Thursday, January 25, 2007

Buoni & Cattivi

Dalla e-mail dell’ufficio relazioni esterne del Sistema GLOBAL VIEW, all’interno del quale Pemulis si è ritagliato tre metri quadri di presidio per assistere agli Open d’Australia 2007, in compagnia di 3 statistici neozelandesi, una danzatrice russa e un coach in missione segreta travestito da supporter di Tommy Haas.

Il giorno 25 Gennaio dell’anno Carnival, dal cuore del Continente Kia.

Da: pemulis@globalview.com
A: miked@reboundace.au mca@decoturf.com flop@federtennis.it missliberty@glamour.com nocoaching@nbta.com kernel@tennismagazine.com puleggia@carriola.it

25 gennaio 2007, ore 9:33 PM.

Egregi Signori, a pochi minuti dalla conclusione della prima semifinale maschile dell’Open d’Australia, la presente fa seguito alla Vostra richiesta di una pagella buoni vs cattivi del Torneo. Nella Vostra esortazione scrivete che dovrei essere piu’ immediato e meno incline alle divagazioni, piu’ orientato all’estetica del tennis – testuali parole – e meno propenso all’analisi prolissa. Spero che i seguenti dettagli saranno sufficienti a soddisfare i Vostri desiderata.
Pertanto, procedo partendo da tutto ciò che non mi è piaciuto, a seguire le cose che ho maggiormente apprezzato.
Boccerei l’afa (ineluttabile) e le misure anti-afa (da riscrivere) che per poco non costano l’eliminazione al primo turno di Maria Sharapova. Da dimenticare la performance degli italiani – fatte salve le eccezioni che menzionero’ in seguito - in tabellone principale e di quelli impegnati nelle Quali; tra infortuni, postumi di infortuni, preparazione cosi’ cosi’, le Nostre armi sono scariche o, quando va bene, i Nostri proiettili sono a salve. Inguardabile il Cameo di Xavier Malisse, in versione abulico turista nel paradiso dei surfer. Stappalacrime il sofferente Ivan Ljubicic che si arrende a Mardy Fish nella gara d’esordio. Prevedibile ma non per questo meno spiacevole, la crisi di Marcos Baghdatis, già finalista della passata edizione. Poco piacevole perchè spietato, il sorteggio che ha incluso nella Brigata Federer (il manipolo di malcapitati che figuravano nella porzione di tabellone dello svizzero) giocatori talentuosi e piacevoli da vedere come Youzhny e Djokovic. Deludente, incolore e piu’ leggera dell’aria la controfigura di Amelie Mauresmo, che depone le armi al quarto turno. Immaturo e a tratti inquietante l’atteggiamento in campo di Andy Murray, sul quale ci siamo più volte soffermati nel corso delle nostre telecronache. Poco convincente Richard Gasquet, troppo talentuoso per vivere da onesto top 30, troppo incostante e fragile nel fisico per arrivare fino in fondo in uno Slam. Scoppiata da 14 match disputati in meno tre settimane, e incapace di reggere la pressione gravante su di sé, Jelena Jankovic esce prematuramente di scena in un Torneo, in cui il sorteggio le regala un’autostrada per la finale. Imbarazzante il rovescio – ma in generale un po’ tutti i colpi – di Kim Cljisters nel quinto e sesto atto della sua ultima campagna d’Australia. Tra le cose orribili va annoverato anche il rovescio affossato da Davydenko in occasione del match point giocato sulla seconda di servizio di Haas.
Se sopra abbiamo riportato il flop tricolore a livello generale, abbiamo l’obbligo di segnalare due eccezioni: onore all’impegno e alla caparbieta’ di Tax Garbin e di Maria Elena Camerin, che in un contesto di bioniche virago, riescono a portarsi a casa una rispettabilissima pagnotta; giusto riconoscimento per le qualità dei Nostri ragazzi junior, in particolare per Thomas Fabbiano che trova la meritata consacrazione in uno Slam. Tra le cose piu’ divertenti, ergo piacevoli, la leadership spetta a pieno titolo al warning a Maria Sharapova per coaching: nel settimo game del secondo set del match contro la Chackvetadze, il giudice di sedia Maria Alvarez ha avuto l’ardire di sanzionare il coaching – che ricordiamo, nel tennis non è consentito nel corso della gara - di uno spiritato Yuri Sharapov che con strani segnali esortava la figlia ad attaccare l’avversaria di turno. Non può non avere piena cittadinanza tra l’estetica del tennis, l’eleganza e la facilita’ del gioco composto quanto esplosivo dell’uomo più coordinato di tutti i tempi, al secolo Roger Federer, che approda in finale senza perdere un set. L’avventura più bella e più interessante dal punto di vista giornalistico e’ il comeback della Pantera Serena Williams, il cui percorso nel Torneo la dice lunga sul livello delle Top Player nel circuito femminile. E’ come se una grande scultura figurativa, diciamo la statua della libertà, fosse emersa tra le sabbbie mobili, mostrando prima la torcia alzata verso il cielo, poi il diadema a spunzoni e, infine, la tunica color verde rame. E la torcia di Serena, quando non è sottoterra, punta decisamente alla volta del cielo, senza mezze misure. Come non menzionare le straordinarie avventure di Fena Gonzalez e Tommy Haas: il cileno con il nuovo coach Larry Stefanki sta giocando il miglior tennis della sua carriera; Tommaso ha trovato il giusto mix di ragionevolezza e – perche no – buona sorte per poter ottenere risultati che rispecchiano il suo talento. Tra le storie a lieto fine, figura anche la favola bella di Shahar Peer, orgoglio d’Israele in campo sportivo, il più bel gioco difensivo del circuito. Da non sottovalutare il la prestazione e le qualita’ di Nicole Vaidisova che, sfruttando un tabellone tutto sommato abbordabile, a 17 anni agguanta la sua seconda semifinale in uno Slam. Infine gloria al risorto (?) tennis americano e tanto di cappello a Andy Roddick, nonostante il fragore dello schianto (il tredicesimo in carriera) contro la corazzata Federer, che lo fagocita fino a farlo sparire dal campo. Tommy Robredo merita non solo un cenno ma anche un premio speciale, per aver strappato il maggior numero di game (14) all’invincibile armata Federer. Pensate che in tanti – anche tra gli appassionati – quando vedono che c’e’ Robredo in campo, in TV cambiano canale. L’oscar del miglior punto del Torneo va ad uno scambio vinto da Martina Hingis contro Kim Cljisters, nel secondo game del terzo set, quando Martina, dopo aver resistito ad una miriade di pallate dell’avversaria, compie un mezzo miracolo con un pallonetto difensivo che le permette di capovolgere lo scambio e di chiuderlo con un vincente di rara bellezza. Dulcis in fundo, Maria Sharapova, il volto mediatico del Tennis femminile, si impone sul campo, vincendo senza giocare al meglio, usando le armi della determinazione e della forza interiore per venire a capo delle situazioni piu’ difficili, come quella dell’infuocato (letteralmente) esordio nel Torneo.

