La ‘fiducia nei propri mezzi’ è uno dei luoghi comuni motivazionali più abusati nel Tennis di oggi. Lavorare sull’autostima del giocatore è da tempo parte integrante del coaching di alto livello. Come se i Top Player fossero tutti rammolliti con l’Ego a zero e affetti dalla paura di vincere.
Ma che succede se qualche giocatore ha un’eccessiva fiducia nei propri mezzi? Esiste una terapia ad hoc per abbassare il livello del Super-Ego? Me lo chiedo, e lo chiederei volentieri a molti coach, perchè ho sempre pensato che alcuni giocatori abbiano raccolto meno di quanto avrebbero potuto a causa dell’eccessivo fiducia nei propri mezzi.
Un esempio maccheronico? Federico Luzzi, attualmente n.138 al mondo, con best ranking di n.92 quasi sei anni fa. Intendiamoci: tanti tennisti-operai dei Futures o maestri di tennis ‘rosiconi’ con classifica Fit 2.9 o 3.1 avrebbero pagato oro per avere una carriera come quella di Federico.
Ma da dove parte l’esile aretino volante dalla spalla quasi sempre malandata? La consapevolezza del talento nasce forse dai primi anni di attività agonistica, ma mi piace ricordare come starting point l’autunno del 1994, quando Federico vinse l’Eddie Herr Under 14 – lo stesso anno in cui una certa Anna Kournikova, a 13 anni, trionfò nell’edizione Under 18 del Torneo. Per carità, ci sono parecchi esempi di giocatori che si sono persi dopo aver vinto l’Eddie Herr o che, se non lo hanno fatto, sono rimasti nel limbo di coloro galleggiano nei circuiti satelliti.
Sfumiamo sul flash-back e torniamo alla realtà: nell’autunno del 2007, Luzzi lascia il Blue Team di Umberto Rianna – per motivi che non stiamo ad indagare – e si affida all’estro di Alberto Castellani. Un viaggio breve: da Arezzo a Perugia. E, proprio mentre compie il trasloco, iniziano a girare i rumors sul suo conto di scommesse online: Vittorio Campanile, sul suo blog, afferma che, dopo di Mauro, è Fede a rischiare veramente grosso. Bene, il caso scommesse mi interessa meno di zero e taglio a corto sulla cosa.
Porrei una sola domanda a coach Castellani: se sta bene fisicamente, Federico Luzzi può giocare come Janko Tipsarevic? E curioso, al limiti dell’ozioso, ma trai due c’e’ un precedente nel 2005 a Vina del Mar, sulla terra, e vinse Luzzi 7-6 6-0.
Wednesday, November 14, 2007
La terapia della stima e Luzzi
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Michael_Pemulis
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Scommettere sulla stanchezza o la stanchezza delle scommesse?
Giocare a tennis da top player – si sa – è logorante. Chi non si programma bene – si sa – rischia di arrivare a fine stagione scoppiato. Scommettere sul Tennis – si sa – non è consentito ai giocatori professionisti. Tra amene riflessioni su neurotrasmettitori impazziti e pezzi sulla ridicola caccia al capro espiatorio da parte dell’Atp, si inserisce l’esaltante simulazione di tutte le ipotesi possibili nel caso in cui Ferrer perda da Gasquet e Nadal batta Djokovic.
La paccottiglia prende il sopravvento. Mi sono sempre chiesto: i lettori amano questi temi o li subiscono? E se li subiscono, lo fanno per uno sorta di automazione del rapporto lettore-media? Trangugiano paccottiglia con la stessa indifferenza con cui l’impiegato medio archivia le fatture?
Tempo fa in California conobbi un tizio, un certo Earl, pompiere in pensione che si dilettava a svuotare le piscine altrui. Avete capito bene: uno svuota-piscine, con un passato no global da nascondi-rifuti. Il mio timore è che Earl decida un domani di farsi un giro nel vecchio mondo e di dedicarsi a qualcos’altro. Qualcosa di immateriale.
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Michael_Pemulis
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Monday, November 12, 2007
Il Punto della settimana
Justine Henin conclude in maniera epica una stagione trionfale. Ha bisogno di tre ore, ventiquattro minuti e cinquantasei secondi per domare la volitiva – è un eufemismo – Maria Sharapova e incassare il decimo successo del 2007, il più importante insieme a French Open e US Open. Che altro aggiungere su Justine? Tecnica pazzesca abbinata a doti di combattente straordinaria fanno di lei una delle più forti giocatrici di sempre, talmente forte da potersi permettere anche un calo ne rendimento del servizio, forse a causa del problema alla spalla. Pieno credito a Maria Sharapova: a inizio settimana in molti – compreso il sottoscritto – erano dubbiosi sulle sue condizioni, Maria ha dimostrato di essere rientrata alla grande. Sul veloce il suo tennis può fare male a molte, sempre che la spalla regga.
Giornata d’esordio a Shangai contrassegnata dalla ‘corrida’ di Rafa e David Ferrer. Da sottolineare la prova del secondo, che partiva sfavorito contro Novak Djokovic: Ferrer ha giocato alla grande, non si è solo difeso (altrimenti avrebbe perso), ha spinto, è rimasto concentrato dal primo all’ultimo punto. Novak, dal canto suo, sembra aver finito la benza, del resto la sua è stata una stagione massacrante, in cui ha giocato e vinto molto, forse più del previsto. Ha bisogno di riposo. Sulla vittoria di Rafa c’e’ lo zampino della discontinuità di Richard Gasquet, che non ha mantenuto nel corso del match il livello di gioco del primo set. E se rimetti in partita uno come Nadal, sei praticamente spacciato.
Fuori dal contesto di fenomeni, in una realtà più a misura d’uomo ma pur sempre fatta di buonissimi giocatori, ci sono due importanti notizie per il c.d. ‘movimento italiano’: Simone Bolelli vince il 100 mila di Bratislava, superando in finale 4-6 7-6 6-1 un buon giocatore come Alejandro Falla, e si avvicina al suo best ranking del giugno scorso (oggi è n.67); Fabio Fognini, sconfitto il Semi ad Asuncion da Martin Vassallo Arguello, fa il suo ingresso tra i primi cento al mondo (è n.98). Siamo convinti che entrambi abbiano un buon margine di miglioramento, sarà fondamentale preparare e programmare bene la prossima stagione.
