficoltà dei futures. Zanchetta e Di Batte, le più anziane della nidiata, hanno francamente deluso, mentre le più giovani non sono ancora pronte per giocare ad alti livelli. Un discorso a parte, in realtà, andrebbe fatto per Andrea-Roxana Vaideanu, che - con un rovescio bimane per certi aspetti paragonabile a quello di Jelena Jankovic - è fuori dalle prime cinquanta al mondo, ma non sembra questo il contesto più adeguato. Possiamo solo evidenziare che Roxana – se non è fuggita nottetempo - si allena al Parioli con Erika Zanchetta. Tante speranze sono riposte in Nastassja Burnett, che ha appena 15 anni. Noi ci accontenteremmo di una con il rovescio della Vaideanu, l’abnegazione della cervese Gioia Barbieri e il fisico di ...(le tenniste italiane non hanno questi gran fisici, ma non ditelo in giro), ma la cosa ahimè è irreale.
Tornando sui numeri, le regine della stagione, vale a dire “Ula” (Urszula) Radwanska (790 punti) e Anastasia Pavlyuchenkova (780 punti), in particolare la prima, devono tutto a cemento e Wimbledon. Radwanska Jr, con il brillante risultato ottenuto nel torneo Wta di Bangkok, ha compiuto il breakthrough nel circuito pro. Sulla terra ha trionfato Alize Cornet. Anche per la vincitrice del Roland Garros, vale lo stesso discorso fatto per Ula: quest’anno ha giocato diversi tornei pro ed i risultati sono maturati anche sul cemento (vedi il 3° turno allo US Open 2007, con uno strepitoso primo set giocato contro Jelena Jankovic). Sono meno note, ma sul rosso hanno dimostrato di saperci fare, la francese Cincy Chala, vincitrice della Copa Gerdau, e la serba Bojana Jovanovski, finalista al Bonfiglio. Le due sono entrambe del ’91 e in questa stagione si sono affrontate due volte, sempre sulla terra: in Brasile, in Semi, ha vinto la Chala, mentre al Bonfiglio, nei Quarti, si è imposta la Jovanovski. Sul duro, la rivelazione dell’anno è Kristina Kucova. Una stagione davvero convincente quella della slovacca (580 punti tra US Open, Australian Open e Wimby), culminata col successo a Flushing-Meadows. Tra le specialiste del cemento vanno annoverate anche la statunitense Madison Brengle (Runner-up a Melbourne, oltre che a Wimby) e l’austriaca Nikola Hofmanova, fresca reduce dalla finale di Osaka. Buoni i risultati anche per Ksenia Milevskaya (Semi a Melbourne, Parigi e New York) e Anastasia Pivovarova (vincitrice del Bonfiglio).
Concludiamo con un sommesso incitamento rivolto a scuole tennis, coach e organizzatori di tornei in Italia: è il momento di osare, di provare a uscire dal ghetto dorato, tradizionalista e sclerotizzato della terra. Ai coach in particolare: puntate sugli schemi e sul gioco d’attacco. In poche parole: evitate di far insozzare i calzini ai vostri allievi. Le mamme dei ragazzi ve ne saranno grate.

Thursday, October 11, 2007

Rafa o Non Rafa: Sondaggio.

Concluso il periodo di convalescenza, Rafa è stato il primo dei contendenti a “varcare” la Puerta Principal, con il chiodo fisso prepararsi al meglio alla Mutua Madrilena Masters. Manolo Santana gli ha consegnato – realmente, non virtualmente - le chiavi della Telefonica Madrid Arena e Lui – in compagnia di uno sparring di tutto rispetto come Alejandro Falla – ha iniziato a tirar palle come un forsennato, deflorando le vergini “courts”. La tendinite al ginocchio è un lontano ricordo?
Approfittiamo per lanciare un sondaggio tra i lettori di questo blog:
A) Il majorchino ha tanto cuore e altrettanta voglia di riscatto ma...fisicamente non è pronto;
B) Fisicamente è a posto, ma ha bisogno di tempo per ritrovare i colpi e il tempo sulla palla;
C) Vedremo un Nadal in discreta condizione, ma nella parte bassa del tabellone dovrà fare i conti con Jok(e)ovic e con...shhhhh zitti tutti...Tomas Berdych.
D) Cuore, gambe, colpi, e testa sono vicini allo standard di Rafa. Il pigro Joke si batterà da solo in uno dei primi turni, Berdych verrà abbattuto a colpi di maglio, l’armata spagnola sarà ridotta ad un branco di comparse. Si sente già l’odore di Roger vs Rafa: conflitto finale.
Desiderosi di conoscere la vostra opinione.

Thursday, October 04, 2007

Partite aggiustate: la ricetta di Pemulis.

Segnalazioni, indiscrezioni, dossier segreti, dichiarazioni shock degli stessi (ex) tennisti: ogni giorno si aggiunge qualche chicco su quella che sta diventando una distesa di sale nel deserto del tennis professionistico. La diagnosi di molti: il tennis è malato, la corruzione è l’agente patogeno, la sindrome è quella del match-fixing, degli incontri “aggiustati”.
Secondo quanto riportato dalla stampa francese, noi italiani saremmo un popolo di scommettitori. Più precisamente: cinque tennisti italiani – i nomi li conoscete a memoria ormai – sarebbero accaniti gambler. Lo confermerebbe – non si capisce in quale veste: opinionista, teste, gola profonda, parte lesa - Julien Benneteau, tennista francese attualmente n. 62 del ranking ATP. La cosa mi sorprende non poco. Ho sempre pensato che fossimo un popolo refrattario al progresso tecnologico. Siamo uno dei paesi europei col minor numero di conti correnti bancari online, ma i nostri tennisti avrebbero tutti o quasi il vezzo delle scommesse via internet.
Il settimanale inglese “Sunday Telegraph” ha svelato l’esistenza di un dossier segreto redatto da un broker, in base al quale le partite under suspicion sarebbero 138 – di cui soltanto tre (il 2,2%) riguarderebbero match femminili.
Un coro di voci autorevoli ha rumoreggiato contro il la piaga del betting, considerandola un imbarazzante fattore di contaminazione del nostro sport. Con tutto il rispetto per opinionisti e anchor man, la presa di posizione denota un pruriginoso oscurantismo di ritorno. Fa pensare a Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, o al Sacro Graal dei Monty Python. Sarebbe come voler proibire l’uso di internet o chiudere le banche online per impedire le truffe sul web. Il progresso tecnologico è inarrestabile, come inarrestabile è la piaga della corruzione. Il betting è parte integrante dello sport, un fiume di denaro, a volte sospetto, che scorre vivacemente nel tessuto economico. Se la crociata oscurantista è ridicola, indignazione e fatalismo sono non meno inutili e dannosi.
Ci siamo messi nei panni dei broker e dell’ATP e abbiamo provato a escogitare qualche semplice espediente per arginare il fenomeno in questione.
a) In primo luogo, ogni broker che si rispetti, per ovvie ragioni di gestione del rischio dovrebbe disporre di efficaci trigger pronti a scattare tutte le volte che i volumi delle scommesse superano una certa soglia. Ad esempio, se su un primo turno di un Challenger si scommette mediamente 10, il giorno in cui l’ammontare delle puntate dovesse superare quota 20 o 30 il broker chiuderebbe le scommesse, senza pagare le eventuali vincite sulla singola partita (vedi Betfair sul ‘pasticciaccio’ Davydenko vs Vassallo-Arguello). La cosa non estirpa la mafia (come potrebbe?) ma le complica il ‘lavoro’, poichè per ottenere profitti interessanti le partite da aggiustare diventerebbero centinaia.
b) I manager dell’ATP, i quali – non dimentichiamolo – sono tecnicamente delegati dei giocatori, invece di pagare due ex detective di Scotland Yard per indagare sul caso Davydenko, potrebbero promuovere un fondo sociale a scopo mutualistico a sostegno dei tennisti di “terza e quarta fascia”, i più sensibili alle sirene della corruzione, quelli che di solito sono ignorati e mortificati dalle Federazioni.
Due semplici strumenti, uno dei quali è immediamente attuabile. Due strumenti con audience modesto, a basso contenuto di gossip mediatico. Per i nostalgici di Quarto Potere.

Saturday, September 29, 2007

Friday, September 28, 2007

Operazione US Open Series: ma quanto mi costi?

