Wednesday, November 29, 2006

Pensieri sconclusionati a margine del Milano Challenger.

Assistere ad un torneo internazione di tennis è un’esperienza divertente che Pem consiglia a tanti appassionati, per vari motivi: dal vivo, il gioco ed i gesti tecnici si apprezzano meglio; dal vivo, nulla – neanche il minimo dettaglio - sfugge all’occhio attento, sia con riguardo a quello che succede in campo, sia per quanto concerne i retroscena di quel microcosmo che è il mondo del circuito pro. In più, il presenziare all’evento da’ al fan la sensazione d’essere parte dello show, una sensazione molto simile a quella che si prova nella platea di uno spettacolo teatrale.
Chi è lo spettatore medio delle tappe del circuito nell’italico stivale? Pem ha assistito ad un numero di eventi tale da poterne estrapolare un campione statistico, anzi due campioni, i piccoli eventi – nel cui novero è senz’altro ascrivibile il Milano Challenger – ed i grandi eventi (le c.d. kermesse tennistiche), che attualmente coincidono l’evento tradizionalmente conosciuto sotto il nome di Internazionali di Italia. La distinzione è d’obbligo perchè, a seconda dell’evento, la tipologia di spettatore cambia radicalmente. Chi assiste al piccolo evento è in genere o un addetto ai lavori (coach, ex giocatore in odore di coaching, accompagnatore, fidanzato/a, marito/moglie) o è una persona che segue poco il tennis ma, abitando nelle vicinanze della sede dell’evento, è stato richiamato dalla forza della comunicazione pubblicitaria a livello locale. Se si assiste, invece, ad un (al) Grande Evento, capita non di rado di imbattersi in personaggi del jet-set, attori/attrici, starlette, nani e ballerine, tutta gente a caccia del paparazzo. Tutto questo per affermare che il tennis, perlomeno in Italia, in quanto sport minore è difficile che abbia una quota considerevole di appassionati non praticanti. Morale: il calcio in Italia lo seguono tutti, ma proprio tutti, persino i moribondi. Il tennis è seguito in prevalenza da un sottoinsieme di chi lo pratica o da chi lo usa per scopi extra-sportivi. Il ché, se da un lato è un dato poco confortante per la crescita e la diffusione del tennis presso la collettività, dall’altro lato presenta anche i suoi vantaggi: nel recinto di un anonimo campo indoor puoi incontrare un ex giocatrice pro e chiederle com’e’ stato affrontare Mary Joe Fernandez, Amanda Coetzer o Lindsay Davenport. Ve lo immaginate Franco Baresi a raccontare ai suoi fan gli aneddoti legati alle finali di Champions League?

Tuesday, November 28, 2006

Da Basiglio con (italico) furore!

Pem è appena tornato dall’amena Basiglio, dove ha assistito a buona parte dei match in programma nella seconda giornata del Milano Challenger. Scrivere a caldo non è per niente semplice, soprattutto se si accusa un po’ di stanchezza, al termine di una lunga giornata iniziata nel gorgo infernale della Tangenziale Ovest di Milano e non ancora conclusa.
Giornata all’insegna dell’equilibrio quella di oggi: dei 6 incontri di singolare finora portati a termine, solo uno è stato concluso dopo due soli set, quello della sfortunata Giulia Gatto Monticane, asfaltata con un doppio 6-0 6-0 dal treno Vinci. Per il resto, si è assistito a match combattuti, con entusiasmanti vittorie in rimonta, come quelle della Birnerova e di Maria Elena Camerin.
Entriamo nel dettaglio tecnico della giornata: in “casa Pemulis” piace molto Eva Birnerova, non solo perché è la figlia di Stanislav Birner, ma perché gioca un tennis pulito, dai “gesti bianchi”, con splendide accelerazioni di rovescio ed una meccanica nel servizio che è da manuale di tennis training. Oggi Eva ha avuto due tipi di difficoltà: se stessa, poiché nel primo Pem ha perso il conto degli errori non forzati della ceca; e l’avversaria, poiché Olga Govortsova non è per niente male, la bielorussa non ha una gran mano ma è molto solida ed anche piuttosto agile e veloce negli spostamenti. Ciò malgrado, la Birnerova è riuscita a controllare abbastanza agevolmente il secondo e il terzo set, giocando un tennis intelligente, privo di sbavature, con buoni schemi d’attacco e tante soluzioni vincenti, soprattutto con il rovescio. In ossequio alla statistica, Pem ricorda che, vincendo questo match, la Birnerova ha interrotto un digiuno che durava dal primo turno dello Us Open 2006 (da allora sette sconfitte consecutive per la ceca).
Gran prova di carattere della britannica Amanda Keen, che supera la croata Ivana Lisjak in set, dopo un match molto duro, in cui le due contendenti se le sono tante di santa ragione. In giocabile è la Vinci per Giulia Gatto-Monticone, a causa di un divario tecnico eccessivo che impedisce alla torinese di imporsi nello scambio. Luci ed ombre per la Gabba: la 19enne di Casale Monferrato mostra di avere una gran mano e un gioco tutto sommato adatto sul veloce, ma talvolta perde la concentrazione e rivela qualche imperfezione negli spostamenti. Una con la tecnica della Gabba non può lasciare un set alla Makarova, con tutto il rispetto per l’avversaria. Vittoria in tre set anche per Maria Elena Camerin, contro un’opponente – Tatiana Poutchek – non irresistibile: anche in questo caso si poteva chiudere in 2 set. Infine, vittoria in rimonta della Zahlavova, ai danni della francese Stephanie Foretz e sarà proprio la ceca la prossima avversaria di Roberta Vinci.
Il premio simpatia della giornata va a Karin Knapp, la più divertente tra giocatrici presenti sugli spalti, che domani sarà attesa da un match difficile contro Sandra Kloesel, che a questi livelli rappresenta uno spauracchio.
Mentre Pem completa questo scarabocchio elettronico sono ancora in corso i match tra: Garbin e Gagliardi (la veneta ha vinto il primo ed è sotto 5 a 2 nel secondo set); tra Fedossova e Laine; e tra Nagy e Matei.