Per il resto, lo statunitense Jesse Levine vince il 75 mila di Nashville, in Tennessee, mentre Nicolas Lapentti è profeta in patria, imponendosi nel 50 mila sulla terra di Guayaquil, in Ecuador. In campo femminile, netta è l’affermazione di Eugeniya Rodina a Minsk (6-1 6-1 in finale alla Cirstea), mentre la slovacca Martina Sucha fa suo il 25 mila di Ismaning, in Germania; oltre oceano, Ashley Harkleroad vince a Pittsburgh (75mila) il suo settimo torneo in carriera.
In attesa di assistere all’esordio di Federer a Shangai, segnaliamo altri eventi della settimana: in campo femminile i 50mila di Deauville, in Francia (con la Chan n.1 del seeding), e di La Quinta, in California; in campo maschile, a Dnepropetrovsk, in Ucraina, si gioca un Challenger da 125mila dollari; mentre a Buenos Aires si gioca un 75mila sulla terra.
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Friday, November 09, 2007
Ricardo Sanchez e Jelena Jankovic
Rispondo, con queso post, a quanti mi hanno chiesto lumi sul presunto “nuovo” allenatore di JJ.
Si chiama Ricardo Sanchez, spagnolo, mediocre professionista negli anni ottanta (best ranking di n.343 al mondo nel 1983), dirige un’academy a Benidorm, comune spagnolo nei pressi di Valencia, ed è specializzato in tennisti colombiani: ex coach di Fabiola Zuluaga, attualmente segue Alejandro Falla (n.96 ATP ranking) e Santiago Giraldo (n. 146 ATP ranking). La collaborazione tra Jelena e Sanchez non è una novità assoluta, in realtà è in atto da molti mesi; più che un coach, Ricardo è il supervisore della carriera di Jelena, normalmente non viaggia con lei, si limita a darle qualche prezioso consiglio quando la serba ne ha bisogno. La persona che di solito viaggia con Jelena per tornei – con il ruolo di sparring – è un certo Richard Brooks, inglese, 26enne, amico ed ex collaboratore di Sanchez.
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Monday, November 05, 2007
Novità sul caso Hingis: parla Larry Scott.
Secondo quando riportato ieri – 4 novembre – da Tennis Week (il magazine online edito dalla Img) c’e’ la possibilità che la Hingis dia vita ad una battaglia legale per dimostrare la sua innocenza.
Larry Scott – general manager della Wta – intervistato dalla BBC avrebbe, infatti, dichiarato che, dalle informazioni in suo possesso, i legali della campionessa elvetica sarebbero in procinto di proporre un ricorso contro le risultanze dei controlli anti-doping che inchiodano la loro assistita. Scott ha parlato dell'esistenza di indizi che indurrebbero a dubitare sull’effettiva appartenenza a Martina del campione di urina esaminato. Il boss della Wta ha chiarito anche una questione giuridica di non poco conto: la positività al test comporta l’inversione dell’onere della prova, nel senso che è l’atleta a dover provare un eventuale scambio di provette o comunque a dimostrare la sua estraneità dall’accusa di doping.
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Saturday, November 03, 2007
No al Pantani-bis
Molti di voi già sapranno che Martina Hingis ha dichiarato alla stampa di essere risultata positiva alla cocaina durante l’ultimo torneo di Wimbledon e contestualmente ha annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica. Ieri, 1° novembre 2007, la notizia ha compiuto il giro del mondo ed è stata riportata da quotidiani, agenzie, rotocalchi che normalmente ignorano il tennis giocato.
The Swiss Miss si dichiara innocente al 100%, afferma di non aver mai preso droghe. La decisione del ritiro – stando alle sue parole - è legata a problemi fisici (all’anca) e all’effetto demotivante del “fango” riversato su di lei dallo scandalo della presunta positività.
Veniamo ai fatti:
Martina Hingis viene informata (non si capisce bene quando) che il primo controllo anti-doping (c.d. Test A) effettuato dopo la sconfitta subita a Wimbledon da Laura Granville - il match risale al 29 giugno scorso - è risultato positivo a un metabolita della cocaina. Subito dopo aver ricevuto la comunicazione, Martina dichiara di aver effettuato il test del capello – che, ricordiamo, può evidenziare tracce di cocaina assunta fino a 90 giorni prima dell’analisi – con esito negativo. Dopo qualche tempo, le controanalisi (c.d. Test B) confermano la positività alla cocaina. Gli avvocati ingaggiati dalla Hingis hanno riscontrato una serie di contraddizioni sul campione di urina utilizzato per le analisi, sono convinti che i test siano stati svolti così male che gli esaminatori non potranno provare l’effettiva provenienze delle urine risultate positive. Gli stessi avvocati hanno, tuttavia, anticipato alla diretta interessata che un eventuale battaglia legale contro l'anti-doping potrebbe durare anni e Martina ha comunicato la sua decisione di non voler trascorrere i prossimi anni a difendersi dalle accuse di doping.
La nostra opinione è che, innocente o colpevole che sia la Hingis, le accuse hanno un effetto devastante sull’immagine e la reputazione della ex numero uno al mondo; indirettamente, ne esce male anche il Tennis, che nel frattempo viene lavorato ai fianchi dall’inchiesta sul caso-scommesse. Urge fare chiarezza e ci rifiutiamo di credere che una come la Hingis – che ha urlato la sua innocenza - rinunci a difendersi da accuse così gravi. Potremmo riflettere a lungo su verità, verità processuale e giustizia, ma riteniamo che al momento la cosa abbia poco senso e che soprattutto il tempo sarà galantuomo a riguardo.