Una volta verificati orari, itinerari e prenotazioni, mi imbatto nel piatto forte del sito internet degli USOS: il regolamento, la cui lettura risulta rivelatrice dell’essenza dell’operazione, un’idea realmente seducente, concepita tra le pareti del sancta sanctorum del tennis americano. La Federazione americana – USTA che sta per United States Tennis Association – ha la nobile missione di evangelizzare al tennis un popolo che in genere predilige altri sport, un compito tuttaltro che semplice, in funzione del quale si è adoperata per indurre il maggiore numero di top player – quelli che invogliano gli spettatori a comprare i biglietti anche per i primi turni e soprattutto permettono agli organizzatori dei tornei di alzare la posta con gli sponsor – a giocare i tornei sul cemento americano. Nel tennis è guerra aperta tra le Federazioni e gli organizzatori di torneo per accalappiare a suon di dollari gli atleti simbolo. L’USTA, per vincere la concorrenza europea , ha deciso di concedere un bonus in denaro ai tennisti che raggiungono i migliori risultati nei tornei che preludono all’ultimo slam della stagione. Il bonus si riscuote con l’assegno staccato dagli organizzatori dello US Open, con il più classico dei meccanismi a incentivo: al vincitore di quella che impropriamente potremmo definire “regular season” , spetta un montepremi maggiorato di un importo che è agganciato al suo risultato a Flushing Meadows. Si va da minimo di 15mila bigliettoni di premio di consolazione, destinato a chi viene sbattuto fuori al primo turno di FM – non è un’ipotesi assurda, è successo con Roddick nel 2005 – al milione di dollari extra che viene scucito nel caso in cui il dominatore della prima fase dovesse imporsi anche nel torneo più importante d’America. Bonus meno sostanziosi spettano anche a chi occupa la seconda e la terza posizione nella graduatoria finale di questa maratona estiva. Il quadro sinottico degli incentivi in denaro viene rappresentato con una tabella.matrice 8X3, comprensibile e autoesplicativa:



Scorrendo la tabella con occhi da contabile si evince che il giochino degli US Open Series potrà costare a chi stacca l’assegno fino a 2.625.000 dollari di extra-premio in denaro, nel caso limite in cui il vincitore degli USOS sollevi il trofeo a New York, il secondo classificato nella race perda in finale dal primo e il terzo classificato chiuda la sua avvertura con una dignitosa semifinale nell’ultimo Slam dell’anno. $ 1.000.000 + $ 250.000 + $ 62.500 = $ 1.312.500 = l’importo massimo del bonus elargibile dalla Federazione statunitense per ciascuno dei tornei di singolare allo Us Open. Tale importo va naturalmente moltiplicato X 2, poichè è nei tornei dello Slam vige il regime di equal prize money, in sostanza le ragazze non vengono più discriminate nella distribuzione dei premi in denaro, con la scusa che non giocano tre set su cinque. Una precisazione doverosa: il cervellotico meccanismo appena descritto non si applica alla disciplina negletta del doppio. Il doppio è poco commerciabile, gli incentivi non funzionerebbero. Una condizione imposta dagli organizzatori ai tennisti: affinchè i punti cumulati nei tornei di prepazione allo showcase finale siano validi e utili ai fini del bonus, è necessario che gli atleti partecipino (e acquisicano punti bonus) ad almeno due tappe dello Us Open Series. Se uno come Roger Federer – che in carriera non ha mai giocato tornei sul cemento tra Wimbledon e l’Open del Canada - dovesse vincere a Montreal e disertare Cincinnati (o viceversa), per incamerare l’eventuale bonus messo a disposizione sarebbe costretto a partecipare al torneo di New Haven.Abbiamo anticipato che le classifiche finali dello USOS si formano sulla base dei punti guadagnati, che vengono distribuiti sulla base del “peso” dei tornei, applicanto il meccanismo illustrato dalla seguente tabella:


Come vedete, ai fini dell’extra premium non vale le legge di De Coubertin. Affinchè la partecipazione ad un evento abbia senso ai fini USOS, è indispensabile vincere quantomeno un paio di partite. Dalle entry list che ho sottomano, leggo che Justine è iscritta soltanto al torneo di Toronto. La numero uno al mondo ha un fisico gracile, per non dire logorato dai trilioni di palle giocate nella sua carriera. Per non rischiare di compromettere la salute gioca poco, tra Wimbledon e lo Us Open, ad esempio, si iscrive al massimo ad un torneo. Se così fosse nel 2007, anche vincendo l’Open del Canada, non avrebbe diritto al premio supplementare in denaro. E’ proprio su questo terreno che si gioca la sfida degli ideatori dello Us Open Series: l’allettante prospettiva di incassare un assegno extra da 1 milione di dollari indurrà gente come la Henin a impreziosire con la sua presenza il tabellone di almeno due tornei della summer hardcourt season? Nutro qualche dubbio a riguardo, per una serie di ragioni: a) i campioni in genere hanno una programmazione abbastanza rigida, molto curata nei dettagli e poco sensibile alle esigenze delle Federazioni; b) i campioni affermati sono così maniacalmente attenti a preservare la salute e a centellinare le energie (il caso Henin è paradigmatico), da diventare anche sordi al richiamo delle sirene dei petro-dollari in caso di rischio infortunio; c) lo Us Open Series non è l’unica strada per rimpinguare il bottino degli atleti simbolo, i percorsi alternativi sono meno più brevi, meno insidiosi e soprattutto non sono legati al risultato sportivo e quindi alla fatica e allo stress della solitudine del tour (sponsor, testimonial, eventi mondani: in questi casi la leva dei guadagni è il brand stesso del campione). Ma è forse meglio non anticipare le conclusioni. I conti e le valutazioni, li faremo alle fine. Sarà l’andamento e la conclusione del road trip nel nuovo mondo a dimostrarci, nei fatti, se l’operazione US Open Series sarà un successo – non solo commerciale - o si rivelerà una grande bolla di sapone.

Thursday, September 27, 2007

Pensieri gratuiti.

Il giornalismo che detesto: quello di certi pensatori, pagati profumatamente peraltro, che usano la statistica per dire ovvietà e, quando pronosticano, non ne indovinano una. La burbanza, piu’ delle ovvieta’, li rende ridicoli.
Il giornalismo che non mi esalta: quello di chi spara addosso alla FIT. O si fa un’inchiesta fatta bene, con tanto di prove documentali e qualche colpo di scena, oppure la cosa muore li' ed e’ realmente poco appassionante per il lettore. Piu’ che di battaglie parlerei di scaramucce. Le scaramucce annoiano.
Il giornalismo un po’ retrò: quello sciovinista, che non guarda oltre le Alpi, perennemente ammantato di tricolore. Il tennis è uno sport individuale – transnazionale per definizione. Perché farsi del male gratuito rimuginando sull’escatologia italica?

Thursday, September 20, 2007

Allacciamo le cinture di sicurezza...(estratto da Cementi di Gloria)

