Vittoria in tre set per Federico Luzzi contro il croato Karanusic, avversario da battere se si ha l’obiettivo di rientrare al piu’ presto tra i primi 100. Il prossimo avversario dell’aretino, nei Quarti del ricco (125 mila dollari) Challenger di Dnepropetrovsk (Ucraina), sarà Guillermo Canas, la cui partecipazione a questo torneo suona un po' strana. Non trovate? Passi pure e se e’ stato corteggiato da qualcuno in Ucraina, ma se è stato Willy a chiedere la wild cald...non so’ lo vedo come un gesto paragonabile a quello del fratello maggiore che divora la fetta di torta che spetterebbe al fratello minore.
Thursday, November 15, 2007
Luzzi avanza a Dnepropetrovsk. Nei quarti trova...Canas?!
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Michael_Pemulis
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Thursday, February 15, 2007
Geometria, Power, Angoli e Internazionali di Bergamo.
La settimana che precede San Valentino il Trofeo Baci & Abbracci ci sta tutto. Scherzi a parte, dopo la cancellazione dello storico Torneo ATP di Palermo, il Challenger di Bergamo è diventato il secondo torneo italiano per montepremi in palio. Un Torneo ben organizzato, caratterizzato dalla varietà dei temi d’intrattenimento extra-sportivo e dalla leggerezza con cui essi vengono affrontati. Molto simile ad una kermesse americana, con animatori da villaggio che improvvisano gag tra un match e l’altro, con le hit musicali del momento pompate a tutto volume al cambio di campo (“Nuvole e Lenzuola” dei Negramaro è la più gettonata, con le cheerleader che eseguono le coreografie sul campo di gioco), con Maurizio Zamboni – uno dei postini di Maria De Filippi in “C’è posta per te” – nel ruolo di “Senior Speaker”, la voce ufficiale del Torneo, con gli studenti delle scolaresche invitati ad alzare lo sguardo verso il nostro meraviglioso sport. E all’interno di questa cornice c’è il Tennis giocato, con un parterre di protagonisti tanto eterogeneo quanto interessante. Qualcuno si è lamentato per le defezioni dell’ultim’ora di Bracciali (dolore alla spalla) e Seppi (influenza), ma a noi il tabellone è piaciuto molto, un sapiente mix tra veterani e giovani emergenti. I riflettori sono puntati sul grande vecchio Fabrice Santoro, giocatore assolutamente ininquadrabile secondo i canoni del tennis moderno, e su Simone Bolelli, giovane speranza dello “spaghetti Tennis”. L’hype della settimana è il giovanissimo lettone, Ernests Gulbis, gioiellino della scuderia di Nikki Pilic dotato di un potente servizio e di un chirurgico rovescio. In casa Pemulis la preferenza è caduta sul serbo Viktor Troicki, in compagnia del quale abbiamo deciso di seguire il torneo.
Viktor Troicki da Belgrado è l’esempio contemporaneo dell’ormai classico stile di gioco dell’attaccante da fondo campo: è veloce e destrorso e ha il rovescio a due mani, un servizio abbastanza goffo nella meccanica del gesto ma buono abbastanza per preparare l’attacco da fondo campo, e uno strabiliante gioco di gambe che gli permette di arrivare bene con i piedi sulla palla, di caricare il peso e di entrare sulla palla in anticipo, con il massimo dell’equilibrio, colpendola mentre sale. La prima di servizio di Troicki viaggia ad una velocità media di 190 km/h e la sua seconda è sui 165 km/h, ma ha un bel giro e rimbalza abbastanza alta e a uscire sul rovescio dell’avversario. Il movimento è particolare, con lancio di palla basso e schema motorio non troppo ampio, la velocità della palla sembra quasi interamente determinata dal braccio. I colpi a rimbalzo non sono