Monday, November 27, 2006

Milano Challenger – Qualificazioni – Day 2


Gran performance per Giulia Gatto Monticone nella seconda giornata di qualificazioni a Basiglio. La diciannovenne torinese, tesserata presso lo storico tennis club “Le Pleiadi” di Moncalieri, supera in rimonta la bielorussa Iryna Kuryanovich con il punteggio di 5-7 6-2 6-4, n. 232 al mondo e n.5 del seeding. Le due si erano incontrate già due volte in precedenza, con il bilancio di una vittoria a testa. Giulia si giocherà le sue chance di entrare nel tabellone principale contro un’altra bielorussa, Ekaterina Dzehalevic (foto in alto), recente vincitrice del 25 mila dollari di Podolsk. Il match è sicuramente impegnativo, ma non impossibile. Vedremo quante energie avrà conservato l’atleta italiana, dopo due incontri chiusi al terzo set.
Per il resto, la “chioccia” Amanda Keen concede un solo game alla giovane lombarda Alessadra Ferrazzi. La storia della tennista inglese è curiosa e merita di essere raccontata. Amanda Keen, o forse meglio Amanda Janes (cognome da nubile), è figlia d’arte: sua madre, Christine Janes (Truman), è stata una grande campionessa negli anni sessanta, la più giovane vincitrice del French Open, a soli 18 anni. E Christine Truman è stata per la figlia una grande fonte d’ispirazione, un coach ed una sorta di banca privata che ha finanziato l’avvio di carriera di Amanda. Ma la carriera di quest’ultima non è mai decollata – mai superato il muro dei top 200 – ed i debiti sono lievitati. Al punto tale che lo scorso anno Amanda Keen aveva annunciato il suo ritiro dal tennis professionistico, causa default per debiti: la britannica aveva calcolato che un anno di circuito le costava più o meno 40 mila sterline e i costi sarebbero stati superiori se non avesse beneficiato del “free coaching” materno. Nel frattempo si era sposata e aveva iniziato a lavorare come insegnante di inglese nelle scuole dell’Essex, per avere un’entrata fissa a fine mese. La “nuova vita” non deve averla gratificata più di tanto, per cui nel 2006 ha deciso di tornare a giocare, ed eccola a Basiglio, a giocarsi oggi un posto nel tabellone principale contro l’agguerrita teen-ager russa di turno, Eugenia Grebenyuk.
Infine la giornata è contrassegnata dalle vittorie di Lyubtsova, Gojnea, Govortsova e Makarova, che si contenderanno gli ultimi due posti nel main draw in una doppia sfida (Gojnea vs Lyubtsova; Govortsova vs Makarova) dagli esiti imprevedibili.
Lunedi 27 novembre avranno luogo anche i primi match del main draw, con due italiane impegnate nel corso della giornata: la Brianti disputerà il match pomeridiano contro la sua “vecchia conoscenza” Kristina Barrois (le due si sono già affrontate 3 volte, 2-1 il bilancio a favore della tedesca, ma l’Alberta ha vinto l’ultimo match a Deauville); la Sassi giocherà il match serale contro un’altra teutonica, Tatjana Malek, che ha già sconfitto quest’anno a Galatina nell’unico precedente tra le due.

Sunday, November 26, 2006

Al via il "Milano Challenger" di Basiglio.

Siamo ai blocchi di partenza, il Tennis Internazionale è tornato a Milano, dopo un anno di pausa. Sabato 25 novembre hanno preso il via le qualificazioni del Torneo “Milano Challenger”, un torneo ITF, che avrà come proscenio i campi indoor in green set dello Sporting Club di Milano 3 – Basiglio. Sarà appunto Basiglio, la “Wisteria Lane” meneghina, a far da cornice alla competizione nella quale le atlete protagoniste si divideranno il monte premi da 50 mila dollari ed i punti WTA in palio. E’ un torneo minore – in molti chioseranno – ma è quanto di meglio possa offrire Milano agli appassionati di tennis. E per la gentile concessione, dobbiamo ringraziare in particolare il principale sponsor del Torneo, la rigenerata Banca Popolare Italiana, guidata dall’ottimo manager Divo Gronchi.
Ieri Pem ha visitato la struttura di Basiglio, compreso l’albergo ufficiale che ospita le atlete – il Residence Club Milano 3 – ed ha assistito ad alcuni dei sedici match che hanno animato la prima giornata di qualificazioni. Le quali, a questi livelli, non sono una semplice formalità ma rappresentano un vero e proprio “Torneo dentro il Torneo”, nel quale “up and comer” agguerrite cercano di farsi strada a suon di colpi per emergere nello show. I match sono interessanti, a tratti imprevedibili, il livello tecnico è abbastanza elevato. Il tabellone doveva essere impreziosito dalla presenza, con la testa di serie n.1, di Sania Ancic, la sorella minore del più famoso Mario. Ma la croata alla fine ha trovato posto nel tabellone principale, quindi la giocatrice con la classifica più alta, a contendersi uno dei quattro posti per il main draw, è la 23enne estone Margit Ruutel, n. 186 al mondo, che ieri ha superato senza problemi la tedesca Sabrina Jolk ed oggi sarà impegnata contro la russa Eugenia Grebenyuk. Nel complesso deludenti le italiane. A parte le promettenti Giulia Gatto-Monticone e Alessandra Ferrazzi, vincitrici di due derby italiani tra wild card, le altre sono tutte uscite di scena. Pem aveva risposto tante speranze in Stefania Chieppa (l’unica tra le perdenti a strappare un set all’avversaria), ma la torinese, con un gioco poco adatto al veloce, si è arresa 6-3 al terzo contro la croata Jurak. Male la Verardi: la genovese allieva di Ponzalo Vitale è stata liquidata con un perentorio 6-1 6-1 dalla solida rumena Gojnea. Per la giovanissima bergamasca Alice Moroni (che Pem segue dal 2005, quando trionfava nei Tornei Under 14), c’e’ stata l’onta del 6-0 6-0, il “double bagel”, per mano della spietata ucraina Lyubtsova. Sconfitte dignitose quelle rimediate da Silvia Disderi e Lisa Sabino: dalla biellese Pem si aspettava qualcosa in più, mentre la giovane Lisa, svizzera di nascita come la Oprandi, ha disputato un buon match contro la più esperta slovacca Kurhajcova. Una curiosità: si è rivisto il serve and volley della veterana, allampanata e lentigginosa Amanda Keen. Una rarità di questi tempi. Chi ha impressionato Pem? In positivo: la già citata Lyubtsova, la bielorussa Govortsova e la serba Danica Krstajic, tutte giovanissime peraltro. In negativo: Monica Niculescu e Verdiana Verardi.

Friday, November 24, 2006

La presunta scomparsa di Jelena Dokic.

Avete presente la storia del rapimento della giovane moglie del miliardario Lebowski – con tanto di riscatto da pagare – nel film capolavoro dei fratelli Coen? Chi non ha visto il film, farebbe bene a procurarsi il dvd di “The Big Lebowski” (Il Grande Lebowski), una trama che attinge a piene mani alle intricate storie noir del geniale Raymond Chandler (Il Grande Sonno). Vi aiuterà molto a comprendere ogni sviluppo della vicenda del presunto rapimento subito da Jelena Dokic, (quasi ex) tennista serba, con passaporto australiano, residente a Monte Carlo e, stando alle parole dell’impetuoso papà Damir Dokic, scomparsa a Zagabria. Sembra quasi un intrigo internazionale.
Ma veniamo ai fatti salienti di una vicenda che rasenta il grottesco.
La semifinalista a Wimbledon nel 2000 e quartidifinalista al French Open 2002 è da diversi mesi che prova a rientrare nel circuito WTA, dopo una sosta ai box di oltre due anni, “imposta” da problemi fisici e personali. Il comeback di Jelena è ben diverso dall’happy end che ha caratterizzato il ritorno di Martina Hingis; nel caso della serba è stato un susseguirsi di batoste che l’hanno costretta nel livido purgatorio dei tornei ITF da 10 mila dollari. E' proprio nel 10 mila dollari di Ismaning, in Germania, che Jelena Dokic gioca il suo torneo piu’ recente, ottenendo il miglior risultato stagionale, una semifinale persa 7-6 al terzo dalla nostra Astrid Besser. Siamo nella settimana che va dal 6 al 12 novembre. Dopo il torneo di Ismaning la Dokic parte per Zagabria, per un breve soggiorno in apparenza giustificato da incontri con gli sponsor. Passano circa 8 giorni e, lunedì 20 novembre, Niki Pilic (ve lo ricordate?), boss dell’Accademia di Monaco di Baviera, presso la quale la Dokic si allena da circa due mesi, informa la stampa e l’opinione pubblica del fatto che Jelena ha abbandonato l’Accademia senza informarlo. O meglio: la serba, attesa nell’aeroporto di Monaco domenica 19 novembre, non si è presentata, senza fornire comunicazione alcuna, né a Pilic, né ad altri familiari. E’ già Niki Pilic, lascia trapelare che dietro la mancata presentazione della Dokic può esserci lo zampino dei fratelli Bikic, Borna e Tino Bikic, rispettivamente ex coach ed (ex?) fidanzato dell’atleta serba. I Bikic bros - da quel poco che si sa sul loro conto - non sembrano essere due perfetti gentiluomini; essi ricordano molto i personaggi di contorno dei romanzi di Raymond Chandler.
E veniamo all’ultimo capitolo della vicenda: giovedi 22 novembre Papà Damir annuncia la scomparsa della figlia, accusando di sequestro a scopo di estorsione i fratelli Bikic. La scomparsa è confermata da Martin Ruftner, capo allenatore presso l’Accademia di Pilic, che non sente la giocatrice da sabato 18 novembre.
Da fonti non ufficiali si apprende che Jelena avrebbe rilasciato –non si capisce bene quando ma nelle ultime 24 ore – un intervista al quotidiano sportivo serbo “Sportski Zurnal”, nella quale avrebbe dichiarato il suo amore per Tino Bikic, l’intenzione di far rientro nell’Accademia di Pilic nei prossimi tre giorni, e avrebbe rassicurato tutti sulla sue condizioni: è a Zagabria, sta bene, e Papà Damir non ha più alcun peso nelle sue decisioni personali e professionali. Come dire: sono venuta a stare un po’ a Zagabria, proprio per non essere reperibile. Ripetiamo: si tratta di voci non confermate. In “casa Pemulis” siamo tutti in attesa di notizie ufficiali. E ci chiediamo se un giorno si potrà tornare della “povera” Jelena per il tennis giocato.