Certo non è ai livelli della Img, ma la sezione del sito Internet della USTA dedicata agli Us Open Series è un chiaro esempio di ingegnosa promozione di un “non evento” sportivo. La promozione di un non evento – come una “sfida nella sfida” – e un’operazione non semplice, che richiede ben più di uno slogan di experiential marketing o di qualche altro ridicolo espediente comunicativo.
Il colore prevalente degli sfondi dei frame nelle pagine html è il blu, nelle sue gradazioni che vanno dalla tonalità acqua marina al blu navy, con una bella grafica, con i titoli in grassetto “16” bianco e giallo, con i testi corredati da foto e video dei top player colti in gesti tecnici esasperati o in momenti di relax. Aperta la pagina iniziale degli Us Open Series, si avvia in automatico la clip dell’evento, girata prevalentemente all’interno di un mega bus dello stesso color blu navy dei frame (che da ora in poi chiameremo blu Us Open Series) guidato da una serafica Serena Williams, con a bordo Roddick e Blake che giocano a black jack, i fratelli Bryan che cazzeggiano come adolescenti in gita scolastica, Maria Sharapova che per qualche secondo concede alla camera un sorriso disteso Lleyton Hewitt che adagiato su una poltroncina lancia il suo truce c’mon di sfida, Martina Hingis che indugia su un contenitore stracolmo di pop-corn, Nadal baldanzoso che mostra il bicipite; qualche inquadratura del centrale di FM e di Roger Federer che si adagia sul cemento dopo l’ultimo punto giocato nella finale del 2006, ed il gioco è fatto, un electro-choc d’intrattenimento della durata di 30 secondi. Una clip d’impatto, quasi contagiosa, che invoglia alla navigazione, con effetto inibente di eventuali domande razionali, del tipo “ma in cosa consiste questo US Open Series?”. Il bus-camper ha anche il suo slogan pretenzioso, stampato a caratteri cubitali sulla fiancata: “US Open Series: The greatest road trip in sports”.
Come ogni operazione commerciale che si rispetti, gli USOS hanno uno sponsor, il marchio Lever 2000 della Lever Faberge – il cui banner campeggia in alto a destra della home - che presenta la sua linea di saponi energizzanti alla Vitamina A, al ginseng o con estratti di Aloe, ideati appositamente per gli sportivi. C’e’ anche una sezione dedicata al merchandise che offre di tutto, dai borsoni alle visiere, dalle felpe al maxi poster del leggendario Andre Agassi, tutto rigorosamente griffato US Open Series.
Le sezioni propriamente informative sono tre: la descrizione dei tornei che formano il mini-circuito; il regolamento di quella che è a tutti gli effetti una sfida nella sfida (il non evento o meta-evento di cui sopra); e le classifiche che verranno aggiornate settimanalmente. Oggi siamo al 13 luglio, alla vigilia del primo di una serie di 13 tornei, e la mia attenzione si concentra sulla prima delle tre sezioni, al fine di verificare che date e luoghi coincidano con quelli risultanti dalle mie prenotazioni di aerei, auto e alberghi.
Il primo Torneo della Serie è a Los Angeles prende il via domani con le qualificazioni, e fin qui ci siamo perchè tra 16 ore parte il mio volo per la città degli angeli. E’ un torneo maschile, come tutti sapete, con montepremi di 525mila dollari, che quest’anno vanta un nuovo sponsor, il gruppo Countrywide Financial, ottava banca statunitense per dimensione dell’attivo patrimoniale . Nella settimana che va dal 16 al 22 luglio, Us Open Series non contempla tornei femminili. In realtà, un Torneo Wta è previsto dal calendario, quello di Cincinnati, ma è privo del rango minimo per poter essere inserito negli mini-circuito USOS . La settimana del 23 luglio prevede due eventi, l’Indianapolis Tennis Championships (torneo Atp da 525mila dollari) ed il Bank Of The West Classic (torneo Wta Tier II da 600 mila). In questo caso sono costretto a scegliere quale dei due seguire e la mia preferenza va al torneo femminile. Non che abbia qualcosa contro la città delle 500 miglia, ma Stanford University – che ospita il Bank Of The West – dista circa 55 km da San Francisco, il posto in cui vivo da sei anni ormai. E per sette giorni potrò fare il pendolare in auto, con il vantaggio di poter giostrare con gli orari quel tanto che serve ad evitare di percorrere la statale 280 nelle ore di punta. Il 30 luglio farò sfoggio delle mie stravaganti t-shirt da surfer a manica lunga in quel di Carlsbad, località della California meridionale che è sede dell’evento noto sotto il nome di Acura Classic (Wta Tier I da 1.340.000 dollari). Per raggiungere Carlsbad da Stanford, in principio avevo pensato di noleggiare un auto, ma il viaggio non è breve – sono più di 650 km – e guidare per ore solo come un idiota ascoltando le hit di Radio Kmel non è il massimo, per cui alla fine ho ripiegato sul volo 3156 America Airlines. Mi imbarcherò la mattina del 30 luglio dall’aereoporto Mineta di San Jose e raggiungerò San Diego in 90 fuggevoli minuti. Il tratto San Diego Carlsbad si copre in 40 minuti di soporifera guida da ragioniere con tre diottrie di miopia, ed in questo caso potrei concedermi l’extra budget di noleggiare una Ford Mustang per contemplare il distensivo panorama della North County sulla Statale 5, talmente vicina al Pacifico da lasciar intravedere non di rado stormi di pellicani. Quello che ha tutta l’aria di essere un confortevole soggiorno presso il La Costa Resort and Spa di Carlsbad mi terrà lontano dal compemporaneo torneo Atp di Washington. Dovrò al più presto farmene una ragione.
Il 6 agosto affronterò la tappa più lunga del Tour, passando dal tepore della brezza del Pacifico all’austerità del vento canadese di Montreal, per seguire il primo Masters Series di questo round trip nordamericano. 6 ore e mezza rinchiuso dentro un Airbus A320, più un ora di purgatorio nella sala d’attesa dell’aereoporto scalo di Detroit (non esistono voli diretti da San Diego a Montreal), per un totale di 3.989 km trasvolati, con conseguente cambiamento di fuso orario e di clima. La contestualità degli eventi mi obbligherà a disertare l’ultima tappa californiana di questa summer league, l’East West Bank Classic presentato da Herbalife (Wta Tier II da 600mila dollari), anch’esso in programma per il 6 agosto. Resterò in Canada fino al 20 del mese, anche se a partire dal 13 il contesto sarà mutato: dall’aspro teatro del fiero indipendentismo quebechiano, si passerà al raggelante ordine dei centri commerciali di Toronto, dove è di scena la Rogers Cup (Wta Tier I da 1.340.000 dollari). Il protrarsi della trasferta canadese preserverà la mia schiena malandata dallo straziante caldo umido del Mid West, in mezzo al quale ogni anno il Gotha del Tennis si contende il Masters Series di Cincinnati.

La mia avventura si concluderà la settimana del 20 agosto a New Haven, Connecticut, dove avrò la possibilità di seguire un evento combined, il Pilot Pen Tennis , presentato da Schick e ospitato dal Campus del blasonato ateneo di Yale. Da Toronto a New Haven, con scalo a Philadelphia: al prezzo stracciato di 256 dollari la US Airways non può offrirmi altro che un volo su un vecchio Boeing 737 serie -400, che sarà pure tecnologicamente arretrato rispetto all’Airbus A320, ma resta pur sempre un mezzo di trasporto aereo statisticamente efficace . Il vero problema sarà la levataccia o, più precisamente, la notte in bianco trascorsa a Toronto, poiché il volo US1907 per Philly decollerà alle 6.45 dall’aereoporto internazionale Pearson. Questo implica che dovrò essere in coda al check-in non più tardi delle 4 del mattino e che dovrò prenotare un taxi destinato all’aereoporto non oltre le 3.20.
San Francisco, Los Angeles, Stanford, Carlsbad, Montreal, Toronto,New Haven e ritorno a San Francisco, per un totale di 11.312 km di volo percorsi in sei settimane. All’avvio di Flushing Meadows sarò talmente nauseato dalla crapula di tennis, che ascolterò musica classica per almeno cinque ore al giorno per ritemprare l’udito a lungo tormentato dal pang della palla colpita nello sweet spot.

Saturday, September 15, 2007

Cementi di gloria. Reportage sugli US Open Series 2007. Introduzione.

Nonostante il forte commitment a livello editoriale e la dissennata ostinazione dell’autore nell’auto-proclamarsi cronista d’assalto, la presente opera è tutto fuorché un fedele reportage. Ovviamente i dialoghi riportati non sono stati registrati nè, conseguentemente, trascritti. Ciò ha richiesto all’autore duplice sforzo di ricordarne l’esatto contenuto e di contenere i frequenti tentativi di manipolazione, miranti ad abbellire o comunque a rendere più surreali frasi del tipo: “E intanto Roger Federer ha annullato due palle break e conduce quattro giochi a tre”. L’opera inoltre difetta di completezza e organicità, poiché alcune sezioni sono state per varie ragioni volutamente omesse, altre sono state tagliate in una seconda fase per non appesantire eccessivamente l’impianto del reportage. Gli accadimenti descritti e commentati, comunque, sono tutti realmente avvenuti, anche se di tanto in tanto l’autore si è concesso qualche libertà nel ridurre o nell’ampliare, a seconda dei casi, il numero dei protagonisti, essendo questo un suo diritto in quanto ex-allievo modello della scuola di scrittura creativa “John Barth” di Cesano Maderno.

Se l’idea della nonfiction vi procura l’orticaria, siete invitati a compiere le semplice operazione mentale di fingere che sia tutta una finzione. Fingete di trovarvi dinanzi ad una puerile pantomima, tramite la quale un cronista di serie B si improvvisa narratore. L’autore stesso vi propone di divertirvi – con la speranza che la cosa vi diverta - a far girare l’impercettibile chiavetta dell’immaginazione per cambiare nomi, luoghi, risultati dei match, vincitori dei tornei, in modo da rendere il tutto molto più adeguato al gusto personale e alle preferenze tennistiche di ciascuno di voi. Ad esempio se vi disturba il fatto che Roddick sia un giocatore vulnerabile o che Federer possa perdere da quel geniale moccioso di Djokovic, con quell’inguardabile marmotta che riposa sulla sua testa, sentitevi liberi di riscrivere la storia dei match che li riguardano. Se desiderate che Volandri vinca qualche partita sul cemento americano, non lesinate sul numero e sulla qualità del tennis giocato. Dotate la Dementieva di una prima di servizio robusta, di difficile lettura, e di una seconda molto lavorata, con effetto a uscire.