particolrmente gradevoli sul piano estetico. Di decorativo c’è veramente poco: anche il palmo della mano si sinistra che si apre mentre Viktor colpisce la palla di dritto ha più che altro a che vedere con la meccanica del colpo, serve a bloccare la spanciata del bacino e permette di colpire con il massimo equilibrio. Il palmo aperto nel diritto è la cifra espressiva di molti professionisti al giorno d’oggi. Il rovescio è fluido e piatto – senza spin – ed è il colpo più efficace della gamma del serbo, forse perché giocato in una condizione di massimo equilibrio, con un finale che disegna angoli acuti ed ottusi con estrema facilità. Il tallone d’Achille é il diritto lungolinea, nel senso che Viktor non lo gioca praticamente mai e, nella ragnatela di colpi e sottostrategie che caratterizza il tennis professionistico, questo fatto determina un oggettivo vantaggio per l’avversario. Abbiamo avuto modo di assitere più volte alle sessioni di allenamento di Viktor Troicki. E’ un giocatore che, in piena corsa, riesce a indirizzare la palla con una precisione chirurgica a 22 metri di distanza. Riesce a far questo il più delle volte, anche quando è attaccato da uno che tira delle autentiche tranvate come Simone Bolelli. Ed è solo il n. 206 al mondo (n.179 alla fine del Torneo), uno a cui tocca giocare le qualificazioni nei Tornei ATP. L’aspetto più divertente di Troicki è il suo temperamento. Privo della flemma e dall’aria quasi annoiata di molti dei professionisti, Viktor è uno che si scalda facilmente - abbastanza incline allo sbotto parossistico e alle opinioni esplicite in campo - e non lesina occhiatacce crudeli ai giudici di linea. Tuttavia, nonostante i suoi limiti caratteriali e qualche ingenuità nella tattica, il Drugo Viktor arresta la sua corsa soltanto nella semifinale, persa di misura contro un non irresistibile Bolelli, dopo aver concesso le briciole a giocatori di categoria come Haase, Haehnel e Burgsmuller.
Quanto al Bolelli visto a Bergamo, il bolognese conferma la sua potenza di fuoco nei colpi a rimbalzo; se ha tempo sufficiente per preparare il colpo, il suo diritto è letale. Deve migliorare nel gioco di gambe – corre e cammina sui talloni –, e sul piano tattico: non si capisce come mai non segua a rete una prima scagliata ad oltre 200 km/h. Il servizio è ben collaudato, ma la risposta non è all’altezza del servizio. Mi spiego: da Agassi in poi, il power-baseliner V.I.P. è riconoscibile dall’avere nella risposta la parte più ispirata del suo gioco. E’ la risposta a fare la differenza. Una risposta anticipata e profonda, giocata da una posizione non troppo distante dalla linea di fondo, quasi ad aggredire la palla. Basta guardare i Top 10 o i Top 20: a parte qualche rara eccezione, hanno tutti una risposta straordinaria. Una buona risposta richiede un riflesso e una destrezza fuori dal comune, ma soprattutto una perfetta visione di palla, quella qualità impalbabile che consente al giocatore di stimare con un un colpo d’occhio velocità, angolo, rotazione e punto d’impatto sul campo di una palla tirata da oltre 20 metri a 200 km/h. Un anziano signore bergamasco – a proposito: la gente orobica è fantastica, cultura sportiva sopra la media - ci racconta di aver assistito al training di Simone e ci parla del classico esercizio che consiste nel dover colpire due palle lanciate contemporaneamente prima che superino la linea di fondo, un drill mirato a migliorare la velocità degli spostamenti. La sensazione è che l’emiliano ce la stia mettendo tutta per elevare il suo livello di gioco. Vedremo.