Lettera aperta a Nick Bollettieri, con richiesta del Miracolo.

Caro Nick,
ti scrivo questa lettera, poiché ti considero, al tempo stesso, il mio Santa Claus preferito ed un taumaturgo semi-infallibile. Non fraintendere le mie parole, è ben lungi da me la minima intenzione di mancare di rispetto. Vorrei soltanto scomodare il più grande conoscitore di tennis di tutti i tempi per quella che in molti considerano una ‘mission impossible’.
Ho sempre pensato che fosse molto difficile spiegare con pochi termini la tua attività e l’importanza del ruolo che ricopri nel sancta sanctorum del tennis mondiale. Un coach? Un advisor? Un guru? Un grande motivatore? Uno psicologo stratega? Sono tutti termini logori che dicono francamente poco. Provero’ a sbilanciarmi, non me ne vogliano i tuoi colleghi, ma credo che tu sia la quintessenza del tennis moderno, vale a dire un concentrato di: dinamismo, energia, disciplina ai limiti dello spirito di sacrificio, forza esplosiva e reattiva, comprensione del gioco e pensiero strategico, livello di fiducia, determinazione, capacità di concentrazione e di gestione delle emozioni. Tutte qualità rivelatrici di una personalita’ geniale, il cui estro è da decenni a disposizione degli atleti in cerca di affermazione.
Ebbene, dove eravamo rimasti? Stavo forse per formalizzare la mia richiesta del miracolo? Santo cielo Nick, mi scuso per aver perso il filo, forse avrai già capito che la narrazione lineare non è il mio forte: ogni mio periodo di solito richiama nuove digressioni, che a loro volta rimandano ad ulteriori divagazioni, in modo tale che non riuscirei mai a chiederti quello che ho da chiedere, se assecondassi la mia natura contorta e inconcludente. Questa volta, però, voglio sforzarmi, mi impegnerò per mostrare a quanti si degneranno di leggere questa lettera aperta, come sono agile e rapido quando faccio sul serio. Mi chiamo Michael Pemulis, dunque. Ho 36 anni e sono alto un metro e ottandue. La mia corporatura media presenta i segni di una muscolatura affievolita, tipica dell’atleta a riposo. Il mio aspetto è quello che immagino avrà Robbi Ginepri, il tennista, quando arriverà a 36 anni. Il paragone non va inteso come un elogio a me stesso. Si tratta di una mera constatazione di fatto. Sono il tipico ragazzone italiano, figlio di baby boomers della provincia lombarda, tirato su a bistecche e vitamine, zero ormoni della crescita, zero anabolizzanti. A dire il vero non me la passo male; ho un lavoro che mi fa guadagnare quanto desidero, non mi impegna piu’ di tanto e mi permette di pagare il mutuo acceso per acquistare la casa in cui vivo. Sebbene il lavoro sia indispensabile, per me la carriera non è più importante di tante altre cose, come: fotografare Milano, conversare amabilmente con persone gradevoli, scrivere questa lettera, giocare a tennis e acquistare racchette da tennis. Diosolosa quante racchette mi sono state vendute negli ultimi dieci anni: 30, 40, forse 50. Ho speso tanti di quei quattrini che per consolarmi a volte mi compiaccio al pensiero di esser diventato il target ideale della maggior parte di produttori di racchette. La cosa ha un risvolto tragicomico, ma lasciamo perdere. E torniamo sul pezzo, sulla lettera cioè, mirando all’essenzialità.
Mi manca un’ultima puntualizzazione e poi potrò, finalmente, formulare la richiesta del miracolo. Pur vivendo per il tennis, non sono e non sarò mai un facinoroso. Non ho idoli, non credo di aver mai idealizzato alcun protagonista della scena, di quello che io chiamo lo “show”. Certo, ho anch’io le mie preferenze, ma esse sono assolutamente bizzarre, poggiando su criteri poco razionali e spesso contraddittori. Un solo esempio per chiarire: mi piace Ginepri per ché lo considero un bravo ragazzo; adoro Tommaso Haas perchè lo vedo come un bad boy. E, per di più, non sono campanilista-italiota. Sarà retorico, ma in piena era della globalizzazione mi sento cittadino del mondo non mi dispero se all’italico stivale manchi un top 10 da trentanni.
E’ incredibile. Quest'ultima premessa mi ha permesso di venire al punto. Il tema è quello dei giocatori d’indiscusso talento che faticano ad emergere nel circuito, cui una gran “mano” non basta per abbattere la muraglia cinese che li separa dai campioni affermati. E passano una vita parcheggiati nel limbo degli onesti mestieranti della racchetta, una categoria che fa a pugni con il talento. E qui entrano in gioco Pemulis che chiede a te Nick qualcosa di simile ad un tocco divino: fare di Xavier Malisse, per gli amici X-Man, un Top 10. Sei saltato su’ dalla poltrona in cui siedi o sei esploso in una fragorosa risata? Se sei ancora lì, aggiungo che il mio sogno sarebbe quello di vedere X-Man al Masters di Shangai edizione 2007. Con Tommaso Haas l’impresa è quasi riuscita. Con X mi sento che puoi farcela. In giro ho sentito affermare che lo consideri uno scansafatiche con il cervello di un dodicenne, quello con la peggiore attitudine tra i tennisti in attività. Ma non ho mai voluto credere a queste voci. Ti avrà fatto incavolare di brutto piu’ di una volta, ma io credo che tu abbia stima di X. Ho definito questa missione un miracolo, poiché finora con l’ex enfant prodige di Kortrijk hanno fallito il fior fior dei coach: David Felgate, Dean Goldfine e Craig Kardon, tanto per fare qualche nome. E di recente ho letto da qualche parte che David (Felgate) e X si siano ritrovati e abbiano deciso di lavorare insieme nel 2007, anzi se non erro X è sotto la guida dell’ex coach di Henman a partire dall’ottobre scorso. Personalmente non credo nei ritorni di fiamma, ma credo nei miracoli. Quindi c’e’ spazio per il tuo intervento. Non puoi negare che la proposta non sia allettante, urge far qualcosa al più presto. Non per assecondare i miei desiderata (cosa vuoi che conti io), né per far contento X-Man (siamo sicuri che aspiri realmente ad entrare nei Top 10?), ma per render giustizia alla voce “Talento” dell’enciclopedia del tennis, un talento troppo spesso tacciato di indolenza. E anche per il bene del Tennis, perchè X-Man nelle sue giornate migliori è un grande spot del nostro sport. Hai presente quel moccioso che a 17 anni giunse a due punti dal match contro Pete S. a Philadelphia? Sono passati circa otto anni da quella partita, il moccioso è un po’ imbolsito ma la sua capacità di reazione motoria, la sua facilita’ di gioco, la sua velocità di esecuzione dei colpi non sono affatto sfiorite. Lo avrai senz’altro visto quest’estate, a Toronto, giocare un match alla pari contro “Re Leone” Federer. Non dirmi che ti sei perso quel match. Quando penso a X penso ad una tecnica sopraffina nei colpi a rimbalzo, non mi vengono in mente la birra e le sigarette. Ho rimosso persino i tempi di Saddlebrook, nel 2000 mi pare, quelli del tragico (sportivamente parlando) flirt con Jen Jen Capriati. Faccio fatica anche a ricordare episodi piu’ recenti, come l’accesso d’ira dello scorso anno a Miami. Quando vedo la clip che ha immortalato lo scatto parossistico di X che spacca la racchetta in quel modo, che sbraita e prende a calci la sedia (non potendo prendere a calci la pingue giudice di linea), penso ad una scena tratta da un film di Quentin Tarantino, ad un inserto di cinema hard-boiled nel patinato mondo del tennis. A mio avviso X-Man era e resta “oro a 24 carati”, un cavallo di razza, che recentemente ha anche tagliato la coda più sexy del circuito. E se non sbaglio il tuo mestiere è quello di fare di un “genio ribelle” un campione. Perciò, fai la cosa giusta, ti imploro, metti da parte l’orgoglio e solleva la cornetta del tuo telefono. Se non vuoi chiamare direttamente X, puoi chiamare suo fratello Olivier, un ragazzo con la testa sulle spalle, che inizialmente potra’ fare da interfaccia tra di voi. Come recita lo spot dell’Adidas, “Impossible is nothing”, nemmeno trainare un bus con la schiena. Figurati quando si tratta di render giustizia al talento.