Quanto alla Hingis, solo un anno fa ha giocato un Masters straordinario, con quel set da incorniciare strappato alla Henin. A seguire, in gennaio, l’esibizione del berlocco di fidanzamento ricevuto da Radek Stepanek. A fine gennaio, è la volta del trionfo di Tokyo, con una Martina in salute che sbaraglia la concorrenza e mette le mani su quello che poi risulterà essere (?) l’ultimo torneo vinto in carriera. Dopo Tokyo, qualcosa si inceppa, sorgono i problemi fisici all’anca, Martina si allena poco e inizia a perdere da avversarie inferiori. Salta il French Open e si ripresenta a Wimbledon, dove rischia di esser sbattuta fuori al primo turno da...Naomi Cavaday. In estate, poi, c’e’ il triste annuncio di Radek: fine dell’idillio sentimentale tra i due che resteranno amici ma...ognuno per la sua strada. E la strada di Martina sembra avviata verso un precipizio.
Concludiamo riportando le parole di Larry Scott, general magager della Wta, sul caso Hingis: “La Wta non ha ricevuto alcuna informazione ufficiale con riguardo alla positività del test di Martina Hingis e, pertanto, non siamo nella posizione di commentare l’accaduto. Comunque, è importante ricordare che, in materia di anti-doping, vale la presunzione di innocenza...Con riguardo all’annuncio del ritiro, Martina Hingis sarà sempre ricordata non solo per i suoi trofei vinti, ma anche per il suo incredibile tocco, per la sua intelligenza sul campo e per la sua professionalità fuori dal campo”. Saranno anche parole di circostanza quelle di Larry, ma in momenti come questo rappresentano un argine – benché fragile – al fango mediatico.
Il nostro auspicio – per Martina, per il Tennis e per lo sport in generale – è quello di evitare un nuovo caso Pantani. Poiché, quando una come la Hingis entra nel tritacarne dei Media per una vicenda di doping, le premesse di un linciaggio ci sono tutte.
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Friday, November 02, 2007
Martina Hingis annuncia il suo ritiro
Molti di voi già sapranno che Martina Hingis ha indetto una conferenza stampa in cui ha ammesso di essere risultata positiva alla cocaina durante l’ultimo torneo di Wimbledon, ed ha contestualmente annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica.
The Swiss Miss si dichiara innocente al 100%, afferma di non aver mai preso droghe. La decisione del suo ritiro è legata a problemi fisici (all’anca) e all’effetto demotivante del “fango” riversato su di lei dalla riscontrata positività.
Vi riporto il servizio della CNN sulla vicenda e le struggenti dichiarazioni di Martina.
Spero solo che tutto si chiarisca presto, il mondo dello sport non ha bisogno di un nuovo caso Pantani.
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Thursday, April 05, 2007
L'unico uomo utile alle donne.
Larry Scott è un sagace politico, oltre che un abile manager. Quando nell’aprile del 2003 l’allora 39enne newyorkese, con un passato trascurabile da tennista professionista nella seconda metà degli anni ottanta e con nove anni di preziosa esperienza come manager nell’ATP, venne nominato ai vertici della Wta - l'organismo che gestisce il tennis femminile - Scott ereditò una situazione finanziaria ed organizzativa allo sbando. Dopo la fine della partnership con la Sanex – uno dei principali brand della conglomerata statunitense Sara Lee Corporation – i ricavi del Tour si erano quasi dimezzati, i membri del board della Wta trascorrevano la maggior parte del tempo a litigare tra loro ed il deficit dell’organismo cresceva drammaticamente. Scott, da subito, fece varare un piano industriale quinquennale, alleggerì il consiglio d’amministrazione, portandolo da 11 a 8 membri, incluso un docente di Relazioni Umane ad Harvard che venne cooptato nel board per facilitare i processi decisionali. Ma l’intuizione più importante fu quella di abbandonare l’idea di uno sponsor unico per il Tour e di associare alla Wta uno sponsor diverso per ciascuna macroarea geografica: Whirlpool in Europa, Dubai Duty Free in Asia, Africa e Medio Oriente, Tom Group (brand di Hutchison Wampoa) in Cina. I ricavi della Wta registrarono un incremento del 15%, il totale dei prize money passò da 52 a 58 milioni di dollari nel giro di un anno.
Scott rivelò presto le sue doti di abile politico, poichè riuscì a far dialogare tra loro e con la Wta “un arcipelago di isole indipendenti” (cioé le giocatrici, gli organizzatori dei tornei, le compagnie di management, l’ITF che sovraintende ai tornei del Grande Slam) che spesso agivano in competizione le une con le altre. Il CEO della Wta fece in modo che tutti remassero nella stessa direzione. Con Scott al vertice la Wta ha rinnovato la sua partnership con Eurosport, siglando il più importante accordo televisivo nella storia del tennis femminile. L’accordo ha garantito ad Eurosport i diritti televisivi internazionali esclusivi in Europa dei principali tornei del Tour (10 Tier I, 15 Tier II e il Master), che verranno trasmessi in 54 Paesi e raggiungeranno 108 milioni di famiglie. Inoltre il deal ha previsto l’impegno a migliorare la visibilità del tennis femminile e a valorizzare le sinergia tra sport e intrattenimento, con l’introduzione di programmi innovativi che avvicinano le giocatrici ai fan, come “Get Closer To The Tour” e “Tatiana’s World”. L’ex Vice Presidente Esecutivo dell’ATP è stato anche l’architetto del deal dei deal, l’accordo di sponsorizzazione da 88 milioni di dollari con Sony Ericsson.
Ma uno sport come il tennis, per attrarre sponsor danarosi e per rendere il gioco più divertente per gli spettatori, deve puntare molto sulla personalità degli atleti ed esaltare le rivalità (presunte o reali) che appassionano il pubblico. Per fare questo è indispensabile preservare la salute dei migliori giocatori ed evitare che disertino gli eventi importanti dal punto di vista mediatico. Gli addetti ai lavori e i grandi appassionati sapranno che ogni torneo ha la sua player commitment formula da rispettare: un Tier I da $ 1.340.000 deve annoverare almeno 3 Top Ten in tabellone: un Tier II di serie A deve avere almeno 2 Top Ten nel suo player field. A Larry Scott le regole vigenti non piacciono granché e l’obiettivo della fase finale della sua Roadmap è proprio quello di assicurare la partecipazione di un numero maggiore di Top Player nei Tornei che contano.