La televisione tende a livellare tutti, ma a Bergamo abbiamo visto da vicino le giocate strabilianti di Fabrice Santoro, uno che – al diciannovesimo anno da professionista, con 58 tornei dello Slam giocati, 4 titoli e oltre 400 match ATP vinti, best ranking di n.17 al mondo raggiunto nel 2001 dopo le Semi a Montreal, Davis Cup e Australian Open di doppio in bacheca – ha ancora voglia di cimentarsi in un Torneo Challenger, per recuperare qualche punto perso in occasione della più recente edizione degli Open d’Australia. Il francese è l’esempio vivente di come i tagli da sotto ed i colpi con velocità umane possano ancora funzionare nel power game a 99 ottani della nostra epoca. Visione di palla, concentrazione, grande preparazione fisica e massima imprevedibilità sono gli ingredienti della sua ricetta. Quando Santoro solleva la testa della racchetta ed effettua il movimento preparatorio per giocare il diritto slice a due mani, dalla medesima posizione potrebbe giocare: a) una smorzata; b) un lob; c) un rasoiata incrociata; d) un chop. E non crediate che sia un difensore puro. Serve bene (e soprattutto varia molto velocità e angolazioni del servizio) e ha degli ottimi colpi d’approccio e gioca delle volée a due mani tremendamente profonde ed efficaci. Prima della finale contro Bolelli, ci siamo divertiti ad esaminare i testa a testa del giocatore transalpino: vanta un record di 3-4 con Sampras, contro il quale ha vinto solo sulla terra; ha un 3-3 contro Andre Agassi (battuto a Indian Wells, Indianapolis e Amburgo), un 3-5 contro Goran Ivanisevic e un 2-2 contro Michael Chang. Se la mettiamo sul piano della resistenza alla fatica, Santoro ha vinto il match più lungo della storia del tennis: French Open, 2004, primo turno contro il connazionale Arnaud Clement (un altro straordinario maratoneta), vittoria 16 a 14 al quinto dopo 6 ore e 33 minuti di gioco. Secondo voi, questo giocatore può, con tutto il rispetto dovuto ai giovani emergenti, perdere da Bolelli o da Gulbis?
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Monday, February 05, 2007
Al via gli Internazionali di tennis di Bergamo.
Sono cominciati gli incontri del tabellone principale del Challenger di Bergamo – Trofeo Baci&Abbracci, che in due anni e’ diventato il torneo piu’ importante in Italia, dopo gli Internazionali di Roma. Dopo il forfait di Dominik Hrbaty – la cui partecipazione è stata data per certa nella conferenza stampa di presentazione del Torneo – la star della competizione sara’ “il Mago” Fabrice Santoro, n.1 del seeding. Il 34enne francese e’ alla 19esima stagione da professionista, con 58 tornei dello Slam disputati, 417 match e 4 titoli ATP vinti in singolare (Lione 1997, Marsiglia 1999, Doha 2000, Dubai 2002), il suo prize money in carriera si aggira sugli 8,5 milioni di dollari. Nel 2001 il suo best ranking (n.17 dopo le semi a Montreal) e la vittoria in Coppa Davis. Fabrice e’ anche uno strabiliante doppista, nel 2003 vinse gli Open d’Australia in coppia con Llodra. Nel 2004 ha giocato (e vinto) la partita di tennis più lunga della storia: al primo turno del French Open, il match contro il connazionale Arnaud Clement duro’ due giorni e si concluse 16 a 14 al quinto set, dopo 6 ore e 33 minuti di gioco. Oltre a Fabrice Santoro, in tabellone principale figurano ben 10 italiani: Bracciali, Seppi, Sanguinetti, Bolelli (finalista della prima edizione), Luzzi, Cipolla, Stoppini, Vico, Naso e Crugnola. I miei osservati speciali saranno: Gulbis, Troicki, Montcourt e De Bakker. Quest’ultimo -ex n.1 al mondo Under 18 e vincitore di Wimbledon Junior – accompagnato dall’ex n.4 al mondo Richard Krajicek, se la vedra’ al primo turno contro l’aretino Federico Luzzi. Mentre il giovane 18enne lettone Gulbis – gran diritto e buoni fondamentali – ha già vinto abbastanza comodamente (6-3 6-2) il primo match contro il tedesco Popp. Ricordiamo che lunedi scorso Gulbis ha raggiunto il suo best ranking (n.128) e due settimane fa ha sconfitto Bolelli 6-4 6-1 nei QF del Challenger da 100mila di Heilbronn. Nel momento in cui scrivo Montcourt e’ in campo contro il veterano danese Kenneth Carlsen. Simone Bolelli sara’ impegnato nel match serale contro il tedesco Simon Stadler (n.239 del ranking).