Tuesday, November 21, 2006

WTA: I video della stagione 2006 (parte seconda)

I Tennis-maniaci solitamente mostrano un appetito pantagruelico, che Pem provera’ a saziare con la seconda ondata di Video relativi al circuito professionistico femmnile, quella che va da Wimbledon a Flushing Meadows 2006. Il menu della casa prevede le seguenti pietanze: Us Open 2006 – Finale di Doppio Misto Martina Navratilova / Bob Bryan vs Kveta Peschke / Martin Damm; Finale di Singolare Justine Henin vs Maria Sharapova;QF Elena Dementieva vs Jelena Jankovic; R4: Aravane Rezai vs Elena Dementieva; R4 Svetlana Kuznetsova vs Jelena Jankovic; R4 Amelie Mauresmo vs Serena Williams; R3 Amelie Mauresmo vs Mara Santangelo; R3 Jelena Jankovic vs Nicole Vaidisova; R3 Serena Williams vs Ana Ivanovic; R3 Aravane Rezai vs Maria Kirilenko. Montreal 2006 – QF Martina Hingis vs Svetlana Kuznetsova; R3 Martina Hingis vs Daniela Hantuchova. Los Angeles 2006 – Finale Elena Dementieva vs Jelena Jankovic; SF Elena Dementieva vs Maria Sharapova. San Diego 2006 – Finale : Kim Clijsters vs Maria Sharapova; Fedcup 2006 SF: Spain/Italy: Flavia Pennetta vs Lourdes Dominguez-Lino; Franscesca Shiavone vs Anabel Medina-Garrigues; Franscesca Shiavone vs Lourdes Dominguez-Lino. Wimbledon 2006 Finale Amelie Mauresmo vs Justine Henin SF Amelie Mauresmo vs Maria Sharapova; R4 Maria Sharapova vs Flavia Pennetta.

Monday, November 20, 2006

ATP Masters Cup, 2006: Federer contro Federer

I numeri di Federer nella stagione 2006 li conoscono un po’ tutti gli appassionati: 12 titoli, oltre 8 milioni di dollari accumulati in soli montepremi, un bilancio di 92 vittorie e 5 sconfitte (di cui 4 per mano di Rafael Nadal). Una “messe” impressionante, che induce a paragoni con i piu’ grandi della storia, leggi i vari Sampras, Lendl, Borg, Mac, Becker e via dicendo.
La finale della Masters Cup di Shangai puo’ esser tranquillamente definita un assolo di colui che, a detta di molti, è il piu’ grande tennista di tutti i tempi. Un assolo nel corso del quale lo svizzero ha concesso sette game in tre set all’avversario, chiudendo la partita in poco piu’ di 90 minuti, giocando il piu’ bel tennis dell’anno. Un assolo iniziato con un ace e concluso con un servizio vincente. Lo score di 41 vincenti “rollati” dal numero uno al mondo è soltanto un’arida espressione numerica della bellezza di alcuni gesti tecnici ad elevato tasso di difficolta’, per non dire umanamente semi-impossibili: rasoiate in accelerazione giocate in corsa, risposte vincenti di rovescio anomalo (inside-out), ace in serie, il tutto realizzato a velocita’ supersonica ma con il solito aplomb, senza scomporsi piu’ di tanto.
Durante la cerimonia di premiazione, il Presidente dell’Atp, il sudafricano Etienne De Villiers, ex top manager Disney, paragona Roger al protagonista di uno dei classici del cinema di animazione prodotto dalla...Disney per l’appunto. De Villiers equipara lo svizzero al “Re Leone”, e, indirettamente, il circuito pro agli animali della foresta di cui Roger sarebbe sovrano indiscusso. A parte i riflessi drammatici del paragone (Re Leone è qualcosa in piu’ di uno scontato cartone e contiene riferimenti alla morte e all’esperienza della morte) sui quali si opta di sorvolare, qui in “casa Pemulis” ci siamo posti una domanda, forse stupida, che sta diventando un vero e proprio tormentone: “Il Federer visto di recente si diverte a giocare in questo modo, contro questi avversari?”. Al banale quesito risponde lo stesso Federer, che afferma:”Credo di non poter giocare meglio di come ho giocato contro Blake, a volte mi veniva da sorridere per come stessi giocando...ho sorpreso perfino me stesso”. Preso atto di questa risposta, proviamo a ridefinire la questione: “La superiorità schiacciante diverte chi è superiore?”. Posta in questi termini, la domanda è forse meno insulsa e, in un certo senso, allude e richiama l’essenza del tennis. Chi è il vero avversario da superare? Se stessi o l’atleta che è dall’altra parte della rete? In casa Pem siamo sempre piu’ convinti che il vero avversario del giocatore è il giocatore stesso. Nel caso specifico, Federer contro Federer; l’avversario di turno, per dirla alla David Foster Wallace, non è altro che “il partner nella danza, il pretesto o l’occasione per incontrare l’IO”. La natura del tennis è autocompetitiva, a tutti i livelli, da Federer agli N.C. Si combatte con i propri limiti tecnici, fisici e mentali per migliorarsi, e si migliora trascendendo i suddetti confini. L’avversario e’ la scintilla che mette in atto l’autocompetizione: a volte puo’ evidenziare, altre volte puo’ mascherare le lacune personali. Ma non si scappa: nel tennis, come nella quasi totalita’ degli sport individuali, l’avversario, il nemico se vogliamo, è l’IO, la solita “bestiaccia nera” con cui fare i conti in ogni contesto competitivo. Per questi motivi Roger Federer può esser divertito e sbalordito da sè stesso all’opera per superare sè stesso, anche quando - sul 6-0 6-3 5-2 - va a servire per il match nella finale del Masters di Shangai. In questo caso Federer ha sbaragliato Federer, dando connotati nuovi alla Perfezione, e tracciando una linea di confine siderale con cui fare i conti nel futuro.