2 comments:

Anonymous said...

Secondo me ti sei scordato, tra i buoni, della Na Li, e dei doppi femminili di Cina e Taipei che tra un po' saranno gli assoluti padroni della categoria, visto che Raymond, Stosur, Huber e Black sono sul viale del tramonto.

Michael_Pemulis said...

Sul doppio femminile sono pienamente d'accordo, su Lì Na ti dico la mia: straordinaria colpitrice con il vizio dell'harakiri. Non puo' spingere al massimo su tutte le palle, deve trovare soluzioni alternative, altrimenti non puo' fare quel salto di qualita' che le compete.

Terza di Copertina.

"Cementi di Gloria" è l'opera prima di Paolo Ricaldi, aka Mr. Pemulis, che nell'estate 2007 ha girato in lungo e largo i tornei di preparazione agli Us Open - il c.d. minicircuito chiamato Us Open Series - è tornato sano e salvo, anche se un po' intossicato di Tennis, e ci ha raccontato quanto visto, sentito e percepito nel Nuovo Mondo.
In questo reportage, che è un viaggio picaresco nel nordamerica, intorno al "vuoto" dello showbiz, l'autore alterna con grande potenza espressiva cronache sportive esilaranti, pagine di letteratura minimalista, storie surreali, incubi metropolitani abitati da personaggi dai nomi improbabili e aneddoti irresistibili; e lo fa utilizzando una vasta gamma di registri, che vanno dal comico al noir. Ne risulta un inno sghembo al tennis e alla vita in generale, che fa' di Ricaldi, la "next big thing" del panorama letterario mediterraneo.