Secondo quando deciso il 26 marzo dal board della Wta, infatti, a partire dal 2009 il calendario del Tour verrà stravolto e le regole vigenti verranno radicalmente riformate in base alle seguenti linee guida:
- Il calendario del Tour verrà alleggerito e si chiuderà ad ottobre con il Master, in modo da concedere alle atlete almeno 9 settimane di pausa prima dell’avvio della nuova stagione.
- I Tornei Tier I e Tier II (25 in totale) spariranno e saranno sostituiti da 20 Tornei Premier, ancorati a quattro Super-Tornei obbligatori (i c.d. “gioielli della corona”), Indian Wells, Key Biscayne, Madrid e Pechino, con monte premi minimo di 4 milioni di dollari e equal prize money.
- I Tornei obbligatori saranno ridotti da 13 a 10 (i 4 “crown-jewels” + i 4 Slam + altri 2 tornei), ma le Top Ten daranno forfait senza giustificato motivo saranno sospese dalle competizioni per i 2 tornei premier successivi (ad esempio se Serena dovesse boicottare Indian Wells, non potrebbe giocare i successivi tornei di Miami e Charleston).
- Sarà varato un sistema incentivante che collegherà parte del prize money ai ricavi effettivi dei tornei;
- Saranno investiti 200 milioni di dollari per ampliare le sedi dei Tornei, in particolare quelle di Madrid e Pechino, che potrebbero ospitare eventi “combined” come Indian Wells e Miami.
- Il ranking system sarà basato su 16 risultati, nei quali saranno inclusi di diritto quelli dei tornei obbligatori;
- Verrà limitata la possibilità per le Top player di partecipare a tornei al di fuori dei seguenti 20 eventi premier: Berlino, Eastbourne, Madrid, Mosca, Parigi, Roma, Stoccarda, Charleston, Cincinnati, Indian Wells, Los Angeles, Miami, Montreal/Toronto, New Haven, Stanford, Pechino, Doha, Dubai, Sydney, Tokyo. I tornei esclusi da quest’ultima lista, come San Diego, Zurigo, Anversa, Lussemburgo e Amelia Island saranno di fatto declassati.
Il primo effetto dell’annuncio della radicale riorganizzazione del Tour? Richard Williams ha minacciato di agire legalmente contro la Wta, se costringerà le sue figlie a partecipare al torneo di Indian Wells, un torneo boicottato dalle Williams dopo la finale del 2001, in cui Serena venne fischiata e apostrofata con epiteti (a detta di papà Richard) razzisti dal pubblico californiano deluso dal ritiro di Venus che nella semifinale attesa tra le due sorelle. La stessa Serena ha dichiarato che le, anche con eventuali nuove regole, le chance di poterla rivedere a Indian Wells sono pari a zero. Ma, si sa, la famiglia Williams è un’isola molto particolare nel grande arcipelago del circuito. La sensazione è che il resto delle top player si adeguerà al nuovo regime annunciato dai colletti bianchi del Tour.
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Friday, February 02, 2007
La risposta dei campioni.
Qual e’ la discriminante tra un buon giocatore e un campione? Nel tennis moderno direi che è la risposta al servizio. Se osservate i giovani emergenti nel Tour - Djokovic, i Murray – o i cosiddetti giocatori universali come Davydenko, per non parlare di gente come Blake, hanno tutti nella risposta al servizio una delle parti piu’ ispirate del loro gioco. Una risposta aggressiva, molto anticipata, con un movimento preparatorio piuttosto breve, che permette di non subire l’iniziativa dell’avversaria sin dalla fase di avvio del gioco. Rispondere in anticipo ad una botta piatta che viaggia mediamente sui 190 km/h richiede un riflesso ed una reazione motoria strabilianti, oltre che una capacita’ di lettura del servizio dell’opponente. L’esasperazione di questo fondamentale venne introdotta nel circuito da un certo Andre Agassi negli anni novanta. Fu proprio grazie alla sua risposta straordinaria che in quegli anni Andre fece semplicemente il culo a tutti quanti, Sampras compreso (a volte). Oggi ci sono tantissimi giocatori che servono bene, anche tra i primi 300 al mondo. Quelli che rispondono bene, invece, si contano sulla punta delle dita. Se tanti buoni giocatori, come Bolelli ad esempio, non compiono il salto di qualita’ e’ anche perche’ la loro risposta non rappresenta un’arma brutale.
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Thursday, January 11, 2007
Emergenza Italia a Melbourne.
Verrebbe da titolare: stop alla mattanza di giocatori italiani, inviati duecento caschi blu a Melbourne. Non che le prime linee avessero particolarmente brillato in questa prima decade del 2007, ma francamente dai più giovani ci si aspettava qualcosa in più. Deludono soprattutto le tre ragazze impegnate nelle quali: fatta eccezione per la Vierin, che aveva sulla carta l’avversaria più ostica ed è comunque è l’unica delle altre ad aver vinto un set, archiviamo il primo flop stagionale. Karin Knapp non è in perfette condizioni fisiche, altrimenti non avrebbe mai potuto perdere dalla Brandi. Non conosco le condizioni della Errani, ma conosco molto bene quelle di Ayumi Morita, che fino a dicembre erano pessime. Tirate voi le conclusioni.