Friday, November 17, 2006

WTA: I video della stagione 2006 (parte prima)

Eccoci al “banchetto” di fine stagione, è l’ora della grande abbuffata, ci si sazia a dovere, ma non s’ingrassa di un etto. La ricetta? Pem vi presenta il meglio del meglio dei match disputati nel circuito professionistico WTA. Per comodita’ ha suddiviso la stagione in quattro parti: la prima parte va dall’avvio fino al Torneo di Miami; la seconda parte muove da Amelia Island fino a Eastbourne; la terza parte parte prosegue da Wimbledon a Flushing Meadows; l’ultima parte scivola da Pechino al Masters di Madrid. Gli Highlights dei match degni di essere riguardati sono numerosi, i criteri adottati per la selezione sono piu’ d’uno: la maggior parte dei titoli e’ costituita da partite altamente spettacolari e giocate punto a punto; in alcuni casi si e’ cercato di isolare la miglior prestazione della stagione per un’atleta (ad es. la Hantuchova che liquida con un 6-4 6-2 Svetlana Kuznetsova a Zurigo o la Jankovic che spazza via la Dementieva nei QF dello US Open; la stessa Dementieva che da’ una lezione di tennis a Maria sul cemento di Los Angeles; e così via); in altri casi, infine, si e’ voluto dare spazio – prescindendo dalla spettacolarita’ della gara - a giocatrici giovani e interessanti come Aravane Rezai o Aga Radwanska. Pem non avrebbe mai proposto il video contenente i drammatici momenti del grave infortunio subito da Mary Pierce a Linz, ma gli e’ stato richiesto ed ha deciso di metterlo a disposizione, per le persone piu’ temprate alle forti emozioni. Bando agli sproloqui, eccovi la lista dei titoli (titoli, come titoli di un film) relativi alla quarta sezione della stagione:
WTA Masters 2006, Madrid Finale di Doppio - Lisa Raymond/Samantha Stosur vs Cara Black/Rennae Stubbs: le fasi finali del match; gli highlights. SF Amélie Mauresmo vs Kim Clijsters: highlights; avvio del terzo set. RR1 Martina Hingis vs Justine Henin: la parte finale del secondo set (i piu’ bei punti in assoluto del Masters di Madrid); il passaggio a vuoto Henin nel secondo set. Hingis in conferenza stampa che parla dell’importanza della presenza di Radek a Madrid. Hasselt 2006 QF Aravane Rezai vs Vera Zvonareva: parte del primo set; highlights Linz 2006 QF Jelena Jankovic vs Nicole Vaidisova: highlights; allungo di Jelena alla fine del primo set; R2 Mary Pierce vs Vera Zvonareva: i momenti drammatici di Mary Zurigo 2006 SF Svetlana Kuznetsova vs Daniela Hantuchova: highlights; il matchpoint Mosca 2006 Finale: Nadia Petrova vs Anna Chakvetadze: Anna serve per il match; highlights. SF - Nadia Petrova vs Nicole Vaidisova: highlights Stoccarda 2006: SF Tatiana Golovin vs Patty Schnyder: highlights; Tatiana showcase nel primo set Lussemburgo 2006 SF- Francesca Schiavone vs Agnieszka Radwanska: highlights; Pechino 2006 SF - Amelie Mauresmo vs Jelena Jankovic: highlights; un paio di game del secondo set.

Thursday, November 16, 2006

ATP Masters Cup, 2006: lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde.

Il Gruppo Rosso, detto anche “Gruppo della Morte”, emette il suo verdetto: Federer e Nalbandian in semifinale, Roddick e Ljubicic a casa. Sara’ pertanto il pingue argentino a sfidare James Blake per un posto nella finale di Shangai. Sembrava spacciato il sudamericano, eppure batte nettamente Andy Roddick in due set. O meglio: vince nettamente contro il lontano parente del “fighter” che 48 ore prima si era procurato 3 match point contro Roger Federer. Un Andy Roddick a due facce, involontario protagonista del remake tennistico dello “strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde”. Tanto solido, reattivo, sostanzialmente ingiocabile sul proprio servizio il Roddick visto contro lo svizzero superstar; quanto scialbo, inconcludente, arrendevole il giocatore visto in campo oggi. Assistendo al match si avverte la sensazione netta che l’americano, quando non “rolla” un ace (18 e’ lo score di oggi), non sappia cosa fare e non esca “vivo” dallo scambio. Una sorta di alter ego di Ivo Karlovic. In effetti, se scorporiamo gli ace dai punti ricavati con il proprio servizio e analizziamo solo gli scambi, il quadro che emerge e’ impietoso: 18 punti su 34 con la prima e 5 punti su 17 con la seconda. Grazie a Dio che lo yankie mette in campo il 75% di prime, evitando cosi’ il salasso. La sconfitta subita ha anche l’aggravante: nel secondo set Nalbandian concede all’americano una chance di rientrare in partita, subendo il break quando va a servire per il match. Ma Roddick getta alle ortiche la grossa opportunita’, perdendo l’ennesimo tiebreak (A-Rod ha perso 10 degli ultimi t.b. giocati) ed uscendo definitivamente di scena dal Masters di Shangai. Quanto all’argentino, con oltre 30 vincenti ha surclassato l’avversario negli scambi, “mitragliandolo” di passanti tutte le volte che ha provato a prender la rete.
Nel secondo match di singolare in programma, Federer ha confermato di essere un gran professionista, serio, per niente calcolatore, corretto ai limiti dell’autolesionismo: se avesse perso da Ljubo, infatti, avrebbe in un sol colpo eliminato dal Torneo la sua “bestia nera” Nalbandian ed evitato un’eventuale semifinale contro Nadal.
Ma i colpi di scena non finiscono qui, perche’ nel doppio i fratelli Brian si fanno “uccellare” dal caldissimo duo Hanley/Ullyett, sinora imbattuto dopo 3 match giocati, subendo l’onta dell’eliminazione nel round-robin del Gruppo Rosso. Una previsione tutto sommato plausibile: A-Rod & “The Brians” domani potrebbero viaggiare sullo stesso aereo. Gran brutta storia per il tennis americano, da poco orfano di Andre Agassi. E meno male che c’e’ Blake a tener vive le speranze!

Wednesday, November 15, 2006

Lo humour di Maria.