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Friday, December 01, 2006
Milano Challenger: nota sugli ottavi di finale
A Basiglio si completa il quadro delle “last eight”, con sei delle otto teste di serie che accedono ai quarti di finale. Lo score degli ottavi e’ tutto sommato da pronostico, se si esclude la figuraccia rimediata dalla sfortunata Karin Knapp. Partiamo proprio con l’analisi del match perso 3-6 0-6 dall’altoatesina, che e’ forse quello che fornisce le indicazioni piu’ interessanti della giornata: mai vista Karin giocare cosi’ male da Pem; una Knapp fallosa, poco aggressiva e, a tratti, poco coordinata nei colpi (una mezza dozzina di dritti sono finiti nei pressi del telone), ottiene la sua unica palla break sul punteggio di 3-6 0-4 e – dal 3 pari del primo set – subisce un parziale di nove game a zero; la 23enne georgiana Margalita Chakhnashvili, “carnefice” di Karin sul tappeto dello Sporting Club, gioca una partita esemplare, spinge molto – specialmente con le accelerazioni di diritto – e muove l’avversaria di quel tanto che basta per farla arrivar male sulla palla, senza regalare nulla, e cosi’ bissando con relativa facilita’ il successo ottenuto sulla Knapp, in estate, nella finale del 50 mila dollari di Martina Franca. Chapeau alla Chakhnashvili, che pur non essendo particolarmente dotata a livello fisico, e’ potente e rapida. In questa stagione la georgiana ha giocato molto (quello di Basiglio è il suo 27esimo Torneo se consideriamo anche le qualificazioni), e con un record niente male di 43 vittorie contro 26 sconfitte, superando avversarie del calibro di Julia Schruff, Klara Zakopalova e Kirsten Flipkens.
Quanto al resto dei match, niente di particolare da segnalare, a parte un’ingenua – bravissima per metà match – Sania Ancic che, in vantaggio 7-6 2-0 sulla tedesca Barrois, perde la testa dopo una chiamata dubbia del giudice di linea sulla palla del 3 a 0, e butta via un match quasi vinto. Ma Sania ha appena 18 anni e tutto il tempo per migliorare nella gestione delle partite a livello mentale; ottima nei colpi a rimbalzo e nel servizio, se migliora nel gioco di volo e adotta qualche variazione al suo gioco di sfondamento puo’ competere da subito a livelli elevati.
Infine, una nota sulle vittorie di tre delle quattro italiane impegnate: Pem non ha assistito al derby serale vinto agevolmente dalla Garbin contro Giulia Gabba; i successi di Vinci e Camerin dicono poco, in primo luogo perché avversarie erano di livello decisamente inferiore e, soprattutto perché, per Roberta e Maria Elena, questo è un periodo in cui i pesanti carichi di lavoro nella preparazione atletica in vista della stagione 2007, possono incidere negativamente sulla brillantezza e sulla rapidità nelle partite ufficiali e giustificare qualche errore gratuito di troppo, come quelli commessi oggi allo Sporting Club.
P.S.: Pem sara’ via per il week-end, e quindi non avra’ la possibilita’ di seguire la conclusione di quello che finora è stato un bel Torneo. Qualcuno di voi ha chiesto un pronostico sulla vittoria finale, Pemulis, che di solito non ne indovina una, vi raccomanda di scommettere poco denaro sul tennis (le scommesse sportive sono bandite in casa Pem) e di metter da parte l’italico campanilismo. La bellezza del tennis è, tra le altre cose, nell’assenza di provincialismo, per cui...vinca la migliore. OK ?
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Michael_Pemulis
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Wednesday, November 29, 2006
Pensieri sconclusionati a margine del Milano Challenger.
Assistere ad un torneo internazione di tennis è un’esperienza divertente che Pem consiglia a tanti appassionati, per vari motivi: dal vivo, il gioco ed i gesti tecnici si apprezzano meglio; dal vivo, nulla – neanche il minimo dettaglio - sfugge all’occhio attento, sia con riguardo a quello che succede in campo, sia per quanto concerne i retroscena di quel microcosmo che è il mondo del circuito pro. In più, il presenziare all’evento da’ al fan la sensazione d’essere parte dello show, una sensazione molto simile a quella che si prova nella platea di uno spettacolo teatrale.