Sottoponete la Jankovic allo stesso trattamento utilizzato per la tennista moscovita e, giacchè ci siete, rimuovete dalla sua parte destra (o sinistra?) del cervello il complesso d’inferiorità verso Justine Henin. Enfatizzate i C’Mon di Hewitt o glissate su di essi, a vostro piacimento. Siate creativi. Se non accettate il fatto che il Rexall Centre – sede degli Open del Canada femminili di Toronto - sia semi-deserto nel giorno delle semifinali, ponete pure l’accento sul tutto esaurito dell’impianto in quella data; in fondo state mentendo per il bene del Tennis. Osate. Se la notizia della conclusione della love story tra Martina Hingis e Radek Stepanek vi ha spezzato il cuore, non indugiate nell’ideare un happy end caramelloso che vede i due ricongiungersi dopo mille tormenti e qualche scivolone nel ranking. Naturalmente avete piena facoltà di cambiare anche il nome del protagonista, e farlo diventare, chessò, “il Sedicente Giornalista”, “Joe Cloroformio”, “Kolumnist”, “Repubblicano Newyorkese”, “Democratico dell’Oklahoma”, “Pancho il Sinistrorso”, “Salim la Locusta”, “Hugo lo Sciamano”.

Le menti più creative possono sfrondare le sezioni dedicate al tennis e dare al reportage un taglio più picaresco. Ad esempio, la parte dedicata all’analisi dell’arsenale dei colpi a rimbalzo di Vince Spadea può agevolmente essere omessa a favore del report di una notte infuocata trascorsa con una cameriera portoricana in motel di Redondo Beach. La digressione sul “favoloso mondo di Sania Mirza” può tranquillamente essere ridotta all’osso, per far posto ad un resoconto sulle leccornie gustate tra un inno nazionalista e l’altro all’interno di un accogliente ristorante basco (a conduzione familiare) sulla Mission Street, a San Francisco. Che senso avrebbe dilungarsi sul fragore del grugnito di Maria Sharapova o sulla discontinuità del rendimento del suo servizio quando vostro nipote intende render pubblico il suo diario su una fantasmagorica giornata trascorsa nel covo dei pirati del parco dei divertimenti di Legoland (a Carlsbad)?

Scacciate dalla mente ogni dubbio sulla qualità del vostro intervento e sull’eventualità che esso possa compromettere l’attrattività originaria dell’opera. L’autore vi assicura a priori sul fatto che esistono (e sono stati pubblicati) lavori di gran lunga, ma di gran lunga peggiori. Qualche esempio di micidiale boiata? La materia calcistica offre un vasto campionario di composizioni sconcertanti, tra le quali vale la pena di segnalare il saggio sulla moviola in campo e sul ripristino del sorteggio integrale (senza fasce) per la designazione dei direttori di gara, scritto da Giampaolo Parolai e il libro-inchiesta sulle notti brave dei calciatori italiani, prodotto del vulcanico ingegno di Mariano Julius De Oratiis (con allegato un cd-rom contenente un reportage fotografico di circa 400 scatti rubati alla movida pallonara), concluso con la prevedibile richiesta di azzeramento dei vertici della Lega e della FederCalcio e di contestuale nomina governativa di Presidenti a Amministratori di garanzia.

Se trovate convincente la rielaborazione dei contenuti, l’autore vi invita caldamente a non indugiare nell’opera di divulgazione, e vi propone di spedire una copia del manoscritto (o del floppy disk contenente la totalità delle modifiche apportate) al seguente indirizzo: 802 Arguello Street - San Francisco, CA 94118, o, in alternativa, di inviare il file contenente il testo riscritto in allegato – possibilmente privo di virus – ad una e-mail indirizzato a pricaldi@yahoo.com In segno di riconoscenza della vostra solerzia riceverete in cambio il Video-Backstage del reporatage, 25 minuti di adrenalina pura con sequenze mozzafiato la cui visione corroderà la vostra psiche. L’autore avra’ cura di assemblare l’intera produzione e si impegna fin da ora a pubblicare a sue spese un’opera collettanea dal titolo provvisorio “Rivisatazione romanzata del brogliaccio di Paolo Ricaldi sugli US Open Series 2007”. L’autore, infine, desidera ringraziare in anticipo quanti contribuiranno a migliorare gli aspetti tecnici e la qualità generale di questa sghemba ricostruzione di una stagione tennistica a dir poco memorabile.

CHIAVE DI LETTURA DEL REPORTAGE. Molti di voi converranno sul sillogismo in base al quale la spazzatura non potrà mai essere eletta a forma d’arte; l’egocentrismo è spazzatura; l’autocelebrazione mascherata da nonfiction è un’operazione subdola e priva di ogni dignità artistica.

ANTEFATTO. Nei mesi che precedettero la composizione di questo reportage, l’Autore ebbe un breve ma intenso scambio di battute con un certo Kenichi, per gli amici Ken o Kenny, iper-competente commesso di Amoeba Music – il negozio di dischi preferito da giovani e meno giovani alternativi californiani – che a San Francisco ha la sua logisticamente indovinatissima sede al 1855 di Haight Street, nel cuore del quartiere Haight-Ashbury, luogo simbolo della contro cultura americana. Kenny Yamamoto – l’Autore conosce anche il suo cognome perche’ viene da questi periodamente inondato di spamming sui nuovi arrivi e sulle hit del momento, il cui mittente per l’appunto è ken.yamamoto@amoeba.com - è lo stereotipo del figlio naturale della cosiddetta Generazione Z, cresciuta a pane, skateboard e tecnologia di largo consumo, che disprezza gli show nazional popolari come American Idol e si identifica nell’universo (microcosmo?) tratteggiato dai film di Kathryn Bigelow. Kenny incrociò l’Autore nel reparto vinili usati di Amoeba, mentre quest’ultimo curiosava tra i classici reggae dello Studio One, lo salutò e gli chiese come andava con i suoi articoli, cosa c’era di nuovo, se i giapponesi vinceranno mai un torneo dello Slam (da verificare). L’Autore disse che scrivere di tennis stava diventando maledettamente ripetitivo, che lo sport in quanto tale è troppo ancorato alla realtà e si presta poco a recepire le imbeccate della sua immaginazione e altre affermazioni non (in)degne di nota. Capisco disse il commesso, che indossava una trasparente, quasi priva di consistenza camicia bianca di batista, ma se fossi in te non mi preoccuperei affatto di quello che scrivo, di come lo scrivo e di chi lo legge. Tanto domani sarà tutto dimenticato e nulla sarà riparato. Wow! Grandioso, no? L’inebetito autore sorrise d’istinto ma subito dopo corrugò la fronte palesemente confuso: ignorava che il suo conoscente stesse citando Milan Kundera (lo Scherzo, 1969). Ad ogni modo quell’aforisma ebbe un efficacia più profonda, anche se differita nel tempo, poiché l’Autore, a distanza di tre mesi da quel simpatico siparietto, ripensò a quelle parole e a quell’aforisma, prima di accettare un offerta editoriale che gli venne presentata più o meno con le testuali parole: “vai, giri per tornei alla grande, torni e racconti quello che hai visto”.

Friday, May 11, 2007

Internazionali Città di Prato U18: Quarti di finale

Gran risultato per il 16enne partenopeo Enrico Fioravante, che si impone sullo sloveno Jan Tavcar e vola in semifinale del Torneo Internazionale Under 18 Città di Prato, eguagliando il risultato ottenuto lo scorso anno da Davide Della Tommasina (che fu sconfitto a Prato in SF dall’estone Jurgen Zopp). Sconfitti nei quarti Bortolotti, la Di Batte e la Grymalska. Vittorie pesanti, contro pronostico, per Johanna Konta e Romana Tabakova. Semifinali in programma sabato 12 maggio, a partire dalle ore 10.
Boys
[WC] Fioravante (ITA) d. [10] Tavcar (SLO) 3-6 6-1 6-4
[7] Vucic (SRB) d. [13] Martire (ARG) d. 4-6 6-3 9-7
[Q] Andreozzi (ARG) d. [Q] Bortolotti (ITA) 6-4 6-4
[5] Zinyakov (RUS) d. [2] Kukhalashvili (GEO) 6-4 6-3
Girls
[Q] Konta (AUS) d. [6] Vogt (LIE) 7-6 6-1
[3] Jovanovski (SRB) d. Grymalska (ITA) 6-4 6-1
[7] Berkova (CZE) d. [4] Di Batte (ITA) 7-5 6-4
[8] Tabakova (SVK) d. [2] N. Kichenok [UKR] 6-1 6-2

Pemulis intervista Ana Ivanovic


Pemulis intervista la serbian sensation Ana Ivanovic, in esclusiva per la Settimana Sportiva.

