Nel corso della settimana che si conclude oggi, Pem ha seguito l’amico Gonzo, in trasferta in Brianza per disputare un Torneo di Quarta Categoria. La Brianza in autunno mette un po’ tristezza: strade provinciali tutte uguali, centri commerciali che hanno sostituito le pietre miliari, comuni che dopo il tramonto sembrano villaggi semi abbandonati, stretti da una nebbia che soffoca la vista. Pem e Gonzo di solito si spostano con una jeep da museo, le cui attuali condizioni sono riassunte da un solo aggettivo: blenorragica. A parte questo, Pem e Gonzo in settimana hanno lavorato molto sul servizio e sugli schemi d’attacco, con l’obiettivo di sfondare gli avversari e, in alternativa, di aprirsi il campo con giocate intelligenti. Le cose sembravano funzionare in allenamento, nei primi due match hanno funzionato anche in partita: zero tensione, due facili passeggiate su avversari inermi. Non poteva esserci esordio migliore nel Torneo: 6-1 6-0, la prima partita; 6-3 6-1 la seconda. Morale alle stelle, pertanto, fino a quando, al terzo turno, non c’imbattiamo nel gemello separato alla nascita di Fabrizio Ravanelli. Mr. “Penna Bianca” ha anche una peculiarità tecnico-tattica che c’impensierisce da subito: è della peggior razza degli arrotini, quella che noi chiamiamo la categoria degli “affettatori”. E’ un giocatore che colpisce ogni palla con un taglio sotto esasperato, tale che la palla non si alza dal terreno e, dopo il rimbalzo, sembra schizzare all’indietro. Venendo al punto, lo stralunato, Pem ha assistito, sugli spalti, ad uno snuff movie tennistico: Gonzo è stato letteralmente disintegrato da una tempesta di rovesci “choppati”; Penna Bianca è giunto persino ad umiliarlo con una serie di passanti in back. Punteggio finale: 6-2 6-4 per il “Grigio”. Veniamo al punto: cosa avrebbe dovuto fare Gonzo contro quei back esasperati? In questi casi, esiste un solo rimedio: l’anticipo, altrettanto esasperato. L’apertura viene un po’ sacrificata a beneficio dell’impatto anticipato, con polso ben solido. Piu’ si aspetta la palla, più aumentano le possibilità d’errore. Quando si colpisce, poiché la palla di fatto non rimbalza, bisogna piegare molto le gambe – quasi sfiorare il terreno con le ginocchia – per andare a giocare un colpo profondo. Quanto maggiore sarà la profondità della palla, tanto più difficoltoso sarà per l’avversario affettare la palla. Viceversa, se si accorcia, anche con uno stretto, il Penna Bianca di turno avrà facile nel giocare il suo back in avanzamento. Tutto chiaro, Gonzo?
Sunday, December 17, 2006
Gonzo, Atto Terzo: come perire sotto i colpi di back!
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Michael_Pemulis
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4:38 PM
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Thursday, December 07, 2006
Pemulis & Gonzo: fate finta che sia una finzione!