Sul fronte maschile, sconfitta shock per Dado Sanguinetti, condita dai k.o. subiti da Vagnozzi e Fognini. Questi ultimi hanno perso da avversari di livello lievemente superiore (in particolare Vagnozzi), mentre Dado si è inchinato al cospetto del n. 270 al mondo, l’inglese Mackin. Il ranking a volte inganna, certo, Mackin ha buone qualità (a Wimbledon ha portato Marcos Baghdatis al quinto set), ma non venite a dirmi che è un cliente difficile per Dado, anche se lo spezzino è al 50%. Consoliamoci con le vittorie di Flavio Cipolla, Leonardo Azzaro e soprattutto con la grande prova di carattere di Simone Bolelli, che viene a capo di una situazione difficile contro l’australiano Greg Jones. In bocca al lupo a Simone e a coach Pistolesi, poiché si intravede una sfida letteralmente da incubo contro Daniel Koellerer. La speranza è che Simone abbia energie fisiche e mentali a sufficienza per non cadere nella trappola dell’austriaco. Dimenticavo: Luzzi vince facile il derby contro Stoppini e a questo punto...per scaramanzia non andrei oltre. Sparare sul tennis italiano è diventato lo sport preferito da troppi neo-censori, che non hanno la minima idea di quanto sia duro il circuito. Tuttavia forse oggi è meglio non andare alla ricerca di tante giustificazioni. Sono convinto che ciascuno potrà trarre buoni insegnamenti dalla sconfitta subita, al fine di non ripetere in futuro gli stessi errori. Resta ferma la convizione che i vari Caperchi, Sartori, Pistolesi, Barbara Rossi e co. possano fornire un contributo prezioso alla crescita dei tennisti italiani. Parafrasando la battuta di Rino Tommasi, l'Italia non avrà Gasquet ma ha dei coach molto preparati e buoni giocatori su cui puntare. I risultati non tarderanno.
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Tuesday, January 09, 2007
On The Road To Melbourne Park.
A meno di una settimana dagli Australian Open, proviamo a fare il punto della situazione alla luce quanto visto in questo primo scorcio di stagione, pieno zeppo di spunti interessanti. In campo maschile Malisse – alias X-Man - ha avuto un avvio strepitoso, vincendo a Chennai il suo secondo titolo in carriera, dopo aver fatto fuori Nadal in semifinale. Ivan Ljubicic a Doha ha ereditato la corona di Roger Federer, imponendosi in un torneo in cui ha dovuto gestire più d’una situazione problematica, dimostrando esperienza, maturità e sangue freddo. L’up-and-coming star Nole Djokovic ha colpito a freddo nella torrida Adelaide, partendo subito forte in quella che sembra essere la stagione più importante della carriera del serbo. In campo femminile, esordio eccellente per Dinara Safina e Jelena Jankovic, che hanno dichiarato ufficialmente guerra al ristretto club delle Top 10. Inoltre, Kim Clijsters si è presa una rivincita su Maria Sharapova nella finale del torneo di esibizione di Hong Kong e la Russia rappresentata da Nadia Petrova e Dmitry Tursunov ha vinto per la prima volta la Hopman Cup. Tra gli Under 18, Fernando Romboli e Anastasia Pivovarova si sono aggiudicati la 43esima edizione della Copa del Café. Tutto questo è successo in una settimana di tennis giocato. Niente male ome aperitivo del primo Slam stagionale.
Nella settimana in corso, non ci limiteremo solo a dare uno sguardo ai Tornei di Sidney, Auckland e Hobart, proveremo anche a fare un’analisi dello stato di forma di quelli che saranno i protagonisti dell’Australian Open 2007, assegnando a ciascuno dei partecipanti un rating basato sulle informazioni in nostro possesso e sulle preferenze personali. Vi illustro brevemente le categorie nelle quali saranno suddivisi i giocatori:
A-1: players dai quali ci si attende una performance d’eccellenza. In pratica, i nostri favoriti.
A-2: giocatori dotati di talento, le cui condizioni di forma sono decisamente buone. Gli A-2 hanno tutte le carte in regola per dar fastidio ai favoriti.
A-3: tecnicamente affidabili, combattenti solidi e molto consistenti. Gente che lotta, “cagnacci” difficili da mettere al tappeto, per chiunque.
B: I c.d. improving players. In genere si tratta di atleti giovanissimi: hanno mostrato di aver talento ma sono ancora lontani dall’aver espresso interamente il loro potenziale tecnico e/o di rendimento.
C: giocatori con buoni colpi e dotati di skills, ma con qualche limite nel complesso, in particolare sul piano tattico e/o della solidità mentale.
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Friday, January 05, 2007
Bloggin’, Justine Henin e rispetto.
Tutti sapete che Justine Henin non parteciperà agli Open d’Australia. Ha scelto di non difendere la finale del 2006, per “motivi personali e familiari” e soprattutto ha chiesto rispetto sulla sua vita privata. E Pemulis, come tanti altri blogger dell’era post-moderna, le concede il massimo rispetto. Potrebbe segnalarvi numerosi link ai quotidiani – valloni e non – nei quali si specula bellamente sulle sventure personali per fare un “pugno” di click in più. Ma non lo farà. Perchè il bloggin’ – almeno questo bloggin’ – è sganciato da bieche logiche commerciali ed ha una sua etica “professionale”. Badate bene, chi scrive non è moralista, nè mormone, non ha antenati quaccheri, e non disdegna di tanto in tanto il post gossipparo e modaiolo; ma c’e’ tutto ha un limite, oltre il quale lo sguardo sardonico è bene che non vada. Vietato guardare dal buco della serratura quando l’oggetto delle attenzioni ha chiesto di non essere guardato. Altrimenti faremmo un altro mestiere. Viva il tennis. Abbasso la spazzatura.
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Wednesday, January 03, 2007
Il Paradosso del Round-Robin.
Tra un post e l’altro colgo l’occasione per dire la mia sulla formula del Round-Robin, l’innovazione più radicale introdotta nel circuito ATP a partire dal 2007. In cosa consiste l’introduzione del RR nei Tornei lo sapete già, perciò non vi tedierò con definizioni e tipologie del RR. Saprete già anche che il Torneo di Adelaide è stato il primo in assoluto a adottare l’insieme di regole in questione. Vi risparmierò anche la retorica spicciola secondo cui il Tennis è per natura un gioco ad eliminazione diretta, per cui ogni stravolgimento della legge non scritta del “chi perde va a casa” stride con l’essenza del nostro Sport. Mi limiterò a fare una simulazione di applicazione del RR, allo scopo di metterne in luce eventuali limiti e/o inconvenienti.