Maria Sharapova, archiviata quella che in termini di risultati è la sua migliore stagione in carriera, e’ ufficialmente in vacanza su un’isola deserta. Lo apprendiamo dal suo sito, che riceve decine di migliaia di hits giornalieri; un sito tutto sommato ben fatto e curato dalla IMG, che nasce con l’idea di presentare Maria sotto una luce nuova. Il ritratto che emerge dal sito ufficiale non è quello della solita lottatrice indomita, algida e scontrosa, concentrata solo sul match, con in testa un solo obiettivo che è quello di annientare le avversarie. Maria si presenta come una ragazza semplice, a tratti banale, che ha avuto la fortuna/opportunita’ di realizzare i suoi sogni, una teenager che adora la famiglia, coltiva amicizie (rigorosamente fuori dal circuito), ascolta musica pop (adora Nelly Furtado e Justin Timberlake) e non esita a mostrare l’ironia tipica degli anglosassoni. A proposito di humour, Pemulis vi riporta una freddura di Maria, che lo lasciato letteralmente esterrefatto. In realta’ si tratta di una contro-battuta (leggi:risposta) ad una spiritosaggine di Michael Joyce, suo sparring partner recentemente elevato a rango di coach.
Mike sostiene che “le ragazze sono come i treni della metropolitana, cioè vanno e vengono ogni cinque minuti” e Maria prontamente replica (con un vincente?): “i ragazzi sono come i posti macchina all’interno di un parcheggio (n.d.r.: preso d’assalto dalle auto): o sono occupati oppure sono handicappati”. Ogni riferimento alla realta’ e’ puramente casuale? Ragazzi, questa e’ Maria. Prendere o lasciare. Pem la prende, con tutto il suo corollario di freddure glaciali. E voi?

Roger Federer vs Andy Roddick Shanghai 2006: a proposito di spettacolo...

Vi rircordate il post in cui Pem ha disquisito sullo spettacolo e sulla possibilita’ che vi sia spettacolo senza equilibrio? Ebbene, il match tra Federer ed A-Rod nel RR della Master Cup di Shangai mette d’accordo tutti sotto ogni punto di vista: punti da antologia, una vera e propria danza sul campo, ma anche tanta potenza e tanta energia, un tie-break da infarto, 3 match point sperperati dall’americano, il numero al mondo che vince facendo tre punti in piu dell’avversario, 109 contro 106. Il tutto in 2 ore e mezzo di spettacolo. Il suono “il flebile, triste suono tipo tappo-di-champagne-stappato di tante palle colpite a decine” si tramuta presto nelle frequenze emesse da uno stradivari...e’ la puntuale riconferma dell’assioma secondo cui il tennis è show per definizione, puo’ essere noioso certo, ma per demeriti degli interpreti, il gioco in se’ è un tuttuno con lo spettacolo. Una nota finale sull’equilibrio, sulle forze contrapposte che si annullano: 16 turni di servizio a testa, 1 break per parte, quattro palle break concesse dallo svizzero, contro le sette concesse dall’americano. 7 meno 4 fa 3, quei benedetti (o maledetti, a seconda del punto di vista) tre punti a far la differenza.
Un link che vale tanto oro quanti sono i kilobyte di dowload: Roger Federer vs Andy Roddick Shanghai 2006

SEC, Madrid 2006: pillole di statistica.

Le statistiche nel Tennis non sempre forniscono messaggi interessanti. Spesso sono ridondanti, quando non sono fuorvianti. Nel caso del Master di Madrid, Pem ha provato ad analizzare le statistiche del Torneo, con focus su 4 delle 8 protagoniste. La piu' deludente: Elena Dementieva. La rivelazione: Martina Hingis. La favorita sulla carta (che nello sport in genere non vince mai): Maria Sharapova. La vincitrice: Justine Henin.
Sulla Dementieva si rischia di esser ripetitivi: il problema non e’ tanto nei 31 doppi falli in 27 turni di servizio (dato complessivo), ma quanto nei punti giocati, la sua esangue rimessa in gioco concede troppi vantaggi alle avversarie, e per fortuna che – da combattente qual e’ – la russa riesce ad annullare 25 palle break su un totale di 40 p.b. concesse (ne concede mediamente 1,5 per ogni game di servizio). Gioca bene sulla seconda delle avversarie, ma non basta.
Martina Hingis nel complesso ha servito decentemente (tenendo conto anche che nel RR ha affrontato le future finaliste del torneo), ricavando piu’ del 50% dei punti disponibili sul proprio servizio (considerando sia la prima sia la seconda palla), mettendo a segno 8 ace in 3 match, che sembrano una miseria ma la Sharapova, non una qualsiasi, ne ha totalizzati 11 giocando in pratica lo stesso numero di game. Apprezzabile la performance dell’elvetica nei turni di risposta: ha percentuali non troppo distanti da quelle della Henin, ed e’ stata molto efficace nei punti importanti, trasformando ben 15 delle 29 palle break (il 52%) che ha avuto a disposizione nel torneo.
Dai numeri di Maria Sharapova si evince che il rendimento della sua seconda di servizio e’ stato abbastanza modesto: con la seconda ha incamerato solo il 46% dei punti giocati. Maria, nel complesso, ha servito al di sotto del suo standard, e questo spiega le 25 palle break concesse in 36 turni di servizio.
Veniamo alle statistiche della vincitrice dei Championships: qualche doppio fallo di troppo (29 su 58 turni di servizio disputati), conseguenza del fatto che Justine tira sia la prima sia la seconda; ottimo e’, infatti, il rendimento della sua seconda di servizio (57% dei punti, una percentuale alla Roger Federer), una seconda lavorata spesso servita al corpo dell’avversaria. Ma il fattore chiave del successo di Justine è tutto racchiuso nella sua mirabolante risposta alla seconda delle sue opponenti, grazie alla quale totalizza il 57% dei punti disponibili e che le permette di ottenere ben 61 palle break nei 58 turni di risposta giocati.

Tuesday, November 14, 2006

ATP Masters Cup, Round-Robin: Shangai Surprise?

Chi ricorda la pellicola intitolata “Shangai Surprise”? Si, avete capito bene, Pem allude al film del 1986, un flop pazzesco, interpretato dagli allora coniugi Madonna Ciccone e Sean Penn, un lungometraggio nel quale, dopo una prima parte che è eufemistico definire barbosa, tutti fanno la guerra a tutti nel tentativo di metter le mani su un carico d’oppio trafugato. Pem ricorda nitidamente che il suo stato d’animo alla fine del film era tra l’incredulo e il sentirsi vittima di un subdolo raggiro. E continuava a rimuginare tra se’: ma dov’e’ “la sorpresa” in un film a dir poco stitico di autentici colpi di scena?
20 anni dopo, l’ambientazione e’ la medesima (Shangai nel frattempo e’ diventata la trasposizione tridimensionale dei progetti piu’ bizzarri degli architetti piu’ blasonati), lo spettacolo e’ di tipo sportivo, l’evento e’ di natura tennistica, la sfida e’ quella tra Nadal e Blake, l’epilogo e’ una netta affermazione dell’americano (piu’ evidente di quanto non dica lo score finale, che e’ comunque un 6-4 7-6), e Pem torna a porsi la stessa domanda di un tempo: dov’e’ la sorpresa in questo match? Braccio di ferro “Nadalito” che perde sul veloce? L’invitto eroe dei campi color terracotta che viene beffato da James Blake? La giovane icona sportiva del mondo ispanico che gioca l’intero match ben tre metri oltre la linea di fondocampo, nel tentativo di rimandare indietro tutto quello che e’ possibile rimandare? Niente di nuovo sul fronte, meglio: sulla trincea del majorchino. Anzi, forse qualcosa di nuovo c’e’ stavolta: Rafa si mangia un vantaggio di 4 a 0 nel secondo set e chiude a zero lo score del tiebreak conclusivo. Il track record dello sconfitto sembrerebbe confermare che trattasi di novita’ assoluta. Il fatto e’ di per se’ allarmante? Pem e’ di parere negativo, ritenendo che a volte gli Dei del Tennis sanno essere inesorabilmente beffardi e crudeli. Anche con i campioni.