Questa settimana Pem avrebbe potuto sproloquiare sulla Davis Cup o chiosare sulla Vinci che è tornata alla vittoria in quel di Milano 3, ma per una volta ha deciso di scrivere su eventi reali vissuti in prima persona. Niente d’esaltante, intendiamoci. A volte, tuttavia, riportare fatti reali – cose che succedono ai comuni mortali, non ai top player – puo’ essere non del tutto privo d’attrattiva per chi segue e soprattutto per chi gioca a tennis. L’altra sera Pem era al cinema, si è goduto un’esilarante commedia che forse avrete visto in molti, “La mia Super Ex-Ragazza”, un ironico affresco sul “girl power” interpretato da una superlativa Uma Thurman. Uscendo dalla sala, il nostro inconcludente profeta mancato trova una sorpresa: a piantonare la porta d’uscita c’e’ il suo amico “Gonzo”, che lo attende con un espressione del volto che maschera a fatica un’ansia tremenda. Gonzo è un caro ragazzo, buono come il pane, fa’ l’elettricista a tempo perso, per il resto è quasi totalmente focalizzato sul tennis giocato. Attualmente dovrebbe essere un 4.3, con ampi margini di miglioramento. Gonzo non ha resistito – la gestione dell’ansia per lui è un problema – e, dopo un pomeriggio di riflessione è corso ad acciuffare Pem per condividere gli obiettivi fissati per il 2007. Si sa’, nel tennis è fondamentale darsi degli obiettivi e Gonzo – ansia permettendo – ha le idee abbastanza chiare a riguardo. Pertanto, dopo un breve cenno di saluto, travolge il suo improbabile Guru con un soliloquio lucido quanto impetuoso, costringendolo a cavalcare con la mente la seguente, insidiosa, risacca verbale:
“Pem, non ci crederai ma i tuoi recenti consigli sono stati molto utili. Nel servizio ho lavorato tanto per ampliare lo schema motorio e per ricercare le angolazioni. Credo anche di aver migliorato lo “stretto”, un colpo fondamentale per aprirmi il campo. Questi due colpi mi servono tantissimo per imporre il mio gioco e per muovere l'avversario, io poi che ho la tendenza a restare troppo passivo...(pausa per rifiatare)... nel 2007 il mio obiettivo minimo è di salire a 4.1, credo di avere i mezzi per potercela fare. Per raggiungere quest’obiettivo dovrei: 1) lavorare sulla seconda di servizio - raramente mi prende il giro che vorrei - in particolare sulla velocita' angolare; 2) nella fase preparatoria del diritto percepisco di fare qualche movimento inutile e dispersivo, che mi fa perdere velocita' d’esecuzione e potenza, soprattutto quando arrivo male sulla palla. Tutto questo va chiaramente eliminato; 3) giocare con qualche schema semplice ma efficace: del tipo stretto di diritto e accelerazione di rovescio sul lato sinistro del campo; oppure servizio e diritto; 4) infine, intendo lavorare molto sull’aspetto mentale. In partita a volte ho troppa adrenalina, troppa carica nervosa, il ché mi rende isterico, mi deconcentra. Insomma, non sono un cagasotto, ma ho il problema opposto. E quest’aspetto va assoluamente equilbrato”.
Che ne dite? Per chi ha esperiena a livello di quarta categoria: il piano di lavoro di Gonzo – se ben attuato – sarà sufficiente a raggiungere l’obiettivo prefissato?
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Michael_Pemulis
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11:13 AM
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Tuesday, December 05, 2006
Bollettieri, Malisse e la corsa contro il tempo.
Vi ricordate della lettera aperta a Nick Bollettieri, con tanto di richiesta miracolare Xavier Malisse (alias X-Man)?
Abbiamo delle novita’, poichè Nick Bollettieri ha risposto alla supplica di Pem con un’analisi – che è anche un po’ una diagnosi – di X-Man, che non chiude la porta a future collaborazioni tra i due, purchè il belga faccia presto a decidere di darci dentro, poichè a 26 anni suonati il tempo stringe. Pem vi riporta il testo originale della risposta di Nick, in quanto ogni eventuale traduzione modificherebbe seppur di poco il significato delle parole.
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"Dear Pemulis,
Your question is certainly right on target. I brought Xavier to the Academy on a full scholarship when he
was just turning 17 years old. He is loaded with talent, but his mind drifts sometimes. On the court,
he usually looks to blame others instead of accepting what he must do, and he is finally spending more time
in the gym. He has switched coaches far too many times instead of stepping up to the plate and then
taking full advantage of all his positives. He is a very kind and calm person off the court, but on the
court he is a ticking time bomb. Xavier better get it in gear, because the clock will stop ticking very soon!
Best Wishes,
Nick Bollettieri".
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Michael_Pemulis
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11:32 AM
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Friday, November 24, 2006
Lettera aperta a Nick Bollettieri, con richiesta del Miracolo.
Caro Nick,
ti scrivo questa lettera, poiché ti considero, al tempo stesso, il mio Santa Claus preferito ed un taumaturgo semi-infallibile. Non fraintendere le mie parole, è ben lungi da me la minima intenzione di mancare di rispetto. Vorrei soltanto scomodare il più grande conoscitore di tennis di tutti i tempi per quella che in molti considerano una ‘mission impossible’.