L’ATP, per evitare quelli che in gergo sono chiamati i “dead matches” (partite sostanzialmente inutili, in cui entrambi i giocatori hanno zero possibilità di avanzare nel Torneo) nei gironi da tre giocatori, ha imposto al terzo giocatore (colui che non disputa la prima partita) di incontrare il perdente del primo match. Ad esempio: il girone A è composto da tre giocatori, che chiameremo 1, 2 e 3. 1 e 2 disputano il primo match, 3 riposa. Nel secondo incontro del girone, 3 affronta il perdente tra 1 e 2, per una ragione molto semplice: se affrontasse il vincente e venisse a sua volta sconfitto, il terzo match sarebbe ininfluente. Pertanto i casi sono due:
- se il giocatore 3 batte il perdente del primo match, che poniamo sia il giocatore 2, la terza e ultima partita diventa una sorta di spareggio tra 1 e 3;
- se il giocatore 2 supera il giocatore 3, in questo caso tutti hanno la possibilità teorica di vincere il girone, purché nel terzo incontro il giocatore 3 si imponga sul giocatore 1.
La funzione del RR è racchiusa tutta in questa seconda ipotesi: chi perde il primo match non torna a casa, ma ha una chance di vincere il girone e di avanzare nel Torneo. Ma vediamo cos’altro può accadere:
il giocatore 1 batte il giocatore 2 in tre set;
il giocatore 2 si riscatta nel secondo match e supera il giocatore 3 in 2 set;
a questo punto il giocatore 3 è spacciato. Quand'anche dovesse vincere il terzo incontro 6-0 6-0, sarebbe comunque penalizzato dal quoziente set rispetto al giocatore 2. Ed è proprio in quest'ultimo caso che il RR mostra tutti i suoi limiti, poiché il giocatore 3 a quel punto avrebbe tre possibilità: a) impegnarsi alla morte per conquistare i 10 punti ranking in più che spettano a chi vince almeno una partita nel RR; b) non impegnarsi più di tanto e, indirettamente, favorire il giocatore 1 a scapito del giocatore 2; c) rinunciare addirittura al match, concedendo, in questo modo, il via libera diretto al giocatore 1. Conclusione: una formula teoricamente concepita per dare una chance a chi perde la prima partita, può nella pratica penalizzare il “primo perdente”, al punto tale da rendere inutile anche una sua eventuale vittoria nel secondo match. Paradossale, no?
Per questi motivi, a parere di chi scrive, il RR non avrà vita lunga.
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Michael_Pemulis
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Saturday, December 30, 2006
Nozze all’orizzonte per Martina Hingis.
Un post gossipparo alla vigilia di Capodanno ci sta tutto. E sapete perché? In primo luogo Pem trova molto triste lo snobismo un po’ forzato da middle class intellettualoide, ma soprattutto perché il gossip riguarda Martina Hingis, la Swiss Miss, la Principessa dello Show, il Talento che diventa Stile.
Ebbene, era nell’aria da un po’ ma – nel corso della conferenza stampa tenuta ieri a Gold Coast – la Hingis ha confessato ai giornalisti di aver ricevuto l’anello di fidanzamento da Radek, un sontuoso Solitario che Martina sfoggia orgogliosa e lievemente emozionata. Come si apprende dalla BBC e dalla stampa australiana, il particolare curioso è che l’anello è stato donato a novembre, a Praga, mentre Martina era ospite a casa di Radek. Da quel momento la vincitrice di tre edizioni dell’Aussie Open ha continuato a girare quasi indisturbata in Svizzera, senza che nessuno avesse notato il radioso diamante che indossava. Sono stati i giornalisti australiani i primi ad accorgersi dell’anello. La Hingis ha commentato ironicamente la cosa punzecchiando il “distratto” popolo svizzero: “Evidentemente qui in Australia la gente presta maggiore attenzione alle cose”.
L’ulteriore curiosa coincidenza è che la rivelazione sia stata fatta a Gold Coast, nel paradiso dei surfer, dove esattamente un anno fa la meravigliosa avventura del come back di Martina ha avuto il suo prologo. E proprio in terra d’Australia Martina ha giocato il doppio misto con Bhupati, grande amico di Radek. In buona sostanza, il come back sportivo è stato la scintilla della relazione sentimentale. Wow!
Complimenti Martina, chi ama il tennis non può non sorridere lieto della Notizia delle Notizie. Radek è la persona che ti ha reso felice, tra l’altro mentre ti trovavi in una fase molto delicata della vita e della carriera sportiva, nell’anno in cui sei tornata tra le Top Ten dopo oltre tre anni d’assenza dalle competizioni, restituendoci una persona ed anche un corpo che sono cambiati nel corso del tempo: la mocciosa a volte brutalmente onesta è diventata una donna piuttosto elegante. E se una Donna trova l’Amore, ci può stare che convoli a nozze. E non dar retta a quanti danno del “brutto anatroccolo” a Radek; nella maggior parte dei casi sono invidiosi di lui.
Pertanto adesso, non resta che affidarsi ad un bravo wedding planner, perché sai che stress pensare a tutto. C’e’ il tennis, ci sono i viaggi e gli allenamenti, è difficile trovare il tempo per: scegliere l’abito e le bomboniere, organizzare il party, predisporre la lista nozze, allestire la chiesa, occuparsi del fotografo, dell’auto e della musica. E, infine, ricorda che gli indirizzi sulle buste di inviti e partecipazioni vanno scritti a mano! Un suggerimento per Radek: le fedi non devono essere necessariamente in oro giallo o rosso; a questo punto perché non proporre il platino?
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Michael_Pemulis
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Friday, December 29, 2006
La svolta (?) di Philippoussis.