Monday, November 13, 2006

SEC Madrid, 2006: Il Masters di doppio, questo illustre misconosciuto.

Sempre piu’ negletto, poco apprezzato, sottovalutato e sminuito, il doppio sopravvive in una sorta di coma mediatico. E’ un gran peccato per la disciplina che, ad ogni livello, diverte molto con i suoi punti veloci, la sua intrinseca predisposizione al tocco raffinato e alle giocate spettacolari. La “non notizia” e’ che a Madrid si e’ disputato anche il Masters di doppio, “l’anti-notizia” è che anche quest’anno, come un anno fa’ a nella citta’ degli angeli, hanno vinto Sam (Stosur) & Lisa (Raymond), in rimonta, beffando le stesse avversarie di 12 mesi fa’, Cara (Black) e Rennae (Stubbs). Forse l’unica vera notizia, per noi italiani, e’ stata la qualificazione e la partecipazione - come debuttante ai Championships - di Francesca Schiavone, in coppia con Kveta Peschke. Il duo italo-ceco nelle semi-finali ha offerto una debole resistenza al team-rullo-compressore che avrebbe poi vinto il titolo. Ma l’importante era esserci, grazie ad una qualificazione ottenuta nell’ultima fase della stagione, con le semi a Flushing Meadows e la vittoria nei tornei di Lussemburgo e Mosca. Francesca ha ancora tanto da dare in singolare, ma in prospettiva il doppio potrebbe rappresentare la corsia preferenziale verso la fine di una gloriosa carriera per la milanese.
Cari tennis maniaci, “doppio è bello”, e se avete qualche dubbio date un’occhiata agli highlights della finale vinta, come detto, dalle granitiche Sam & Lisa.
SEC 2006, Madrid: finale di doppio tra Raymond/Stosur vs. Black/Stubbs (Highlights).

SEC Madrid, 2006: i video della finale.

Cari amici, grazie al prezioso contributo di un ragazzo francese maledettamente appassionato del nostro sport, ho la possibilita’ di fornirvi i link che puntano ai video del match tra Justin Henin e Amelie Mauresmo.
7 video + gli Highlights del match + le interviste alle due protagoniste. Non male come ammazza caff’, visto che sono da poco passate le due del pomeriggio del lunedì. Buona visione pomeridiana.
Henin vs Mauresmo (1);
Henin vs Mauresmo (2);
Henin vs Mauresmo (3);
Henin vs Mauresmo (4);
Henin vs Mauresmo (5);
Henin vs Mauresmo (6);
Henin vs Mauresmo (7);
Henin vs Mauresmo (Highlights);
Intevista ad Amelie;
Intevista a Justine.

SEC Madrid, 2006: Allez Justine

Una Justine Henin a tratti ingiocabile celebra il suo ritorno ai vertici del Ranking vincendo la finale del Masters di Madrid. Probabilmente Pem esagera, ma la Henin di ieri avrebbe battuto anche qualche maschietto tra i primi ducecento delle classifiche ATP. Il diritto in top della belga, pesante come un macigno e profondo come una ferita procurata da una spada da samurai, è ingestibile anche per un artista dei recuperi come la Mauresmo. Per non parlare della risposta di Justine: vero e’ che la sua avversaria non serve alla grande, soprattutto varia poco nelle angolazioni (leggi: serve sempre allo stesso punto), ma Pem sfida chiunque a procurarsi 16 palle break in 10 turni di risposta al servizio di Amelie. Ed e’ proprio nei turni di risposta che si decide il match: 6 break della Henin, contro 3 break della Mauresmo.
Se proprio vogliamo trovare una sbavatura nella performance della vincitrice del Torneo, c’e’ da dire che sulla seconda di servizio fa molta fatica a imporre il suo ritmo. E a ritmi bassi e’ piu’ facile che il punto la faccia la Mauresmo. Conseguenza: sei punti su 19 con la seconda e una sola palla break annullata su quattro concesse.
Vincendo questa partita, la Henin riporta in parita’ il saldo del testa a testa contro la rivale francese: siamo sul 6 pari. La prima volte le due si sono affrontate nel lontano 1999 e la netta sensazione e’ che nel 2007 le vedremo di nuovo incrociare le racchette.
Allez, Justine ed abbi cura delle tue ginocchia. Ci vediamo per il test di Sidney, preparatorio e propedeutico all’Aussie Open.

Sunday, November 12, 2006

SEC Madrid, 2006: Henin vs. Mauresmo, atto quinto (nella stagione),

Semifinali del Masters di Madrid, siamo quasi all’epilogo, e la favorita (a giudizio di chi?) del Torneo sbatte contro il muro di cemento edificato dalla piccola, gracile ma talentuosa Justine Henin. Maria poco solida, lenta negli spostamenti e sottotono al servizio, viene punita dalla belga, che si vendica della finale persa a New York e dopo tre anni chiude la stagione al primo posto nel ranking. Il primo set è un assolo dello scricciolo di Liegi, con la russa che sbaglia tanto nei colpi d’avvio dello scambio e non riesce a imporre il suo ritmo. In alcuni scambi Maria sembra essere addirittura lontana dalla palla, perdendo letteralmente il controllo dei colpi. Justine di suo ha quel diritto in top giocato dal basso, lavorato il giusto e talmente profondo da mandare in crisi la figlia di Yuri. Un solo dettaglio: nel primo set Maria commette 4 doppi falli e ottiene un solo punto su undici dalla seconda di servizio. Lo score non puo’ che essere un 6-2 al passivo.
Nel secondo set Justine si “intesisce” e gioca piu’ rigida, soprattutto nei turni di risposta. Il ché permette alla sua avversaria di restare aggrappata al servizio, annullando 4 palle break su 5 concesse in totale e sfruttando quell’unica opportunita’ che le permette di agguantare il tie-break. Ma, a differenza di quanto accaduto il giorno prima nel match Amelie vs Mauresmo, il tiebreak non fa girare il match ma lo chiude. La Henin e’ numero 1 al mondo, Maria fa’ le valigie e parte per una meritata vacanza. Certo che il destino e’ puntuale come al solito: chi vince lo Us Open, raramente riesce a fare il bis nel Masters. Se volete divertirvi provate a vedere quante volte cio’ si e’ verificato.
La seconda semifinale e’, a parer di molti, il piu’ bel match del torneo. Un match entusiasmante, con scambi da cineteca e giocato sul filo dell’equilibrio tra la folla madrilena in delirio. Risultato: vince Amelie in 3 set (la francese ha sempre vinto in 3 set in questo Torneo). Buona la prova della Clijsters che mostra di essere tornata su ottimi livelli dopo l’infortunio al polso e di essere pronta a disputare alla grande, quella che potrebbe essere la sua ultima stagione nel circuito. Quanto al match, il momentum cambia direzione tra il primo e il secondo set: nella prima partita Amelie prevale senza fatica, ma soprattutto si ha la sensazione che Kim sia ancora con la testa e con le gambe negli spogliatoi; nel secondo set Amelie commette l’errore di far entrare in palla l’avversaria e Kim gioca forse il piu’ bel set della stagione, esprimendo il suo tennis fatto di accelerazioni e di contrattacchi che spesso si trasformano in vere e proprie rasoiate. Nel terzo e decisivo set Kim parte bene ma subisce subito il controbreak dell’avversaria e si procede in perfetto equilibri fino all’ottavo gioco, nel quale la belga è tradita dal servizio e da un paio di errori semi-gratuiti. Amelie compie il break decisivo e va servire per il match, mostrando nervi saldi e una gran voglia di difendere il titolo conquistato lo scorso anno a Los Angeles.
Un pronostico di Pem per la finale? Si dice in giro che Justine sia la favorita grazie a una sorta di legge di compensazione che mal si addice al tennis. Il fatto che nel 2006 la belga abbia perso due finali in Tornei dello Slam dall’odierna avversaria, non puo’ pesare ai fini del pronostico. Una curiosità a livello statistico: gli ultimi due match disputati dalle due – finale di Wimby e RR in questo Masters - sono in controtendenza, non perche’ li ha vinti Amelie, ma perche’ chi ha vinto il primo set ha poi perduto il match. Finora la vittoria in rimonta di e’ verificata solo 3 volte su undici scontri diretti, e in rimonta ha sempre vinto la francese. Dato interessante, no?