P.S.: il timore non infondato è che parti dell’intervista saranno puntualmente copiate dai simpatici colleghi che – distrattamente – ometteranno di citare la fonte. Smemorati!

Da Roma a Prato, la musica non cambia.

Se non seguo Volandri, Volandri vince. E’ matematico. Credo di averlo visto vincere solo una volta, l’anno scorso in occasione finale del Torneo ATP di Palermo contro Lapentti. Per il bene del tennis piza e spaghetti ho deciso di non assitere piu’ ai suoi match. Scherzi a parte, complimenti a Filippo – una vittoria contro Federer è il biglietto da visita di un tennista professionista, entra a pieno titolo nel suo curriculum e permette di fare cassa con gli sponsor – e complimenti a Poto, che ha perso la maratona contro il maratoneta per antonomasia Kolya Davydenko, dimostrando comunque di essere tra i primi 10-15 giocatori al mondo sulla terra rossa. L’impresa di Volandri entra per la prima volta nella storia tra le breaking news dei tg, e su questo ci sarebbe molto da dire, ma preferisco astenermi e aspettare di leggere l’editoriale del buon Enzo Anderloni su T.I. – capofila della crociata contro i Media oscurantisti e oscuratori.
Se il Foro Italico è il luogo simbolo del ‘Nuovo Rinascimento” del Tennis Italiano, il Tennis Club di Prato è la venue di bel Torneo di “Avanguardia Tennistini”, in cui i professionisti di domani stanno dando vita a match spettacolari, alcuni dei quali di qualita’ realmente elevata. Il Volandri della città laniera è il sedicenne napoletano Enrico Fioravante, il quale – dopo aver preso a pallate il testa di serie n.1 Cristobal Saavedra – ieri a battuto un Giannessi in fiducia e oggi si giochera’ un posto in semifinale contro il solido sloveno Janaki Tavcar, che ha liquidato senza problemi il beniamino locale Lorenzo Papasidero, pratese e tesserato proprio per il circolo di via Firenze. Da seguire anche il reggiano Marco Bortolotti, proveniente dalle qualificazioni, che ieri ha portato la sua striscia vincente a 6 match, imponendosi contro il francese Obry, e guadagnando l’accesso ai quarti di finale. Sempre ieri ha arrestato la sua corsa il russo Donskoy, fresco vincitore della Guru Cup a Salsomaggiore. Se dovessi fare due nomi per la finale direi Tavcar vs Zinyakov, ma nei tornei junior – si sà – può succedere di tutto. Le sorprese non sono mancate sul fronte femminile, dove la gemella Lyudmila Kichenok n.1 del seeding – che la settimana scorsa aveva battuto Michelle Larcher De Brito a Salso – è stata piegata dalla regolarità della 15enne australiana (residente a Barcellona presso la Sanchez-Casal Academy) Johanna Konta, già vincitrice due settimane fa’ del Grade 3 - Campeonatos Internacionales Junior de Tenis de la Comunidad Valenciana, a Villena. Sconfitta 6-2 al terzo per Martina Trevisan, che esce dal torneo dopo aver mostrato tanta qualità e un gran potenziale di crescita. Vincono in tre set Di Batte e Grymalska, che oggi affronteranno rispettivamente Andrea Berkova (n.7 del seeding) e Bojana Jovanovski (n.3 del seeding) per un posto in semifinale.
Risultati di giovedì 10 maggio:
Girls
[Q] Konta (AUS) d. [1] L. Kichenok [UKR] 6-1 6-1
[6] Vogt (LIE) d. Vierin (ITA) 6-1 6-3
[3] Jovanovski (SRB) d. [Q] Caregaro (ITA)
Grymalska (ITA) d. [LL] Cigui (ITA) 6-2 3-6 6-2
[7] Berkova (CZE) d. [LL] Denti (ITA) 6-1 6-0
[4] Di Batte (ITA) d. Cunuganti (IND) 3-6 6-1 6-2
[8] Tabakova (SVK) d. [WC] Trevisan (ITA) 6-2 6-7(11) 6-2
[2] N. Kichenok [UKR] d. Meccico (ITA) 6-3 4-6 6-2
Boys
[WC] Fioravante (ITA) d. Giannessi (ITA) 7-5 6-1
[10] Tavcar (SLO) d. Papasidero (ITA) 6-2 6-3
[13] Martire (ARG) d. [3] Donskoy (RUS) 6-1 6-4
[7] Vucic (SRB) d. Puget (FRA) 6-2 6-1
[Q] Andreozzi (ARG) d. [WC] Paciello (ITA) 7-6(4) 6-0
[Q] Bortolotti (ITA) d. [Q] Obry (FRA) 7-5 6-2
[5] Zinyakov (RUS) d. [11] Pauffley (GBR) 6-4 6-2
[2] Kukhalashvili (GEO) d. [14] Pospisil (CAN) 6-1 4-6 6-1

Tuesday, May 08, 2007

Torneo ITF Junior Città di Prato. Risultati 1R


Sui campi di Via Firenze a Prato, oggi - martedì 8 maggio - si è giocato il primo turno del Torneo ITF Under 18 / Grade 2, alla sua 25esima edizione. Buona performance degli italiani impegnati. L'impresa del giorno è sicuramente quella di Giannessi su Miccini, un affermazione netta 6-3 6-1. Vincono in rimonta in rimonta Martina Trevisan (prima vittoria in un torneo Under 18 per la 13enne toscana) e Giorgio Portaluri. Gran bella prova di Anastasia Grymalska, che manda a casa la slovacca Sirilova, n. 78 ITF ranking e testa di serie n.5 del Torneo. Nessun problema per Vogt, Jovanovski, Di Batte e Nadiya Kichenok (in foto). Vi riporto i risultati dei match principali della giornata:

1R Girls
Grymalska (ITA) d. [5] Sirilova (SVK) 6-3 6-2
[6] Vogt (LIE) d. Pimkina (RUS) 6-1 6-1
[3] Jovanovski d. Pipiya (RUS) 6-1 6-0
[8] Tabakova d. Kamenskaya (RUS) 7-6 7-5
[2] N. Kichenok (UKR) d. Majsak (BLR) 6-2 6-0
[4]Di Batte (ITA) d. Segarelli (DOM) 6-0 6-3
M. Trevisan (ITA) d. Gorgodze (GEO) 5-7 6-4 7-5
1R Boys
Andreozzi (ITA) d. Abbondazieri (ITA) 6-2 6-2
Crepaldi (ITA) d. Lang (AUT) 6-2 6-2
Portaluri (ITA) d. Kontinen (FIN) 6-7 6-4 7-5
Giannessi (ITA) d. Miccini (ITA) 6-3 6-1
Papasidero (ITA) d. Sinicropi (ITA) 2-6 6-4 6-4

Starace vs Ferrero. Sondaggio

Dopo il disastroso avvio nel torneo di qualificazione, i tennisti italiani impegnati al foro italico si riscattano con due vittorie convincenti, che portano la firma di Bracciali e Starace. Coach Rianna sara’ molto soddisfatto. Con particolare riferimento al tennista campano, vorrei lanciare un sondaggio, per chiedervi quante chance ha il Poto visto contro Calleri di battere JCF (Juan Carlos Ferrero). Aspetto di conoscere le vostre opinioni.

Thursday, May 03, 2007

Blog da Salsomaggiore. 24th Guru Cup, 2R.