Si apprende dalla stampa australiana che Mark Philippoussis si sarebbe ispirato ad Andre Agassi, nel tentativo di risalire la china del ranking e di riportarsi, se non tra i Top Ten, nel “giro” che conta. Badate bene, l’australiano non ha dichiarato di voler emulare le gesta di Andre; troppa la differenza in termini di classe e personalità tra i due, anche se mentre le dita sfiorano la tastiera nell’atto di scrivere questo post, la mente inevitabilmente vola al quarto turno di Wimbledon 2003, quando Mark superò Andre, supportato dall’artiglieria pesante di 46 ace, ed arrestò la sua corsa solo in finale contro Roger Federer. Philippoussis ha semplicemente ingaggiato la coppia Darren Cahill e Gil Reyes, si allena a Las Vegas, e quando può si avvale della consulenza diretta di Andre in persona. Più che un atto di presunzione, è l’umile scelta di rimettersi totalmente in discussione a 30 anni suonati. Ed in questo senso regge il paragone con Andre, che nel 1999 fece più o meno la stessa cosa, sotto la regia di Brad Gilbert. La “svolta” di Mark aggiunge ulteriore interesse all’evento Hopman Cup, del quale l’australiano sarà uno dei protagonisti. E se batterà da subito gente come Tursunov e Fish, in quel caso potremo dire che il lavoro avviato sta iniziando a dare i suoi frutti.
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Michael_Pemulis
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6:47 PM
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Wednesday, December 20, 2006
Dio ti benedica, Mr. Hopman!
Davis Cup, Fed Cup e Hopman Cup: le tre dimensioni della competizione internazionale a squadre nell’arena dei professionisti. Come sottotitolo non è male. Un po’ enfatico per la Hopman Cup, di sicuro, ma in casa Pemulis si è optato per non sminuire una spettacolare competizione a squadre al rango di un torneo-esibizione. Mr. Hopman, da qualche recesso del cielo, potrebbe non gradire la deminutio di fatto apportata al torneo dedicato alla sua memoria. A Pemulis piace pensare che in Paradiso si giochi a tennis, che Mr. Hopman – coadiuvato dal fedele Lew Hoad – sia il coach dei Residenti e che l’australiano vinca tutto anche lì. Talvolta potrebbe lanciare un occhiata anche sulla terra dei peccatori, per vedere come procedono le cose a Perth, per esempio, dove ci si appresta a celebrare la XIX edizione della Hopman Cup, quella ha restituito dignità al doppio misto. Chissà se Mr. Hopman, da lassù, come vede il suo nome associato al marchio Hyundai (lo sponsor ufficiale), ma forse è meglio troncare sul nascere questa pietosa divagazione tanto cara a Naomi Klein e curarsi della competizione ai blocchi di partenza. Otto squadre (in rappresentanza di otto Paesi) in gara per il diamante da 18 carati, suddivise in due gironi da 4: Russia, USA, Australia e Germania nel Gruppo A; Spagna, Rep. Ceca, Croazia e India nel Gruppo B. L’inizio è fissato il 30 dicembre, alle ore 11 del mattino (orario di Perth), con la prima sessione che vede opposte la Russia (team formato da Nadia Petrova e da Dima Tursunov) e l’Australia (team formato da Alicia Molik e da Mark Philippoussis). A dirigere i lavori l’autorevole boss Paul McNamee. Per la prima volta sarà impiegato l’Occhio di Falco anche nell’impianto del Burswood Dome.. Ricordiamo che nelle ultime 4 edizioni il team USA ha trionfato ben tre volte. In questa occasione gli Stati Uniti schierano un team inedito, composto da Ashley Harkleroad e Mardy Fish. Il team russo è favorito sulla carta, ma sarà interessante vedere all’opera la delegazione della famiglia Ancic (la giovane Sania fa’ coppia con Super Mario) e, soprattutto il team Tomas Berdych e Lucie Safarova, che forma una coppia anche nella vita sentimentale. Da segnalare il rientro di Kiwi Kiefer (in coppia con Martina Muller) dopo oltre sei mesi di stop.
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Michael_Pemulis
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Friday, December 15, 2006
Progetto Davenport: primo capitolo di una nuova avventura.
E’ ufficiale. La tennista californiana in un’intervista al Los Angeles Times ha dichiarato di essere in dolce attesa: il primo figlio della coppia Lindsay Davenport – Jon Leach nascerà il prossimo maggio. A 30 anni, con un presente tennistico funestato da malanni fisici e insidiato dalla concorrenza spietata di un numero sempre più elevato di bellicose teen-ager, la gravidanza rappresenta lo “scivolo” più nobile di una carriera gloriosa. Gloriosa, certo. Perchè nel tennis moderno è realmente difficile mantenersi ai vertici per un decennio. E la Davenport, pur non avendo un fisico da maratoneta, è riuscita nell’impresa: n.1 nell'ottobre del 1998; n.1 nel gennaio 2006. Pertanto, da oggi si cambia: dal servizio slice e dal diritto definitivo e dal cronico mal di schiena, si passa alle nausee, agli esami di routine, all’ecografia morfologica. Dopo la Capriati e la Pierce, e con le Williams a meno di mezzo servizio, il tennis femminile a stelle e strisce perde un’altra top player, senza l’ombra di un ricambio generazionale. Ma non è questa la sede più adatta per approfondire la crisi del movimento americano. E’ solo il momento di augurare a Lindsay che i prossimi mesi siano fonte di scoperte e di gioia continua.
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Michael_Pemulis
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4:24 PM
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Friday, November 24, 2006
La presunta scomparsa di Jelena Dokic.
Avete presente la storia del rapimento della giovane moglie del miliardario Lebowski – con tanto di riscatto da pagare – nel film capolavoro dei fratelli Coen? Chi non ha visto il film, farebbe bene a procurarsi il dvd di “The Big Lebowski” (Il Grande Lebowski), una trama che attinge a piene mani alle intricate storie noir del geniale Raymond Chandler (Il Grande Sonno). Vi aiuterà molto a comprendere ogni sviluppo della vicenda del presunto rapimento subito da Jelena Dokic, (quasi ex) tennista serba, con passaporto australiano, residente a Monte Carlo e, stando alle parole dell’impetuoso papà Damir Dokic, scomparsa a Zagabria. Sembra quasi un intrigo internazionale.