Chi è lo spettatore medio delle tappe del circuito nell’italico stivale? Pem ha assistito ad un numero di eventi tale da poterne estrapolare un campione statistico, anzi due campioni, i piccoli eventi – nel cui novero è senz’altro ascrivibile il Milano Challenger – ed i grandi eventi (le c.d. kermesse tennistiche), che attualmente coincidono l’evento tradizionalmente conosciuto sotto il nome di Internazionali di Italia. La distinzione è d’obbligo perchè, a seconda dell’evento, la tipologia di spettatore cambia radicalmente. Chi assiste al piccolo evento è in genere o un addetto ai lavori (coach, ex giocatore in odore di coaching, accompagnatore, fidanzato/a, marito/moglie) o è una persona che segue poco il tennis ma, abitando nelle vicinanze della sede dell’evento, è stato richiamato dalla forza della comunicazione pubblicitaria a livello locale. Se si assiste, invece, ad un (al) Grande Evento, capita non di rado di imbattersi in personaggi del jet-set, attori/attrici, starlette, nani e ballerine, tutta gente a caccia del paparazzo. Tutto questo per affermare che il tennis, perlomeno in Italia, in quanto sport minore è difficile che abbia una quota considerevole di appassionati non praticanti. Morale: il calcio in Italia lo seguono tutti, ma proprio tutti, persino i moribondi. Il tennis è seguito in prevalenza da un sottoinsieme di chi lo pratica o da chi lo usa per scopi extra-sportivi. Il ché, se da un lato è un dato poco confortante per la crescita e la diffusione del tennis presso la collettività, dall’altro lato presenta anche i suoi vantaggi: nel recinto di un anonimo campo indoor puoi incontrare un ex giocatrice pro e chiederle com’e’ stato affrontare Mary Joe Fernandez, Amanda Coetzer o Lindsay Davenport. Ve lo immaginate Franco Baresi a raccontare ai suoi fan gli aneddoti legati alle finali di Champions League?
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Michael_Pemulis
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Tuesday, November 28, 2006
Da Basiglio con (italico) furore!
Pem è appena tornato dall’amena Basiglio, dove ha assistito a buona parte dei match in programma nella seconda giornata del Milano Challenger. Scrivere a caldo non è per niente semplice, soprattutto se si accusa un po’ di stanchezza, al termine di una lunga giornata iniziata nel gorgo infernale della Tangenziale Ovest di Milano e non ancora conclusa.
Giornata all’insegna dell’equilibrio quella di oggi: dei 6 incontri di singolare finora portati a termine, solo uno è stato concluso dopo due soli set, quello della sfortunata Giulia Gatto Monticane, asfaltata con un doppio 6-0 6-0 dal treno Vinci. Per il resto, si è assistito a match combattuti, con entusiasmanti vittorie in rimonta, come quelle della Birnerova e di Maria Elena Camerin.
Entriamo nel dettaglio tecnico della giornata: in “casa Pemulis” piace molto Eva Birnerova, non solo perché è la figlia di Stanislav Birner, ma perché gioca un tennis pulito, dai “gesti bianchi”, con splendide accelerazioni di rovescio ed una meccanica nel servizio che è da manuale di tennis training. Oggi Eva ha avuto due tipi di difficoltà: se stessa, poiché nel primo Pem ha perso il conto degli errori non forzati della ceca; e l’avversaria, poiché Olga Govortsova non è per niente male, la bielorussa non ha una gran mano ma è molto solida ed anche piuttosto agile e veloce negli spostamenti. Ciò malgrado, la Birnerova è riuscita a controllare abbastanza agevolmente il secondo e il terzo set, giocando un tennis intelligente, privo di sbavature, con buoni schemi d’attacco e tante soluzioni vincenti, soprattutto con il rovescio. In ossequio alla statistica, Pem ricorda che, vincendo questo match, la Birnerova ha interrotto un digiuno che durava dal primo turno dello Us Open 2006 (da allora sette sconfitte consecutive per la ceca).
Gran prova di carattere della britannica Amanda Keen, che supera la croata Ivana Lisjak in set, dopo un match molto duro, in cui le due contendenti se le sono tante di santa ragione. In giocabile è la Vinci per Giulia Gatto-Monticone, a causa di un divario tecnico eccessivo che impedisce alla torinese di imporsi nello scambio. Luci ed ombre per la Gabba: la 19enne di Casale Monferrato mostra di avere una gran mano e un gioco tutto sommato adatto sul veloce, ma talvolta perde la concentrazione e rivela qualche imperfezione negli spostamenti. Una con la tecnica della Gabba non può lasciare un set alla Makarova, con tutto il rispetto per l’avversaria. Vittoria in tre set anche per Maria Elena Camerin, contro un’opponente – Tatiana Poutchek – non irresistibile: anche in questo caso si poteva chiudere in 2 set. Infine, vittoria in rimonta della Zahlavova, ai danni della francese Stephanie Foretz e sarà proprio la ceca la prossima avversaria di Roberta Vinci.