Molti tennisti somigliano a bagnini, con quel tipo di abbronzatura inconfondibile che pare sia penetrata sotto pelle e che resterà intatta e insensibile al mutare delle stagioni, ma la pelle chiara di Camila Giorgi non si abbronza nè si scotta, anche se, mentre gioca, diventa rossa in viso per lo sforzo. In questo momento sono le 13:00 di martedì 1 maggio 2007, sul campo n.1 del Tennis Club di Salsomaggiore, un complesso immerso nel verde del parco Chini, a un centinaio di metri dal sontuoso palazzo liberty delle Terme Berzieri. E' il secondo turno di uno dei 5 tornei internazionali under 18 organizzati nel nostro Paese. Un minicircuito sulla terra rossa, che si apre a Firenze e ha il suo gran finale negli Internazionali di Milano (Trofeo Bonfiglio), passando attraverso Salsomaggiore, Prato e Santa Croce. L'acustica di un campo da tennis con pochi spettatori è strabiliante - si avverte ogni respiro, ogni sfregamento delle scarpe che scivolano sulla terra, il pang intimidatorio della palla colpita nello sweet spot.
Camila Giorgi, come molti adolescenti in fase di evoluzione tecnica che provano a spingere e ad accelerare il ritmo, ha il problema del controllo dei colpi. La sua avversaria, la livornese Alessandra Di Batte, è una solida (di solito) giocatrice da terra rossa con un buon rovescio bimane ed una discreta velocità di braccio. E' la Giorgi a fare la partita (e gli errori), con la collaborazione della Di Batte troppo contratta e nervosa per buona parte del match. E alla fine il risultato premierà la figlia del simpatico quanto pittoresco Sergio Giorgi, che segue e commenta il match in compagnia di Sebastien Durand, physical trainer della Mouratoglou Tennis Academy. Camila, migliorata nella meccanica della prima di servizio e molto rapida negli spostamenti laterali, si impone 7-6 6-4 e nel terzo turno affronterà Stephanie Vogt, del Liechtenstein, una giocatrice in fiducia, con molte variazioni da fondocampo. L'arrendevole Di Batte non è l'unica del Centro Federale di Tirrenia ad essere estromessa nei primi due turni del Torneo di Salso. Il mancino spezzino Alessandro Giannessi - alias "Gianna" - perde 7-6 7-6 dal fisicamente dotato e volitivo polacco Jerzy Janowicz (che al primo turno aveva mandato a casa Speronello), dopo aver sprecato due set point in entrambi i set. L'upset del giorno è rappresentato dalla sconfitta di Claudia Giovine, consumata sotto gli occhi sconcertati di mamma Elvy Intiglietta (responsabile tecnico femminile a Tirrenia), per mano della minuta 16enne tedesca Linda Berlinecke, n.300 del ranking ITF, che al primo turno aveva concesso soli 5 game ad Anastasia Grimalska (altro "pulcino" del Centro Federale). Mentre Della Tommasina, Papasidero e Piludu sono stati scofitti ieri, nel match d’esordio.
Girando tra i campi, ci siamo fatti un'idea su cosa effettivamente manchi a tanti giocatori, non solo italiani, per imporsi a livelli elevati. Il tennis è uno sport con una bellezza metafisica straordinaria che, come tale, richiede una forza interiore ed una capacità di concentrazione quasi ascetiche. A livello juniores sono in pochi a possederle, a prevalere è l'Ansia della sconfitta, surrogato agonistico delle piccole ansie di frustrazione giovanile. Chi non riesce, nei momenti critici, ad eludere la paura e a mettere in pratica un clichè tanto banale quanto difficile da attuare come "un punto alla volta" o "qui mi devo concentrare", ha delle serie probabilità di perdere. Chi mostra di avere una gran forza mentale a corredo di una tecnica eccellente, è senz'altro Giacomo Miccini, vincitore in tre set (7-6 5-7 6-2) contro un avversario ostico come il palermitano Antonio Comporto. Michelle Larcher De Brito ci ha parlato del suo primo approccio alla "sconosciuta" terra rossa e di come sia difficile adattare il suo gioco a questa superficie. E in effetti, il match della portoghese ha confermato le sue difficoltà nel regolare la quindicenne romana Carolina Pillot, che ha fatto il possibile (e l'impossibile) per arginare la potenza di fuoco di Michelle. Volendo segnalare qualche nome tra i talentini visti all'opera in questa mite giornata primaverile, la nostra preferenza ricade sulla possente slovena Polona Hercog, classe 1991 - che ha rifilato un pesante 6-0 6-1 ad una sempre più in crisi Elena Chernyakova, alla quarta sconfitta consecutiva al primo turno - sul talentuoso furetto olandese Xander Spong - che ha compiuto dei progressi notevoli negli ultimi mesi - e sul bombardiere macedone Ilija Martinoski, runner up la settimana scorsa nel prestigioso Torneo di Beaulieu sur Mer e nostro favorito qui in terra d'Emilia. La palla più pesante del torneo è, neanche a dirlo, quella di Michelle Larcher De Brito, che se riesce ad appoggiarsi bene è devastante. Anche sulla terra.

Esibizione a Maiorca: Nadal vince la battaglia delle superfici

Questo pazzo, pazzo tennis!!!

Thursday, April 26, 2007

La Nemesi di Roger

Decima, prima. Ciak. Motore. Azione. Le braccia di Roger Federer sono ben tese e rigide all’inizio del movimento del servizio. Rafael Nadal oscilla sui talloni mentre aspetta. Lo svizzero inizia la sequenza a piccoli segmenti, fotogramma per fotogramma, lancia la palla per aria e serve in profondità sul rovescio dell’avversario, facendolo spostare molto. La fine dell’avvitamento porta naturalmente Roger a rete, per inerzia, seguendo il servizio. Rafa si allunga per mettere in campo una risposta corta e molliccia di rovescio lungo linea e si muove verso il centro del campo. A quel punto Federer chiude comodamente il punto con un dritto a uscire, colpendo cosi’ forte che la muscolatura dell’avambraccio destro si gonfia.
Il primo punto della finale del Torneo di Monte Carlo 2007 è il prologo di un match che non c’e’ stato, in cui il n.1 al mondo è stato regolato con un perentorio periodico 6-4 6-4, in 1 ora e 35 minuti. Un match che per comodità possiamo suddividere in due tempi. Nei primi 38’, corrispondenti agli 8 game iniziali, Roger gioca match pari, spreca tre palle break, non convertite a causa di due dritti scheggiati dall’elvetico e di un servizio vincente di Nadal. Nel nono game assistiamo alla svolta del match. Federer al servizio va sotto 0-40 dopo tre errori gratuiti su palle apparentemente non aggressive (2 dritti larghi e un rovescio affossato), subisce un parziale di 7 punti a 1, viene breakkato e permette a Rafa di servire per il set sul 5-4. Dal quel momento in poi, Re Leone smarrisce la liquida fluidità dei suoi movimenti ad alta velocità, e colleziona una serie di errori non forzati (che alla fine del match saranno 38). Il primo set scivola via in 47 minuti, nel secondo set Roger sbaglia anche le volèe abbastanza comode e Nadal, senza fare nulla di straordinario rispetto al suo standard di gioco, porta a casa tranquillamente il match.
Il quinto vinto sulla terra rossa, su cinque disputati. La spiegazione tecnica più convincente di un bilancio così negativo del n.1 al mondo risiede nella combinazione del suo stile gioco con quello di Rafa. Federer gioca per fare il punto, non per far sbagliare l’avversario. Soprattutto con il dritto imprime una forte accelerazione di ritmo e gioca con un basso margine di sicurezza. Se prestate attenzione al finale di questo colpo, vedete che molto spesso è orizzontale, con il braccio racchetta che termina ben al di sotto della spalla sinistra. E’ un colpo che mette pressione all’avversario, ma se il timing non è perfetto vi è un rischio elevato di perderne il controllo. E la palla lavorata di Rafa, con un grande top spin che la fa saltare parecchio dopo il rimbalzo, non favorisce di sicuro il timing dello svizzero. Tra l’altro, se giochi contro Nadal da fondocampo e pensi di farlo correre, lui ti farà correre avanti e indietro come un matto, ti mangerà vivo, poi ti sputerà fuori e camminerà sulle tue ossa.
A questo punto, è difficile che Federer possa battere Nadal sul rosso, è semi-impossibile che possa farlo senza apportare delle variazioni tattiche. Abbiamo notato che il n.1 gioca pochissime smorzate, contro un avversario che abitualmente è tre metri fuori dal campo, e rari colpi incrociati stretti. Entrambe le soluzioni costringerebbero Nadal ad avanzare e lo porterebbero fuori dalla sua “confort zone”, a giocare di volo, e in ogni caso varierebbero il ritmo dello scambio. Inoltre Roger farebbe bene a servire una più elevata percentuale di prime: il 55% non è sufficiente per battere Rafa. Una prima più lavorata e meno veloce, meglio se servita al corpo dello spagnolo. Nonostante l’esito della sfida al Country Club di Monte Carlo, lo svizzero ci sembra in ogni caso l’avversario più attrezzato per interrompere la striscia vincente di Nadal sulla landa color terra cotta. La nostra rosa degli sfidanti è circoscritta a tre nomi: nell’ordine, Federer, Canas e Djokovic. Per il resto degli avversari temiamo che lo spagnolo sia ingiocabile.