Ma veniamo ai fatti salienti di una vicenda che rasenta il grottesco.
La semifinalista a Wimbledon nel 2000 e quartidifinalista al French Open 2002 è da diversi mesi che prova a rientrare nel circuito WTA, dopo una sosta ai box di oltre due anni, “imposta” da problemi fisici e personali. Il comeback di Jelena è ben diverso dall’happy end che ha caratterizzato il ritorno di Martina Hingis; nel caso della serba è stato un susseguirsi di batoste che l’hanno costretta nel livido purgatorio dei tornei ITF da 10 mila dollari. E' proprio nel 10 mila dollari di Ismaning, in Germania, che Jelena Dokic gioca il suo torneo piu’ recente, ottenendo il miglior risultato stagionale, una semifinale persa 7-6 al terzo dalla nostra Astrid Besser. Siamo nella settimana che va dal 6 al 12 novembre. Dopo il torneo di Ismaning la Dokic parte per Zagabria, per un breve soggiorno in apparenza giustificato da incontri con gli sponsor. Passano circa 8 giorni e, lunedì 20 novembre, Niki Pilic (ve lo ricordate?), boss dell’Accademia di Monaco di Baviera, presso la quale la Dokic si allena da circa due mesi, informa la stampa e l’opinione pubblica del fatto che Jelena ha abbandonato l’Accademia senza informarlo. O meglio: la serba, attesa nell’aeroporto di Monaco domenica 19 novembre, non si è presentata, senza fornire comunicazione alcuna, né a Pilic, né ad altri familiari. E’ già Niki Pilic, lascia trapelare che dietro la mancata presentazione della Dokic può esserci lo zampino dei fratelli Bikic, Borna e Tino Bikic, rispettivamente ex coach ed (ex?) fidanzato dell’atleta serba. I Bikic bros - da quel poco che si sa sul loro conto - non sembrano essere due perfetti gentiluomini; essi ricordano molto i personaggi di contorno dei romanzi di Raymond Chandler.
E veniamo all’ultimo capitolo della vicenda: giovedi 22 novembre Papà Damir annuncia la scomparsa della figlia, accusando di sequestro a scopo di estorsione i fratelli Bikic. La scomparsa è confermata da Martin Ruftner, capo allenatore presso l’Accademia di Pilic, che non sente la giocatrice da sabato 18 novembre.
Da fonti non ufficiali si apprende che Jelena avrebbe rilasciato –non si capisce bene quando ma nelle ultime 24 ore – un intervista al quotidiano sportivo serbo “Sportski Zurnal”, nella quale avrebbe dichiarato il suo amore per Tino Bikic, l’intenzione di far rientro nell’Accademia di Pilic nei prossimi tre giorni, e avrebbe rassicurato tutti sulla sue condizioni: è a Zagabria, sta bene, e Papà Damir non ha più alcun peso nelle sue decisioni personali e professionali. Come dire: sono venuta a stare un po’ a Zagabria, proprio per non essere reperibile. Ripetiamo: si tratta di voci non confermate. In “casa Pemulis” siamo tutti in attesa di notizie ufficiali. E ci chiediamo se un giorno si potrà tornare della “povera” Jelena per il tennis giocato.
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Michael_Pemulis
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5:24 PM
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Wednesday, November 15, 2006
Lo humour di Maria.
Maria Sharapova, archiviata quella che in termini di risultati è la sua migliore stagione in carriera, e’ ufficialmente in vacanza su un’isola deserta. Lo apprendiamo dal suo sito, che riceve decine di migliaia di hits giornalieri; un sito tutto sommato ben fatto e curato dalla IMG, che nasce con l’idea di presentare Maria sotto una luce nuova. Il ritratto che emerge dal sito ufficiale non è quello della solita lottatrice indomita, algida e scontrosa, concentrata solo sul match, con in testa un solo obiettivo che è quello di annientare le avversarie. Maria si presenta come una ragazza semplice, a tratti banale, che ha avuto la fortuna/opportunita’ di realizzare i suoi sogni, una teenager che adora la famiglia, coltiva amicizie (rigorosamente fuori dal circuito), ascolta musica pop (adora Nelly Furtado e Justin Timberlake) e non esita a mostrare l’ironia tipica degli anglosassoni. A proposito di humour, Pemulis vi riporta una freddura di Maria, che lo lasciato letteralmente esterrefatto. In realta’ si tratta di una contro-battuta (leggi:risposta) ad una spiritosaggine di Michael Joyce, suo sparring partner recentemente elevato a rango di coach.
Mike sostiene che “le ragazze sono come i treni della metropolitana, cioè vanno e vengono ogni cinque minuti” e Maria prontamente replica (con un vincente?): “i ragazzi sono come i posti macchina all’interno di un parcheggio (n.d.r.: preso d’assalto dalle auto): o sono occupati oppure sono handicappati”. Ogni riferimento alla realta’ e’ puramente casuale? Ragazzi, questa e’ Maria. Prendere o lasciare. Pem la prende, con tutto il suo corollario di freddure glaciali. E voi?
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Michael_Pemulis
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Terza di Copertina.
In questo reportage, che è un viaggio picaresco nel nordamerica, intorno al "vuoto" dello showbiz, l'autore alterna con grande potenza espressiva cronache sportive esilaranti, pagine di letteratura minimalista, storie surreali, incubi metropolitani abitati da personaggi dai nomi improbabili e aneddoti irresistibili; e lo fa utilizzando una vasta gamma di registri, che vanno dal comico al noir. Ne risulta un inno sghembo al tennis e alla vita in generale, che fa' di Ricaldi, la "next big thing" del panorama letterario mediterraneo.