Ho sempre pensato che fosse molto difficile spiegare con pochi termini la tua attività e l’importanza del ruolo che ricopri nel sancta sanctorum del tennis mondiale. Un coach? Un advisor? Un guru? Un grande motivatore? Uno psicologo stratega? Sono tutti termini logori che dicono francamente poco. Provero’ a sbilanciarmi, non me ne vogliano i tuoi colleghi, ma credo che tu sia la quintessenza del tennis moderno, vale a dire un concentrato di: dinamismo, energia, disciplina ai limiti dello spirito di sacrificio, forza esplosiva e reattiva, comprensione del gioco e pensiero strategico, livello di fiducia, determinazione, capacità di concentrazione e di gestione delle emozioni. Tutte qualità rivelatrici di una personalita’ geniale, il cui estro è da decenni a disposizione degli atleti in cerca di affermazione.
Ebbene, dove eravamo rimasti? Stavo forse per formalizzare la mia richiesta del miracolo? Santo cielo Nick, mi scuso per aver perso il filo, forse avrai già capito che la narrazione lineare non è il mio forte: ogni mio periodo di solito richiama nuove digressioni, che a loro volta rimandano ad ulteriori divagazioni, in modo tale che non riuscirei mai a chiederti quello che ho da chiedere, se assecondassi la mia natura contorta e inconcludente. Questa volta, però, voglio sforzarmi, mi impegnerò per mostrare a quanti si degneranno di leggere questa lettera aperta, come sono agile e rapido quando faccio sul serio. Mi chiamo Michael Pemulis, dunque. Ho 36 anni e sono alto un metro e ottandue. La mia corporatura media presenta i segni di una muscolatura affievolita, tipica dell’atleta a riposo. Il mio aspetto è quello che immagino avrà Robbi Ginepri, il tennista, quando arriverà a 36 anni. Il paragone non va inteso come un elogio a me stesso. Si tratta di una mera constatazione di fatto. Sono il tipico ragazzone italiano, figlio di baby boomers della provincia lombarda, tirato su a bistecche e vitamine, zero ormoni della crescita, zero anabolizzanti. A dire il vero non me la passo male; ho un lavoro che mi fa guadagnare quanto desidero, non mi impegna piu’ di tanto e mi permette di pagare il mutuo acceso per acquistare la casa in cui vivo. Sebbene il lavoro sia indispensabile, per me la carriera non è più importante di tante altre cose, come: fotografare Milano, conversare amabilmente con persone gradevoli, scrivere questa lettera, giocare a tennis e acquistare racchette da tennis. Diosolosa quante racchette mi sono state vendute negli ultimi dieci anni: 30, 40, forse 50. Ho speso tanti di quei quattrini che per consolarmi a volte mi compiaccio al pensiero di esser diventato il target ideale della maggior parte di produttori di racchette. La cosa ha un risvolto tragicomico, ma lasciamo perdere. E torniamo sul pezzo, sulla lettera cioè, mirando all’essenzialità.
Mi manca un’ultima puntualizzazione e poi potrò, finalmente, formulare la richiesta del miracolo. Pur vivendo per il tennis, non sono e non sarò mai un facinoroso. Non ho idoli, non credo di aver mai idealizzato alcun protagonista della scena, di quello che io chiamo lo “show”. Certo, ho anch’io le mie preferenze, ma esse sono assolutamente bizzarre, poggiando su criteri poco razionali e spesso contraddittori. Un solo esempio per chiarire: mi piace Ginepri per ché lo considero un bravo ragazzo; adoro Tommaso Haas perchè lo vedo come un bad boy. E, per di più, non sono campanilista-italiota. Sarà retorico, ma in piena era della globalizzazione mi sento cittadino del mondo non mi dispero se all’italico stivale manchi un top 10 da trentanni.