Tuesday, April 24, 2007

Finale Monte Carlo 2007: higlights

Monday, April 23, 2007

Verso il nuovo miracolo italiano?


I quattro Ties dei Quarti di Finale di Federation Cup si concludono tutti col medesimo risultato: 5 a 0 a favore del Paese che ospita la sfida. Tra le quattro, Italia vs Cina era la piu’ equilibrata sulla carta, ed è stata anche, forse, quella dal risultato piu’ bugiardo, perche’: Flavia Pennetta ha annullato tre match point a Shuai Peng, costretta poi al ritiro sul 3 a 0 nel terzo set; Tax Garbin e’ stata sotto di un break nel terzo set contro la soprendente Zhang, n.212 al mondo. Che dire...”a win a is win”, e il 14 luglio affronteremo la Francia in semifinale. Mauresmo, Golovin, Dechy, Razzano, Bremond dovrebbero avere vita facile contro le nostre atlete. L’anno scorso ci fu’ il miracolo-Schiavone che superò la Mauresmo. I miracoli si ripetono?

Nadal ha la meglio su Federer

Il decimo atto della sfida tra Roger Federer e Rafael Nadal si conclude con una vittoria netta dello spagnolo, che conquista per la terza volta consecutiva il Torneo di Monte Carlo. 6-4 6-4 in 95 minuti. Federer gioca bene i primi otto game, durante i quali si procura tre palle break, annullate dall’avversario. Dal nono gioco del primo set in poi, Nadal ha vita facile, la sua palla pesante crea non pochi problemi a Federer, che concludera’ il match con 38 errori non forzati (e 19 vincenti), contro i 19 (e 19 vincenti) dell’avversario. A questo punto:
Federer farebbe bene a licenziare Tony Roche?
Chi ha qualche chance di interrompere la striscia di 67 vittorie consecutive di Nadal sulla terra rossa?
La sconfitta netta di ieri incidera’ sul morale dello svizzero in vista del French Open?

Thursday, April 19, 2007

How She Is Hungry


Sono trascorsi oltre dieci anni dai tempi in cui la ragazzona serba dai lineamenti asiatici cenava con altri cento ragazzi nella sala mensa dell'Accademia di Nick Bollettieri, un refettorio molto ampio con i pannelli di legno alle pareti e i ventilatori appesi sul soffitto per combattere l'odore acre e leggermente acidulo dei cibi preparati per molte persone. Dieci anni, tennisticamente parlando, sono un secolo. E nel XXI secolo, la 22enne serba Jelena Jankovic è passata dal pane povero di glutine, e dal succo di mirtillo, ai menu sofisticati dei ristoranti internazionali. Ma la fame agonistica è sempre la stessa. Jelena non ha mai smesso di addentare l'avversaria di turno, come se fosse il polso di un assalitore malintenzionato. Gli addetti ai lavori lo chiamano "killer instinct". La qualità che le ha permesso di domare le grandi colpitrici del circuito, di sollevare il primo trofeo importante a Charleston, il torneo preferito da Chris Evert e da Steffi Graf, e di entrare tra le prime sette del ranking mondiale.
Con Kim Clijsters ormai avviata sul sentiero del prepensionamento, la Jankovic è la migliore incontrista in attività. E con la belga ha non pochi punti in comune: un rovescio lungo linea da manuale, un tennis molto solido, con colpi compatti, efficaci anche con poca apertura, e un servizio che non punge. Forse Kimmie è più forte mentalmente, ma Jelena è superiore sul piano fisico, dotata di un gioco di gambe straordinario che le permette di avere un timing perfetto nei colpi a rimbalzo. Da buona incontrista, o counter-puncher che dir si voglia, non ha una gran velocità di palla, ma usa la velocità generata dall'avversaria per trasformare situazioni difensive in situazioni offensive. Nella finale del Torneo di Charleston (vinta 6-2 6-2 contro Dinara Safina), ha dimostrato di avere anche una eccellente visione di palla, perchè non è facile giocare con le folate di vento che disegnano traiettorie e curve misteriose. La vittoria nella città "santa" della Carolina del Sud chiude un ciclo impressionante. Dal gennaio 2007 in tre mesi e mezzo la serba ha giocato 10 tornei, vincendone due, per un totale di 36 partite, di cui 28 vittorie e 8 sconfitte, e 1430 ranking points (seconda dietro Serena Williams nella Race del 2007). I numeri sono da playstation, più che da tennis professionistico. Ha disputato il torneo di Doha con una caviglia distorta, che non le ha impedito di giungere in semifinale, somministrando, tra l'altro, un umiliante 6-0 6-1 alla povera Maria Elena Camerin. A Charleston, se si esclude la semifinale giocata contro Venus Williams, ha concesso alle avversarie (Rodionova, Santangelo, Srebotnik, Safina) le briciole di 11 game in 8 set. Sul piano tecnico soltanto Serena Williams, Justine Henin, Kim Clijsters e Amelie Mauresmo sono superiori alla serba. Con le ultime due fuori gioco, Jelena - se si gestisce bene e se gioca concentrata nei punti importanti come ha fatto contro Venus Williams - ha la chance di entrare nel podio mondiale. Il Roland Garros rappresenterà un test molto importante, proprio perché la terra rossa potrebbe esaltare le caratteristiche della Jankovic che, tra l'altro, a Parigi ha anche pochi punti da difendere.
Charleston, oltre ad incoronare Jelena, ha anche mostrato i limiti di Venus Williams. Troppi errori da over-hitting, soprattutto col diritto, un servizio erratico (a differenza della sorella Serena) e poca lucidità nei punti importanti (la volée di rovescio sbagliata sul 5-4 nel tiebreak decisivo contro Jelena grida ancora vendetta). Concludiamo la nostra rassegna settimanale, rispondendo alle tante mail inviateci dai fan di Martina Hingis, preoccupati per la crisi di risultati della loro beniamina. Proviamo a lanciare una proposta provocatoria: in questa fase della stagione non le farebbe male passare un paio di settimane da Nick Bollettieri. Lo ha già fatto nel 1998, quando aveva iniziato a prender le prime stese dalle Williams. I problemi sono sempre gli stessi: se Martina viene presa a pallate, e le viene rubato il tempo nello scambio, non ha la possibilità di utilizzare la sue skill nel disegnare il campo, creare angoli e spostare l'avversaria. Martina ha bisogno di un servizio più robusto e di una palla più pesante per competere con le più forti. Chi meglio di Nick potrebbe aiutarla?

Tuesday, April 17, 2007

Almagro vs Starace. Sondaggio

Cari Amici del blog,
vorremmo lanciare un sondaggio. Dietrologia a parte, chi pensa che Poto Starace avrebbe potuto vincere contro Almagro con un atteggiamento meno passivo dopo il primo set? Oppure ritenete che quando Almagro ha elevato il suo livello di gioco, Poto era spacciato in ogni caso?

Tuesday, April 10, 2007

Il salto di qualita' di Tatiana


Dopo tre finali perse - Birmingham 2004 (sconfitta da Maria Sharapova), Tokyo Japan Open 2005 (sconfitta da Nicole Vaidisova), Stoccarda 2006 (sconfitta da Nadia Petrova) – al quarto tentativo Tatiana Golovin solleva il primo trofeo della sua carriera da professionista sulla terra verde di Amelia Island. N. 19 del ranking mondiale a 19 anni e due mesi, è ad un passo dal suo best ranking (n.18 al mondo) ottenuto nell’aprile del 2005. Attaccante da fondocampo, Tatiana non ha colpi definitivi, gioca un tennis ad alta percentuale, ma gioca bene quasi tutti i colpi: gran diritto anticipato, rovescio solido e profondo, eccellente la smorzata di rovescio, decisamente migliorata nel gioco di volo, buon gioco difensivo con cambi di ritmo e passanti incrociati di rovescio in corsa. L’unico punto debole della francese è la seconda di servizio, poco lavorata e spesso abbastanza corta.
I fattori chiave che le hanno permesso di vincere il titolo in Florida e di proporsi come temibile outsider nella stagione sulla terra sono essenzialmente due: grande concentrazione e spostamenti eccellenti.