Il premio simpatia della giornata va a Karin Knapp, la più divertente tra giocatrici presenti sugli spalti, che domani sarà attesa da un match difficile contro Sandra Kloesel, che a questi livelli rappresenta uno spauracchio.
Mentre Pem completa questo scarabocchio elettronico sono ancora in corso i match tra: Garbin e Gagliardi (la veneta ha vinto il primo ed è sotto 5 a 2 nel secondo set); tra Fedossova e Laine; e tra Nagy e Matei.
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Michael_Pemulis
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Monday, November 27, 2006
Milano Challenger – Qualificazioni – Day 2

Gran performance per Giulia Gatto Monticone nella seconda giornata di qualificazioni a Basiglio. La diciannovenne torinese, tesserata presso lo storico tennis club “Le Pleiadi” di Moncalieri, supera in rimonta la bielorussa Iryna Kuryanovich con il punteggio di 5-7 6-2 6-4, n. 232 al mondo e n.5 del seeding. Le due si erano incontrate già due volte in precedenza, con il bilancio di una vittoria a testa. Giulia si giocherà le sue chance di entrare nel tabellone principale contro un’altra bielorussa, Ekaterina Dzehalevic (foto in alto), recente vincitrice del 25 mila dollari di Podolsk. Il match è sicuramente impegnativo, ma non impossibile. Vedremo quante energie avrà conservato l’atleta italiana, dopo due incontri chiusi al terzo set.
Per il resto, la “chioccia” Amanda Keen concede un solo game alla giovane lombarda Alessadra Ferrazzi. La storia della tennista inglese è curiosa e merita di essere raccontata. Amanda Keen, o forse meglio Amanda Janes (cognome da nubile), è figlia d’arte: sua madre, Christine Janes (Truman), è stata una grande campionessa negli anni sessanta, la più giovane vincitrice del French Open, a soli 18 anni. E Christine Truman è stata per la figlia una grande fonte d’ispirazione, un coach ed una sorta di banca privata che ha finanziato l’avvio di carriera di Amanda. Ma la carriera di quest’ultima non è mai decollata – mai superato il muro dei top 200 – ed i debiti sono lievitati. Al punto tale che lo scorso anno Amanda Keen aveva annunciato il suo ritiro dal tennis professionistico, causa default per debiti: la britannica aveva calcolato che un anno di circuito le costava più o meno 40 mila sterline e i costi sarebbero stati superiori se non avesse beneficiato del “free coaching” materno. Nel frattempo si era sposata e aveva iniziato a lavorare come insegnante di inglese nelle scuole dell’Essex, per avere un’entrata fissa a fine mese. La “nuova vita” non deve averla gratificata più di tanto, per cui nel 2006 ha deciso di tornare a giocare, ed eccola a Basiglio, a giocarsi oggi un posto nel tabellone principale contro l’agguerrita teen-ager russa di turno, Eugenia Grebenyuk.
Infine la giornata è contrassegnata dalle vittorie di Lyubtsova, Gojnea, Govortsova e Makarova, che si contenderanno gli ultimi due posti nel main draw in una doppia sfida (Gojnea vs Lyubtsova; Govortsova vs Makarova) dagli esiti imprevedibili.
Lunedi 27 novembre avranno luogo anche i primi match del main draw, con due italiane impegnate nel corso della giornata: la Brianti disputerà il match pomeridiano contro la sua “vecchia conoscenza” Kristina Barrois (le due si sono già affrontate 3 volte, 2-1 il bilancio a favore della tedesca, ma l’Alberta ha vinto l’ultimo match a Deauville); la Sassi giocherà il match serale contro un’altra teutonica, Tatjana Malek, che ha già sconfitto quest’anno a Galatina nell’unico precedente tra le due.