E’ incredibile. Quest'ultima premessa mi ha permesso di venire al punto. Il tema è quello dei giocatori d’indiscusso talento che faticano ad emergere nel circuito, cui una gran “mano” non basta per abbattere la muraglia cinese che li separa dai campioni affermati. E passano una vita parcheggiati nel limbo degli onesti mestieranti della racchetta, una categoria che fa a pugni con il talento. E qui entrano in gioco Pemulis che chiede a te Nick qualcosa di simile ad un tocco divino: fare di Xavier Malisse, per gli amici X-Man, un Top 10. Sei saltato su’ dalla poltrona in cui siedi o sei esploso in una fragorosa risata? Se sei ancora lì, aggiungo che il mio sogno sarebbe quello di vedere X-Man al Masters di Shangai edizione 2007. Con Tommaso Haas l’impresa è quasi riuscita. Con X mi sento che puoi farcela. In giro ho sentito affermare che lo consideri uno scansafatiche con il cervello di un dodicenne, quello con la peggiore attitudine tra i tennisti in attività. Ma non ho mai voluto credere a queste voci. Ti avrà fatto incavolare di brutto piu’ di una volta, ma io credo che tu abbia stima di X. Ho definito questa missione un miracolo, poiché finora con l’ex enfant prodige di Kortrijk hanno fallito il fior fior dei coach: David Felgate, Dean Goldfine e Craig Kardon, tanto per fare qualche nome. E di recente ho letto da qualche parte che David (Felgate) e X si siano ritrovati e abbiano deciso di lavorare insieme nel 2007, anzi se non erro X è sotto la guida dell’ex coach di Henman a partire dall’ottobre scorso. Personalmente non credo nei ritorni di fiamma, ma credo nei miracoli. Quindi c’e’ spazio per il tuo intervento. Non puoi negare che la proposta non sia allettante, urge far qualcosa al più presto. Non per assecondare i miei desiderata (cosa vuoi che conti io), né per far contento X-Man (siamo sicuri che aspiri realmente ad entrare nei Top 10?), ma per render giustizia alla voce “Talento” dell’enciclopedia del tennis, un talento troppo spesso tacciato di indolenza. E anche per il bene del Tennis, perchè X-Man nelle sue giornate migliori è un grande spot del nostro sport. Hai presente quel moccioso che a 17 anni giunse a due punti dal match contro Pete S. a Philadelphia? Sono passati circa otto anni da quella partita, il moccioso è un po’ imbolsito ma la sua capacità di reazione motoria, la sua facilita’ di gioco, la sua velocità di esecuzione dei colpi non sono affatto sfiorite. Lo avrai senz’altro visto quest’estate, a Toronto, giocare un match alla pari contro “Re Leone” Federer. Non dirmi che ti sei perso quel match. Quando penso a X penso ad una tecnica sopraffina nei colpi a rimbalzo, non mi vengono in mente la birra e le sigarette. Ho rimosso persino i tempi di Saddlebrook, nel 2000 mi pare, quelli del tragico (sportivamente parlando) flirt con Jen Jen Capriati. Faccio fatica anche a ricordare episodi piu’ recenti, come l’accesso d’ira dello scorso anno a Miami. Quando vedo la clip che ha immortalato lo scatto parossistico di X che spacca la racchetta in quel modo, che sbraita e prende a calci la sedia (non potendo prendere a calci la pingue giudice di linea), penso ad una scena tratta da un film di Quentin Tarantino, ad un inserto di cinema hard-boiled nel patinato mondo del tennis. A mio avviso X-Man era e resta “oro a 24 carati”, un cavallo di razza, che recentemente ha anche tagliato la coda più sexy del circuito. E se non sbaglio il tuo mestiere è quello di fare di un “genio ribelle” un campione. Perciò, fai la cosa giusta, ti imploro, metti da parte l’orgoglio e solleva la cornetta del tuo telefono. Se non vuoi chiamare direttamente X, puoi chiamare suo fratello Olivier, un ragazzo con la testa sulle spalle, che inizialmente potra’ fare da interfaccia tra di voi. Come recita lo spot dell’Adidas, “Impossible is nothing”, nemmeno trainare un bus con la schiena. Figurati quando si tratta di render giustizia al talento.
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Michael_Pemulis
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2:33 PM
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Terza di Copertina.
In questo reportage, che è un viaggio picaresco nel nordamerica, intorno al "vuoto" dello showbiz, l'autore alterna con grande potenza espressiva cronache sportive esilaranti, pagine di letteratura minimalista, storie surreali, incubi metropolitani abitati da personaggi dai nomi improbabili e aneddoti irresistibili; e lo fa utilizzando una vasta gamma di registri, che vanno dal comico al noir. Ne risulta un inno sghembo al tennis e alla vita in generale, che fa' di Ricaldi, la "next big thing" del panorama letterario mediterraneo.