Thursday, April 05, 2007

L'unico uomo utile alle donne.

Larry Scott è un sagace politico, oltre che un abile manager. Quando nell’aprile del 2003 l’allora 39enne newyorkese, con un passato trascurabile da tennista professionista nella seconda metà degli anni ottanta e con nove anni di preziosa esperienza come manager nell’ATP, venne nominato ai vertici della Wta - l'organismo che gestisce il tennis femminile - Scott ereditò una situazione finanziaria ed organizzativa allo sbando. Dopo la fine della partnership con la Sanex – uno dei principali brand della conglomerata statunitense Sara Lee Corporation – i ricavi del Tour si erano quasi dimezzati, i membri del board della Wta trascorrevano la maggior parte del tempo a litigare tra loro ed il deficit dell’organismo cresceva drammaticamente. Scott, da subito, fece varare un piano industriale quinquennale, alleggerì il consiglio d’amministrazione, portandolo da 11 a 8 membri, incluso un docente di Relazioni Umane ad Harvard che venne cooptato nel board per facilitare i processi decisionali. Ma l’intuizione più importante fu quella di abbandonare l’idea di uno sponsor unico per il Tour e di associare alla Wta uno sponsor diverso per ciascuna macroarea geografica: Whirlpool in Europa, Dubai Duty Free in Asia, Africa e Medio Oriente, Tom Group (brand di Hutchison Wampoa) in Cina. I ricavi della Wta registrarono un incremento del 15%, il totale dei prize money passò da 52 a 58 milioni di dollari nel giro di un anno.
Scott rivelò presto le sue doti di abile politico, poichè riuscì a far dialogare tra loro e con la Wta “un arcipelago di isole indipendenti” (cioé le giocatrici, gli organizzatori dei tornei, le compagnie di management, l’ITF che sovraintende ai tornei del Grande Slam) che spesso agivano in competizione le une con le altre. Il CEO della Wta fece in modo che tutti remassero nella stessa direzione. Con Scott al vertice la Wta ha rinnovato la sua partnership con Eurosport, siglando il più importante accordo televisivo nella storia del tennis femminile. L’accordo ha garantito ad Eurosport i diritti televisivi internazionali esclusivi in Europa dei principali tornei del Tour (10 Tier I, 15 Tier II e il Master), che verranno trasmessi in 54 Paesi e raggiungeranno 108 milioni di famiglie. Inoltre il deal ha previsto l’impegno a migliorare la visibilità del tennis femminile e a valorizzare le sinergia tra sport e intrattenimento, con l’introduzione di programmi innovativi che avvicinano le giocatrici ai fan, come “Get Closer To The Tour” e “Tatiana’s World”. L’ex Vice Presidente Esecutivo dell’ATP è stato anche l’architetto del deal dei deal, l’accordo di sponsorizzazione da 88 milioni di dollari con Sony Ericsson.
Ma uno sport come il tennis, per attrarre sponsor danarosi e per rendere il gioco più divertente per gli spettatori, deve puntare molto sulla personalità degli atleti ed esaltare le rivalità (presunte o reali) che appassionano il pubblico. Per fare questo è indispensabile preservare la salute dei migliori giocatori ed evitare che disertino gli eventi importanti dal punto di vista mediatico. Gli addetti ai lavori e i grandi appassionati sapranno che ogni torneo ha la sua player commitment formula da rispettare: un Tier I da $ 1.340.000 deve annoverare almeno 3 Top Ten in tabellone: un Tier II di serie A deve avere almeno 2 Top Ten nel suo player field. A Larry Scott le regole vigenti non piacciono granché e l’obiettivo della fase finale della sua Roadmap è proprio quello di assicurare la partecipazione di un numero maggiore di Top Player nei Tornei che contano.
Secondo quando deciso il 26 marzo dal board della Wta, infatti, a partire dal 2009 il calendario del Tour verrà stravolto e le regole vigenti verranno radicalmente riformate in base alle seguenti linee guida:
- Il calendario del Tour verrà alleggerito e si chiuderà ad ottobre con il Master, in modo da concedere alle atlete almeno 9 settimane di pausa prima dell’avvio della nuova stagione.
- I Tornei Tier I e Tier II (25 in totale) spariranno e saranno sostituiti da 20 Tornei Premier, ancorati a quattro Super-Tornei obbligatori (i c.d. “gioielli della corona”), Indian Wells, Key Biscayne, Madrid e Pechino, con monte premi minimo di 4 milioni di dollari e equal prize money.
- I Tornei obbligatori saranno ridotti da 13 a 10 (i 4 “crown-jewels” + i 4 Slam + altri 2 tornei), ma le Top Ten daranno forfait senza giustificato motivo saranno sospese dalle competizioni per i 2 tornei premier successivi (ad esempio se Serena dovesse boicottare Indian Wells, non potrebbe giocare i successivi tornei di Miami e Charleston).
- Sarà varato un sistema incentivante che collegherà parte del prize money ai ricavi effettivi dei tornei;
- Saranno investiti 200 milioni di dollari per ampliare le sedi dei Tornei, in particolare quelle di Madrid e Pechino, che potrebbero ospitare eventi “combined” come Indian Wells e Miami.
- Il ranking system sarà basato su 16 risultati, nei quali saranno inclusi di diritto quelli dei tornei obbligatori;
- Verrà limitata la possibilità per le Top player di partecipare a tornei al di fuori dei seguenti 20 eventi premier: Berlino, Eastbourne, Madrid, Mosca, Parigi, Roma, Stoccarda, Charleston, Cincinnati, Indian Wells, Los Angeles, Miami, Montreal/Toronto, New Haven, Stanford, Pechino, Doha, Dubai, Sydney, Tokyo. I tornei esclusi da quest’ultima lista, come San Diego, Zurigo, Anversa, Lussemburgo e Amelia Island saranno di fatto declassati.
Il primo effetto dell’annuncio della radicale riorganizzazione del Tour? Richard Williams ha minacciato di agire legalmente contro la Wta, se costringerà le sue figlie a partecipare al torneo di Indian Wells, un torneo boicottato dalle Williams dopo la finale del 2001, in cui Serena venne fischiata e apostrofata con epiteti (a detta di papà Richard) razzisti dal pubblico californiano deluso dal ritiro di Venus che nella semifinale attesa tra le due sorelle. La stessa Serena ha dichiarato che le, anche con eventuali nuove regole, le chance di poterla rivedere a Indian Wells sono pari a zero. Ma, si sa, la famiglia Williams è un’isola molto particolare nel grande arcipelago del circuito. La sensazione è che il resto delle top player si adeguerà al nuovo regime annunciato dai colletti bianchi del Tour.

Tuesday, April 03, 2007

Corsi e ricorsi?

Domenica 25 Marzo 1990, Andre Agassi vince il primo dei suoi 6 titoli a Key Biscayne, all’eta’ di 19 anni e 11 mesi. 17 anni dopo, a vincere in Florida e’ Novak Djokovic, all’età di 19 anni e 10 mesi. Il 26 marzo del 1990 Andre era n.4 del ranking, il 2 aprile del 2007 Nole e’ n. 7 dell’ATP ranking. A parte questo, e parte le straordinarie accelerazioni nei colpi a rimbalzo, cos’altro hanno in comune i due?

Terza di Copertina.

"Cementi di Gloria" è l'opera prima di Paolo Ricaldi, aka Mr. Pemulis, che nell'estate 2007 ha girato in lungo e largo i tornei di preparazione agli Us Open - il c.d. minicircuito chiamato Us Open Series - è tornato sano e salvo, anche se un po' intossicato di Tennis, e ci ha raccontato quanto visto, sentito e percepito nel Nuovo Mondo.
In questo reportage, che è un viaggio picaresco nel nordamerica, intorno al "vuoto" dello showbiz, l'autore alterna con grande potenza espressiva cronache sportive esilaranti, pagine di letteratura minimalista, storie surreali, incubi metropolitani abitati da personaggi dai nomi improbabili e aneddoti irresistibili; e lo fa utilizzando una vasta gamma di registri, che vanno dal comico al noir. Ne risulta un inno sghembo al tennis e alla vita in generale, che fa' di Ricaldi, la "next big thing" del panorama letterario mediterraneo.