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Michael_Pemulis
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Sunday, November 26, 2006
Al via il "Milano Challenger" di Basiglio.
Siamo ai blocchi di partenza, il Tennis Internazionale è tornato a Milano, dopo un anno di pausa. Sabato 25 novembre hanno preso il via le qualificazioni del Torneo “Milano Challenger”, un torneo ITF, che avrà come proscenio i campi indoor in green set dello Sporting Club di Milano 3 – Basiglio. Sarà appunto Basiglio, la “Wisteria Lane” meneghina, a far da cornice alla competizione nella quale le atlete protagoniste si divideranno il monte premi da 50 mila dollari ed i punti WTA in palio. E’ un torneo minore – in molti chioseranno – ma è quanto di meglio possa offrire Milano agli appassionati di tennis. E per la gentile concessione, dobbiamo ringraziare in particolare il principale sponsor del Torneo, la rigenerata Banca Popolare Italiana, guidata dall’ottimo manager Divo Gronchi.
Ieri Pem ha visitato la struttura di Basiglio, compreso l’albergo ufficiale che ospita le atlete – il Residence Club Milano 3 – ed ha assistito ad alcuni dei sedici match che hanno animato la prima giornata di qualificazioni. Le quali, a questi livelli, non sono una semplice formalità ma rappresentano un vero e proprio “Torneo dentro il Torneo”, nel quale “up and comer” agguerrite cercano di farsi strada a suon di colpi per emergere nello show. I match sono interessanti, a tratti imprevedibili, il livello tecnico è abbastanza elevato. Il tabellone doveva essere impreziosito dalla presenza, con la testa di serie n.1, di Sania Ancic, la sorella minore del più famoso Mario. Ma la croata alla fine ha trovato posto nel tabellone principale, quindi la giocatrice con la classifica più alta, a contendersi uno dei quattro posti per il main draw, è la 23enne estone Margit Ruutel, n. 186 al mondo, che ieri ha superato senza problemi la tedesca Sabrina Jolk ed oggi sarà impegnata contro la russa Eugenia Grebenyuk. Nel complesso deludenti le italiane. A parte le promettenti Giulia Gatto-Monticone e Alessandra Ferrazzi, vincitrici di due derby italiani tra wild card, le altre sono tutte uscite di scena. Pem aveva risposto tante speranze in Stefania Chieppa (l’unica tra le perdenti a strappare un set all’avversaria), ma la torinese, con un gioco poco adatto al veloce, si è arresa 6-3 al terzo contro la croata Jurak. Male la Verardi: la genovese allieva di Ponzalo Vitale è stata liquidata con un perentorio 6-1 6-1 dalla solida rumena Gojnea. Per la giovanissima bergamasca Alice Moroni (che Pem segue dal 2005, quando trionfava nei Tornei Under 14), c’e’ stata l’onta del 6-0 6-0, il “double bagel”, per mano della spietata ucraina Lyubtsova. Sconfitte dignitose quelle rimediate da Silvia Disderi e Lisa Sabino: dalla biellese Pem si aspettava qualcosa in più, mentre la giovane Lisa, svizzera di nascita come la Oprandi, ha disputato un buon match contro la più esperta slovacca Kurhajcova. Una curiosità: si è rivisto il serve and volley della veterana, allampanata e lentigginosa Amanda Keen. Una rarità di questi tempi. Chi ha impressionato Pem? In positivo: la già citata Lyubtsova, la bielorussa Govortsova e la serba Danica Krstajic, tutte giovanissime peraltro. In negativo: Monica Niculescu e Verdiana Verardi.
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Michael_Pemulis
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Terza di Copertina.
In questo reportage, che è un viaggio picaresco nel nordamerica, intorno al "vuoto" dello showbiz, l'autore alterna con grande potenza espressiva cronache sportive esilaranti, pagine di letteratura minimalista, storie surreali, incubi metropolitani abitati da personaggi dai nomi improbabili e aneddoti irresistibili; e lo fa utilizzando una vasta gamma di registri, che vanno dal comico al noir. Ne risulta un inno sghembo al tennis e alla vita in generale, che fa' di Ricaldi, la "next big thing" del panorama letterario mediterraneo.