Saturday, November 11, 2006

SEC Madrid, 2006: al via le semifinali.

L’ultima giornata del round-robin definisce il quadro delle semifinaliste: saranno Amelie Mauresmo, Justine Henin-Hardenne, Maria Sharapova e Kim Clijsters – le vincitrici delle ultime 5 edizioni dei Tornei del Grande Slam (o se si vuole di 6 delle ultime 7 edizioni) – a darsi battaglia per la conquista della “corona” di Regina dello Show.
Le note piu’ positive della quarta giornata sono quelle provenienti dalla racchetta / strumento musicale di Amelie, che vince in rimonta contro la Henin dopo oltre due ore di danza sul Green Set di Madrid, negando – tra l’altro – a Martina Hingis il passaporto per le semifinali. In un match dall’andamento simile alla piu’ recente finale di Wimbledon, la francese dimostra di aver ritrovato la forma, i colpi e la capacita’ di stare mentalmente nel match. Va detto che un’Amelie al 90% della condizione è la più completa delle quattro “soliste” ancora in gara: si muove bene, si difende egregiamente, è in grado di contrattaccare con forti accelerazioni di rovescio, e’ efficace nel gioco di volo, ha solo bisogno di un servizio dignitoso per esser l’avversario da battere in questo torneo. Volendo ridimensionare la portata dell’impresa odierna della parigina, si puo’ dire che la sua avversaria il terzo set non lo ha praticamente e volutamente giocato e che nel primo set la Mauresmo ha sperperato malamente il break di vantaggio iniziale. Vedremo contro Kim Clijsters.
Nel Gruppo Rosso le cose vanno come da copione, con Maria che quest’anno non fa sconti a nessuno e la figlia di Lei che passeggia in un match quasi da allenamento. Maria non lesina le energie per sgretolare in fretta una spenta Kuznetsova, il suo serbatoio e’ pieno di gas e la semifinale di oggi ci dira’ se il carburante è sufficiente per domare la Henin. Quanto alla Cljisters, il cammino della belga e’ in un certo senso simile a quello di Amelie, sua prossima avversaria nelle semi: dopo un brutto match d’esordio, si riscatta con due prove convincenti e mostra di aver ritrovato il rovescio e la rapidita’ negli spostamenti.
Infine un cenno su un tema tattico che potrebbe essere comune alle due semifinali in programma: sia Mauresmo sia Henin se non vogliono subire il gioco dell’avversaria devono venire avanti il piu’ possibile o chiamare a rete le rispettive avversarie con approcci corti in back. Maria e Kim, dall’altra parte, avranno tutto l’interesse a tenere alto il ritmo, con palle veloci e il piu’ possibile profonde.
Buon tennis a tutti. Pem.

Friday, November 10, 2006

Il blog nel blog: Rennae Stubbs da Madrid.

Forse pochi di voi passano il loro tempo a leggere blog dei giocatori sui siti ufficiali ATP e WTA. Pem che e’ la quintessenza della curiosita’ indugia spesso in questo passatempo. E questa settimana si è imbattuto nel blog di una veterana del circuito, l’australiana Rennae Stubbs, classe 1971 (= Generation X), che ci ha svelato (pochi) retroscena del Masters di Madrid e si e’ fatta conoscere meglio (?) dalla massa di appassionati.
Rennae è una deliziosa (quasi) signora 35enne, con all’attivo 55 titoli vinti in doppio. Definirla una doppista è riduttivo, Stubbsy è una delle regine di questa disciplina, ha giocato e vinto contro le piu’ grandi di almeno tre generazioni. In coppia con Lisa Raymond ha vinto 4 titoli dello Slam, nonche’ l’edizione 2001 del Masters. A partire dal 2005 ha sciolto il sodalizio con l’americana (perche’?), scegliendo come partner la grandissima Cara Black. E proprio con quest’ultima si e’ guadagnata il diritto a disputare il Master di Madrid. E nella capitale spagnola la “chioccia” del circuito ha assunto il doppio ruolo di giocatrice e cronista del patinato mondo dello show.
Vediamo in sintesi cosa ci ha raccontato Rennae:
1) Maria Sharapova fa colazione con uova (strapazzate) e prosciutto + frutta fresca;
2) Si concede una sessione di massaggi quasi tutte le sere, perche’ il fisico è quello che è, l’eta' avanza, etc.;
3) A Madrid si mangia e si beve, e si tiratardi. Se poi la tua guida turistica è Conchita Martinez (grande amica di Stubbsy, nonche' pugnace storica rivale in doppio), il divertimento ed i piaceri culinari (e non solo) sono assicurati.
4) Quando non è in Australia risiede a Tampa (Florida), circa 40 miglia a nord di Bradenton, quartier generale di Nick, noche’ officina-tempio del tennis mondiale;
5) ha sciorinato esempi di slang australiano, tratteggiando gli ‘aussie’ come strana gente, un po’ bizzarra.
Non complesso Stubbsy non e’ spiaciuta a Pem, che ha colto solo due lacune nel suo blog:
a) l’analisi dei match giocati è spesso volutamente superficiale, si vede lontano un miglio che “la blogger” di turno ha tanto da dire ma preferisce glissare o essere diplomatica, senza esporsi piu’ di tanto (si tratta pur sempre di colleghe, no?);
b) lo stile è gradevole ma forse un po’ troppo patinato. Pem preferisce l’esistenzialismo di Marat Safin, che sul sito dell’ATP è stato semplicemente grandissimo nel mettere a nudo i tratti della sua personalita’ che lo rendono paragonabile ad un personaggio di Dostoevskij. Eh gia’, a Fedor piacerebbe molto “la testa” di Marat.

Terza di Copertina.

"Cementi di Gloria" è l'opera prima di Paolo Ricaldi, aka Mr. Pemulis, che nell'estate 2007 ha girato in lungo e largo i tornei di preparazione agli Us Open - il c.d. minicircuito chiamato Us Open Series - è tornato sano e salvo, anche se un po' intossicato di Tennis, e ci ha raccontato quanto visto, sentito e percepito nel Nuovo Mondo.
In questo reportage, che è un viaggio picaresco nel nordamerica, intorno al "vuoto" dello showbiz, l'autore alterna con grande potenza espressiva cronache sportive esilaranti, pagine di letteratura minimalista, storie surreali, incubi metropolitani abitati da personaggi dai nomi improbabili e aneddoti irresistibili; e lo fa utilizzando una vasta gamma di registri, che vanno dal comico al noir. Ne risulta un inno sghembo al tennis e alla vita in generale, che fa' di Ricaldi, la "next big thing" del panorama letterario mediterraneo.